domenica 22 marzo 2015

COLLEZIONISMO: 'This Time Around' Promo Mixes USA (1995)


Esistono delle rare copie del singolo THIS TIME AROUND uscite solo negli Stati Uniti che sono davvero ricercatissimi dai collezionisti per il loro contenuto. Questi sono due singoli 12" un doppio 12" e un cd.



Furono preparati per uno spettacolo speciale di Michael Jackson creato dalla rete televisiva americana HBO previsto per dicembre 1995. (Infatti, gli stiker sulle copertine citano l'imminente spettacolo insieme ai titoli delle canzoni).
Non si è avuta più la possibilità di realizzare l'evento che sfumò per "improvvisi problemi di salute" di Michael pochi giorni prima.
Lo spettacolo sarebbe stato una buona occasione di vedere all' opera di nuovo dal vivo Michael e per la HBO di trasmettere
un evento di portata mondiale a milioni di telespettatori.

La mancata pubblicazione del singolo (dovuta anche ad uno scarso supporto al lancio del singolo da parte della casa discografica),
lasciò quindi passare un periodo di tempo molto lungo tra il singolo "You Are Not Alone" e "They Don't Care About Us" lasciando il mercato discografico natalizio del 1995 privo di un disco singolo tratto dall'album pubblicato in giugno e a cui erano seguiti singoli di buon successo.
Si dice che ci furono anche alcuni problemi legali dovuti al campionamento della musica lirica contenuta nella canzone, e in particolare i 'sample' contenuto nella versione "Instrumental" e in "UBQ's Opera Vibe Dub" :
inoltre, non tutti sanno che le parole di quelle liriche sono in ITALIANO !
Le parole dei testi dei remix furono modificate in modo molto "fantasioso" e il testo comunque molto "esplicito" non sarebbe arrivato inosservato dalla censura...
C'è anche da dire che per la versione su singolo pare ci furono delle "discussioni" con i legali del Rapper Americano "Notorius B.I.G." in quanto lo stesso rapper aveva acconsentito ad usare la propria voce solo alla creazione della versione album.
NON esistono riedizioni video o performance di questa canzone né singoli ufficialmente pubblicati sul mercato. Restano solo questi promo su citati.
Molti parlano di questi dischi per i motivi citati prima ma non hanno mai ascoltato una riproduzione degli stessi. Vi posso garantire che ci siamo persi un occasione di ascoltare remix eccellenti, di cui però la gente non ha saputo mai l'esistenza.
In particolare la versione Instrumental è davvero ricca di messaggi subliminali.... da brivido.
Ma tutti i remix (o quasi ) mostrano un aspetto della musica di Michael Jackson che pochi conoscono.
Un capolavoro che poche centinaia di persone al mondo possono gustarsi data la scarsa tiratura di remix in circolazione.
Assolutamente dei dischi da collezione sia per la rarità che per il contenuto.


Marcel Marceu racconta l'incontro con Michael Jackson

Dalla rivista “History” n°4 1996, intervista a Marcel Marceau, che racconta come nacque la collaborazione tra lui e Michael per lo show che si doveva svolgere a New York (dicembre 1995), che poi non si concretizzò per il noto malore accusato da Michael.

History Magazine: Ci può raccontare la prima volta che ha incontrato Michael Jackson?
Marcel Marceau: ho appreso che Michael Jackson era un mio fan quando arrivò in Francia nel 1988 durante il Bad tour. Aveva detto che voleva incontrare due persone, mentre era qui: Marlene Dietrich e Marcel Marceau.
Qualcuno gli chiese "Ma perché Marcel Marceau? Non parla nemmeno (La domanda è stata probabilmente posta da qualche giornalista dilettante che in realtà non l'ha associata). Michael Jackson rispose che ogni volta che io andavo a esibirmi negli Stati Uniti, veniva ai miei spettacoli, e che era sconcertato da una domanda così assurda. Il giornalista non sapeva cosa dire dopo …

Michael Jackson venne poi a vedermi esibire a Londra, mentre ero lì in tour. E' stato allora che ho avuto modo di incontrarlo per la prima volta. Eravamo sul palco insieme a teatro, mentre stavo recitando una chiacchierata. Mi disse, in particolare, che era colpito dalla mia camminata contro la mimica del vento.Più tardi, usò questo effetto nel suo "moonwalk". Il nostro primo incontro insieme è stato meraviglioso. Mi ha detto: "Marcel, la tua arte è fantastica".

Lui apprezza molto la poesia al rallentatore del mimo, il suo lento movimento mimico, il silenzio ... ho scoperto che era venuto a vedere la maggior parte degli spettacoli che ho fatto negli Stati Uniti quando era piccolo.
Veniva a vedermi esibire in segreto, non avevo idea che fosse tra il pubblico. Lui conosce il mio lavoro fin dall'inizio della mia carriera, e mi pone tra coloro che lo hanno ispirato di più, come Fred Astaire e altri. Ma è, comunque, una persona molto particolare, non è un imitatore. Credo che sappia scegliere tra l'artista migliore, qualunque sia il loro campo.

HM: quale immagine aveva in realtà di Michael Jackson prima di incontrarlo?
MM: Lo collegavo con il canto e con lo scrivere le canzoni, il ritmo della musica, la parte pop. Avevo notato che era un ballerino incredibilmente dotato di agilità straordinaria dal modo in cui si muove.

HM: quando lo ha visto successivamente, dopo questo primo incontro?
MM: Michael Jackson mi ha invitato a casa sua nel 1992, mentre stavo facendo un tour attraverso gli Stati Uniti. Abbiamo parlato a lungo insieme. Mi ha detto di quanto era stato impressionato dalle mie esibizioni, dalla maschera bianca che indosso, dalla mimica che faccio. Allo stesso modo che è un grande ammiratore di Chaplin, adora l'arte della mimica.
La prima cosa che mi ha chiesto quando l'ho visto era se avevo del mio materiale registrato in video. "Naturalmente", ho risposto. "Oh splendido", ha detto. Mi ha detto che era una cosa importante da fare "per la storia"

HM: Quali sono state le circostanze in cui Michael Jackson le ha offerto di partecipare al suo concerto per il canale americano HBO?
MM: Ero in tour in Argentina nel 1994, quando ho ricevuto una telefonata da Michael Jackson. Mi ha detto che aveva scritto una canzone dal titolo "Childhood". Ha iniziato a cantarmela per telefono. "Mi piacerebbe molto se si potesse mettere in scena questa canzone su uno palco", mi ha detto, "e mi piacerebbe anche recitarla insieme a te. Quel personaggio al rallentatore dei tuoi ... sarebbe meraviglioso!".
Mi sono detto che quello era solo un suo modo per parlare, che nulla era davvero definito. Quando stai chiacchierando al telefono, un accordo verbale è ben lungi dall'essere un contratto, dopo tutto. Così gli ho detto: "Michael, ho intenzione di darti il mio numero di Parigi. Chiamami se ti fa piacere, e se lo facciamo insieme, lo faremo come da manuale".
Non molto tempo dopo questa conversazione, sono tornato in Francia e mi chiamò a casa. Ha iniziato a cantarmi la canzone per telefono. Gli ho chiesto: "Come si fa a vedere di fare questa cosa insieme? Inviami una sceneggiatura" a cui rispose "no. Voglio che tu faccia la coreografia, che eseguiremo insieme. Dovrò preparare un contratto".

Ero in tour a Bangkok quando l'agente americano di Michael Jackson mi ha contattato. Abbiamo deciso, in collaborazione con la HBO, che lo spettacolo sarebbe stato per il Natale del 1995. Tutto era pronto. Questo è quando sono partito per gli Stati Uniti, dove sono stato ricevuto da Michael Jackson in grande stile. Era felicissimo di avermi lì, e abbiamo iniziato a provare subito. Mi ha dato "carta bianca". Avrei mimato qualunque cosa mi piacesse per la melodia della bellissima canzone "Childhood".

Michael Jackson voleva qualcosa di concreto. Fare il mimo è criptico; uno non può mimare i gesti in una canzone, ci deve essere una sorta di leggerezza lirica, e "Childhood" è una canzone di grande volo lirico. Per me, questa canzone ha qualcosa che mi ricorda alcuni dei più grandi versetti più bizzarri dei poeti francesi del secolo scorso, come Rimbaud e Baudelaire, ognuno dei quali hanno scritto con grande passione della loro infanzia perduta, della loro infanzia infelice, l'infanzia che non sarebbero mai in grado di rivivere ... Parole, versi che vengono direttamente dal cuore.
Per questa particolare versione di "Childhood" di Michael come ho detto, ho avuto "carta bianca", ero libero di fare quello che volevo.
Ma al tempo stesso, chiedevo a Michael continuamente se gli piaceva quello che stavo facendo con la sua canzone: così si potrebbe dire che abbiamo lavorato insieme su di essa.

HM: Ha preparato il numero prima di partire per New York?
MM: No. L'ho fatto tutto lì. Il contatto diretto con Michael Jackson era essenziale

HM: Ci può raccontare un pò della sua collaborazione con Michael ed i risultati della vostra interpretazione di "Childhood"?
MM: Quando la canzone inizia, Michael è sul lato del giardino (a sinistra quando si guarda la scena dal pubblico, ndr) e io sono sul lato del cortile (a destra). Lui comincia a cantare, e quindi la telecamera gira verso di me. I mimo i temi della canzone. Quando lui dice che sta cercando la sua infanzia, corro sul posto. Le immagini emergono molto intensamente, la mimica è un modo di condensare concetti e immagini ...

HM: personalmente che cosa ne pensa della canzone "Childhood”? La ispira?
MM: E' una canzone molto bella. La melodia, i tempi del ritmo sono eccezionalmente toccanti. C’è anche una grande quantità di una certa tristezza in "Childhood", si tratta di un messaggio direttamente dal cuore, in un certo qual modo lo sta gridando a tutti. E' vero che Michael Jackson ha iniziato molto giovane, non ha mai veramente avuto un'infanzia. Ma ciò che ha vissuto non è certamente da compatire: era felice di esibirsi e di avere successo.
Ma il suo enorme successo deve essere visto alla luce delle pretese arrivate su di lui dalla sua popolarità. E’ costantemente sotto pressione. E' praticamente in schiavitù, a volte.

HM: il Michael Jackson che ha incontrato nel 1988 era la stessa persona che ha visto di nuovo nel 1995?
MM: Sì, è lo stesso. In primo luogo perché a quell'età non si cambia, in secondo luogo, perché ha la stessa gentilezza e il rispetto di cui è famoso. A volte si ha l'impressione che è un personaggio completamente di un altro pianeta. E' così agile, così eccezionale.
Avevo sentito dire che in realtà non gli piace essere toccato. Ma posso dirti che alla fine del nostro numero "Childhood", in duetto, è venuto verso di me cantando "...have you seen my childhood...", e con un gesto della mano gli mostro la strada. Finiamo il pezzo insieme, così contemporaneamente che siamo quasi un unico corpo che si muove insieme. E' stato molto, molto puro. Poetico.
Per quanto mi riguarda, Michael Jackson è un vero poeta, un grande poeta della canzone. E' anche un ballerino straordinario e uno showman con un grande rispetto per il teatro, per la musica e per il cinema. Uno può sentire il bisogno, la necessità di dare, che proviene da dentro di lui. Lui è una persona pura e vera.

Ma è anche vero che tutti vogliono attirare la sua attenzione, è incredibilmente sollecitato, e quando sei sollecitato più di tanto, puoi cadere vittima di ogni sorta di cose sfortunate.
E' la mia più profonda e più sincera convinzione che Michael Jackson è una brava persona, un bravo ragazzo con un incredibile fardello, una responsabilità da portare sulle sue spalle.
La gente dice che sta diventando sempre più bianco, ma dal mio punto di vista, ciò non è affatto un problema. Credo che abbia il diritto di creare qualsiasi personaggio mitico teatrale che sceglie. Non solo sulla scena, inoltre, ma anche in televisione. In ogni caso, lui non nega di essere nero. Tutti i tipi di voci assurde che girano su Michael. Penso che la maggior parte di loro siano inventate da persone maliziose, solo per fare soldi alle sue spalle. Io so che tutto ciò che è molto difficile per lui, e capisco perché.

HM: Come sono andate le prove per il concerto ?
MM: molto bene, in realtà. Ero lì per tutti loro: c’erano circa 20 ballerini che fanno queste mosse molto chiassose. Michael Jackson era circondato da una serie di ballerini, ballerini neri, quelli che si potrebbero chiamare "street dancers" in sostanza.
Guardando questi numeri di danza mi hanno fatto un'impressione reale su di me: erano l'espressione dell’ angoscia per mezzo della violenza e della rissosità.
Michael ha scelto di intrecciare la poesia di "Childhood" dentro queste danze. Fin dall'inizio, voleva visualizzare, in questa canzone, il desiderio della sua giovinezza.

C’è, in particolare, un passaggio in cui lui parla di pirati, di conquista e di re. Per effettuare la trasformazione da un pirata a un re sul palco, c'è solo il mimo. Ci sono vari componenti di atteggiamento verso questo, il mimo è, dopo tutto, l'arte della metamorfosi. E' difficile farlo per un ballerino. Un mimo lo farebbe attraverso l'atteggiamento; lui sarebbe passato da essere un pirata ad essere un re.
Michael Jackson ha visto il mio lavoro, in particolare Le Mangeur de Coeur, ("La mangiatrice di cuore") sa che posso esprimere grandi temi e concetti. Abbiamo lavorato insieme e, più progressi facevamo insieme, più era felice.

Quando arrivò per noi il giorno di ricevere la stampa al “Beacon Theater”, c'erano almeno una dozzina di giornalisti televisivi e oltre 300 giornalisti. Michael ha detto: "Permettetemi di presentarvi il mio amico Marcel Marceau, il più grande mimo del mondo ..." Il New York Times scrisse in seguito che Michael Jackson e Marcel Marceau insieme era un evento logico. Il giornalista ha spiegato, abbastanza equamente, che Michael Jackson aveva reso omaggio a Charlie Chaplin con la sua canzone "Smile", e che questi due artisti erano per lui una fonte di ispirazione liricamente importante.

HM: Dove era quando Michael ha avuto il suo malessere?
MM: Ero al “Beacon Theater”, stavo guardando le prove e le danze, che erano meravigliose. Michael Jackson era sul palco con circa 15 ballerini. A un certo punto mi sono allontanato per prendere qualcosa da bere e poi, all'improvviso, c'è stato questo grande silenzio. Si è fermato tutto. Un attimo prima la musica era rimbombante, le luci erano lampeggianti, e poi in un attimo c’è stato questo grande silenzio, era come se il mondo fosse giunto al termine.
Sono ritornato di nuovo dove stato guardando le prove, e non riuscivo a vedere Michael Jackson; lui era crollato, aveva perso conoscenza, ed era sul pavimento. Eravamo tutti pietrificati.

C'erano delle persone intorno a lui, lui non si muoveva affatto. Sono arrivati i paramedici, e quando li ho visti andare sul palco ho avuto davvero paura. Siamo stati condotti tutti fuori del teatro e, solo più tardi, abbiamo saputo che stava bene.
Gli ho inviato una lettera in ospedale, e mi ha mandato un messaggio tramite il suo staff, che la mia lettera lo aveva rallegrato e che non vedeva l'ora di rivedermi. Ciò che la stampa disse è, per una volta, vero: era assolutamente esausto. Il che non è sorprendente, considerando tutto lo sforzo che stava mettendo sul suo canto, sul ballo e sulla recitazione in una sola volta, così intensamente, e con l'angoscia di un nuovo pezzo, calcando un nuovo campo. Tutti gli artisti hanno paura del palcoscenico in questo modo.

Michael Jackson è molto contento del lavoro che abbiamo fatto insieme in "Childhood", ma ho l'impressione, tuttavia, che era a disagio con il resto. Naturalmente, il nostro numero insieme non richiede lo stesso sforzo fisico di ballare sul palco con 15 ballerini professionisti, e al tempo stesso di essere responsabile per la coreografia. Personalmente, ero sicuro che il suo show sarebbe stato un buon compromesso. Ero assolutamente certo.

HM: Ha notato segni di stanchezza di Michael? Poteva vederli sul suo viso?
MM: No affatto, se avessi lavorato con lui tutto il giorno, forse avrei notato qualcosa. Ma quando sono venuto a provare con lui, era affascinante, come al solito: non vi era alcun segnale che fosse sull'orlo di una crisi. C'era lo stress, naturalmente, che potevi percepire, ma non lo dava a vedere. Ed era disidratato. Non è un problema di cuore, a mio parere, perché per essere in grado di ballare come balla, e di avere la resistenza che ha, devi essere in ottima salute, e certamente lo è.
HM: In generale le sembra che Michael era felice?
MM: Penso che quando lui sta lavorando, sì, lui è felice. Non avrebbe mai potuto fare quello che fa se non fosse soddisfatto dalla sua arte. E' ancora il bambinone che tutti gli artisti sono, in realtà. Tutti gli artisti che creano sono solo dei bambini che sono cresciuti nel corso della loro vita, pur mantenendo questa purezza, questo attaccamento alla loro infanzia.

HM: Pensa che il successo di Michael Jackson rimarrà per un lungo tempo a venire?
MM: Sì, credo che lui e il suo lavoro continueranno a crescere, perché Michael Jackson è una persona molto profonda. Siamo fortunati ad averlo tra i grandi della nostra epoca. E lui rimarrà un grande, non solo per la sua musica pop, ma per i molti temi che traduce in arte. Attraverso il suo modo di ballare, per esempio, evoca la violenza di questa vita, l'angoscia che caratterizza la nostra epoca. C'è l'eterno bambino in lui, così come il poeta, il lato profondo della sua persona. Michael Jackson è profondo, per capire questo, bisogna guardare la clip che ha fatto per la sua "Earth Song". Lo giudico un capolavoro straordinario da parte di un artista eccezionale.

HM: Marcel Marceau, in questa intervista abbiamo parlato quasi esclusivamente di Michael Jackson, ed è stato così gentile da rispondere a tutte le nostre domande con una meravigliosa disponibilità, che abbiamo apprezzato immensamente. Come si fa a spiegare la modestia di un artista della sua fama?
MM: Un giorno, nel lontano 1967, ho incontrato Charlie Chaplin. Ero con un amico, eravamo in un aeroporto, e Chaplin era seduto a poca distanza da me. Era con i suoi figli, che erano solo dei bambini allora. Il mio amico mi ha detto: "Sai, Charlie Chaplin è seduto lì e ti sta proprio guardando".
Non volevo alzarmi e andare là e parlare con lui, dargli fastidio. Certo, ero Marcel Marceau, già famoso negli Stati Uniti da più di dieci anni, ma mi sono sentito abbastanza timido, umile, accanto a un artista della statura di Chaplin. E quasi mi terrorizzava di andare a parlare con lui, ma stava guardando dritto verso di me. Dovevo andare, ed c’è stato l’ incontro. Disse ai suoi figli: "Bambini, venite a incontrare Marcel Marceau".

Un pò più tardi, una delle persone che lo accompagnavano venne a dirgli che il suo aereo stava per partire. Mi resi conto allora che non avrei mai potuto rivederlo di nuovo e ho pensato tra me e me "che cosa dovrei dire? Come è possibile dire grazie a un uomo come Chaplin?" Come ci siamo lasciati, ho preso la sua mano per baciarla, cercava di tirarla via, ma l'ho tenuta e l’ho baciata. Aveva le lacrime agli occhi in quel momento, e alla fine partì.

Ho chiesto al mio amico perché Chaplin aveva le lacrime agli occhi quando gli ho baciato la mano, e lui mi ha detto "perché sei Marceau" Quello che voleva dire è che, all’epoca, Chaplin aveva 78 anni, non aveva più la popolarità che aveva una volta, quando era al suo apice, la popolarità che in seguito riacquistò. Ed è in questo contesto che Marcel Marceau gli si è avvicinato per baciargli la mano, io ero il più grande mimo del momento, la gente parlava di me, ero riconosciuto dal grande del genere cinema muto, Charlie Chaplin.
Questo è ciò che più lo ha toccato e io naturalmente ho una stima enorme per Chaplin. Altrettanto per Michael Jackson, per il talento enorme che dimostra. E Michael Jackson ha questa stessa stima per me. Ognuno di noi rispetta l'altro. Il rispetto è umiltà. Perché non si è mai del tutto sicuro di sé stessi, anche se si sa che sei all'avanguardia della tua forma d'arte.


GALLERIA FOTOGRAFICA
MICHAEL WITH MARCEL MARCEAU AT THE BEACON THEATRE IN NEW YORK. 04 DECEMBER 1995.


Michael Jackson: Il Gelato e la Gentilezza by Roney Giah

Rise, si fermò,
mi guardò e disse: Ok, dammi il tuo biglietto da visita.
Il suo nome era Michael Jackson....
Ero uno studente di musica a Los Angeles ed era la mia prima settimana in America. La scena precedente la storia che vi racconterò e che ne è la sua continuazione, è semplice , tranne che per la magia che la circonda.

Ero ai miei primi giorni al MI (Musicians Institute), un college di musica a Los Angeles, dove ho studiato dal 1993 a circa metà del 1994. Avevo appena trovato un posto dove vivere in affitto, nel garage di una casa a Highland Park - a 15 minuti dal centro di Hollywood. Una casa tranquilla dove ho vissuto per circa 16 mesi, il cui gentile proprietario è diventato un grande amico.
Nella prima settimana di scuola, ebbi l'opportunità di fare alcune lezioni con Jennifer Batten, la chitarrista di Michael, un artista che ha scosso il mondo con i suoi virtuosi assoli di chitarra e la sua incredibile energia.
Nel mio primo Sabato negli Stati Uniti, dopo il mio primo giorno di college, Jorge Briozzo, il proprietario della casa, mi invitò a visitare la spiaggia di Santa Monica, portandomi in macchina con lui. Very cool.

Faceva caldo, ma non troppo, diverso dal solito bollore della costa brasiliana. Dopo aver passato del tempo in spiaggia, intorno alle 4 del pomeriggio, stavamo andando a prendere la macchina nel parcheggio per tornare a casa quando sentì un clacson e Jorge mi prese per un braccio, e mi disse , cercando di non farsi sentire:

- Quel ragazzo in quel Cherokee verde è Adrian, un mio amico. Se ci invita a pranzo, dirgli "no". L'ultima volta, mi ha portato in un ristorante molto costoso qui a Malibu e mi ci sono voluti quattro mesi per pagare il conto.

Ho riso al racconto , dopo di che siamo andati incontro a Adrian. Con il finestrino aperto e molto sorridente e cordiale,ci ha salutato, chiedendo come mi chiamavo, e dopo poche chiacchiere, senza tanti complimenti ha detto:
- Andiamo a pranzo?

Jorge gli rispose di no immediatamente. Ma Adrian insisteva. Jorge allora gli disse che il parcheggio era costoso, che era tardi e che avevamo appena mangiato del falafel. Adrian gli rispose:
- E allora?
Brasiliano e schietto come sono interruppi quella conversazione ammettendo:
- Sai cosa Adrian ... siamo al verde. Quindi, deve essere un posto economico o dovrai aiutarci a pagare il conto (era evidente che stava molto meglio di noi finanziariamente).
Adrian smise di sorridere, guardò di lato - come se stesse facendo qualche conto mentale - e rispose:
- Certo, sbrigatevi prima che cambi idea. E sorrise delle sue stesse parole.
Siamo andati al primo ristorante; chiuso (erano le 4 del pomeriggio). Adrian disse:
- Ne conosco un altro che è aperto.

Un minuto dopo, ancora a Santa Monica (dove Michael viveva) e seduto sul sedile posteriore, quello che ho visto è stato incredibile e la probabilità che mi capitasse decisamente improbabile: dal riflesso del vetro a specchio della finestra di un caffè francese dall'altra parte della strada, ho visto lo sportello di una Limousine GMC aprirsi e Michael Jackson scenderne. Non so se mi sono spiegato, ma solo per la cronaca: Se fossimo stati uno o due secondi in ritardo o in anticipo, o addirittura se fossi stato seduto sul sedile anteriore, non avrei avuto l'angolo giusto per vedere il riflesso da quella finestra a specchio e di conseguenza non avrei visto Michael scendere dalla limousine. Tutto sembrava troppo curioso.

Ma era chiaro per me quello che dovevo fare. Nonostante la mancanza di conoscenza con il proprietario della vettura ho detto:
- Adrian ... fermare la macchina. Michael Jackson sta entrando in un caffè dall'altra parte della strada.
- Chi?
- Michael Jackson.
- Come fai a saperlo?
- L'ho visto.
- E se è un sosia?
- In una limousine da mezzo milione di dollari?
Adrian - molto bravo in matematica - era senza parole, ma non fermò la macchina. Così in tono un pò più ansioso ho insistito:
- Adrian, ferma la macchina, per favore.
- Ma se anche è lui che pensi di fare?

Ci scambiammo lo sguardo dallo specchietto retrovisore e capì che non avevo intenzione di cedere così facilmente.
Abbiamo fermato l'auto e mi sono precipitato verso il Caffè. Prima di entrare, ho dato un occhio nella limousine, dove le tre guardie di sicurezza giocavano a carte. Dentro al Caffè - praticamente vuoto - una vecchia coppia mangiava del gelato. Ho chiesto all'unico cameriere a tiro e che si stava pulendo gli occhiali:
- Dov'è Michael?
- Michael chi?

Ho decifrato l'enigma immediatamente: ci crediate o no, Michael Jackson era andato dritto in bagno e nessuno lo aveva visto entrare. Ho cercato nel bagno e niente ... il posto era enorme. Fino a quando ho visto una porta aprirsi dall'altro lato del bancone e Michael uscirne.

Adrian, che era già entrato ed era lì, lo salutò con gioia. Con passi affrettati ho raggiunto Michael: gli occhiali da sole Ray-Ban a specchio, le spalline della giacca dorate, pantaloni neri e camicia nera (lo stile era comunque più "casual" rispetto ai costumi di scena) mi ha salutato. Con le mani in tasca e molto rilassato, in piedi, come in attesa di una conversazione (nella mia mente ero invece convinto che mi avrebbe salutato per poi andarsene in tutta fretta). Così scioccato dal suo improvviso interesse , ho detto:
- Sai, io sto prendendo lezioni di chitarra con Jennifer ...
- Davvero?
E ... di punto in bianco ... stavo lì a parlare di musica con Michael Jackson. Abbiamo parlato di chitarre, gli piaceva lo stile di Jennifer, la sua band, la musica. Poi mi ha chiesto da dove venivo e gli ho detto che ero del Brasile.
- Davvero ?!
E in un tono più allegro, ha detto:
- Amico, amo il Brasile ...

Ho chiesto perché non avesse ancora fatto un concerto in Brasile (era il febbraio 1993 ... e ovviamente mi piace pensare che l'unico spettacolo che fece quasi dieci mesi dopo, avesse avuto a che fare con la nostra conversazione). Mi chiese se pensavo che in Brasile le persone sarebbero andate a vedere lo spettacolo (LOL)
- Stai scherzando? Potresti avere più fans e spettatori che qui.

Lui ridacchiò. Poi, cominciò a muoversi verso la porta. Pensai: "Accidenti, è finita ..." e chiesi:
- Devi andare vero?
- No ... voglio un gelato ... Ne vuoi uno?
(Ceeeeeeeeeeeerto ...)
- Certo. (accidenti, è surreale persino raccontarlo)

Ma fuori, iniziava ad esserci un pò di confusione: una piccola folla di ragazzini lo stava aspettando, strano non fossero entrati. In questo momento, ho notato che il mio momento privato con lui era finito. Così senza pensare gli dissi:
- Michael, sarebbe fantastico suonare per te. Accompagnarlo con la chitarra penso mi avrebbe dato l'ispirazione per tutta la vita.

Si fermò e si voltò. Con un sorriso morbido, mi porse l'espressione più fiduciosa e soddisfatta che abbia mai ricevuto in 20 anni di carriera e nonostante i tanti artisti che ho avuto modo di conoscere . Annuendo, con gli occhi e l'espressione mi disse: "Ecco ragazzo. Questo è il giusto atteggiamento "
e aggiunse:
- Ok, dammi il tuo biglietto da visita.
- Non ne ho ancora. Sono arrivato dal Brasile una settimana fa.

Michael vide un vaso sopra un tavolo, lo sollevò e prese il foglio che c'era sotto.
- Tieni...scrivimi il tuo numero qui.

Ho scritto il mio numero di telefono (numero di Jorge Briozzo, in realtà),appoggiandomi alla sua spalla.
Appena ci siamo allontanati il gruppetto di ragazzi lo circondò.
Mi allontanai e mi sedetti, stordito. Lo vidi prendere il gelato, mentre la folla di ragazzini era pure aumentata, e poi spostarsi sino alla limousine con il suo gelato in mano. Prima di entrare, si fermò e guardò dentro il caffè, come se mi stesse cercando. Ho pensato: "Non può essere vero ..." Ma lo era. Si riavvicinò alla porta, mi vide li seduto. Tirò fuori dalla tasca il biglietto con il mio numero di telefono e lo agitò in aria, come per dire : "Sei veramente coraggioso fratello ..."

Ho trascorso un mese attaccato al telefono. Ho comprato pure la segreteria telefonica. Ma non ha chiamato ... sniff
L'unico commento di Jorge quel giorno fu: "Non ci posso credere! Michael Jackson ha il mio numero! "Lol

Era molto calmo e molto più umile di qualsiasi altra star che ho conosciuto o con cui ho parlato. Mi ha trattato da pari a pari, nonostante la sua grandezza evidente.

Due mesi più tardi, mi ero allontanato dal college per andare a pranzo e stavo camminando lungo i vicoli di Los Angeles (i vicoli che si vedono nei film). Improvvisamente, mentre ero tutto solo, vedo una limousine GMC bianca che viene verso di me molto lentamente in quel vicolo stretto e solo per i pedoni...
Era la macchina di Michael con quattro guardie della scorta all'interno. Mi sono dovuto fermare. E mettermi di fianco a filo con il finestrino perché il vicolo era troppo stretto per la limousine. La limousine si fermò. Si aprì la porta, e Michael scese..

C'ero solo io li. Mi sono avvicinato ma una guardia della scorta mi fermò, "Stai indietro." Michael notò la tensione e mi guardò. Si fermò e sorrise, come se mi conoscesse, ma non si ricordasse dove esattamente mi aveva incontrato. Esitò, poi venne verso di me, ma una delle guardie gli mise una mano sulla spalla e lui si fermò. Mise l'indice sul suo orologio , come per dirmi: " Accidenti ... sono in ritardo ... altrimenti avremmo potuto parlare."

Sorrisi. Mi fece un cenno e andò via. C'era una cerimonia presso il Museo delle Cere per la sua statua di cera su Hollywood Boulevard.

Qui in Brasile, cinque anni fa, mentre bevevo del vino con Paulo Ricardo della band RPM, Luiz Carlini e altra gente con cui ho suonato qui a Marcenaria, Luiz Carlini mi disse che Michael gli aveva regalato un pedale Wah Wah quando si incontrarono nel backstage dopo un concerto dei Jackson5 a San Paolo.

Il Re della gentilezza.
Il Re della danza.
Il Re della musica.
Il Re del Canto
The King of Pop
Non ci sarà mai un altro come lui.

A mio ​​fratello, che ci ha aiutato a sognare senza nemmeno saperlo.Da Roney Giah (musicista brasiliano) - 26 giugno 2009

ENGLISH

Jonathan Morrish: "Ho avuto l'onore di lavorare con lui"


“Sono stato incredibilmente fortunato e privilegiato nel lavorare con Michael; beh, in realtà con i Jackson quando si unirono alla CBS dalla Motown nel 1976 e di essere rimasto legato alla sua carriera fino al suo ultimo album, Invincible nel 2001.

Semplicemente, Michael Jackson è stato il più grande cantante e ballerino di tutti i tempi e la sua morte non è solo una perdita immensa e tragica, ma preannuncia purtroppo la fine di un'era. Michael ha cambiato il modo di fare musica e l'industria musicale. I suoi video hanno innalzato le barriere verso nuovi standard e i suoi tour mondiali hanno portato la scena musicale a livelli senza precedenti di eccellenza artistica e tecnica. Si lascia alle spalle un'eredità che verrà ascoltata dalle generazioni future.

Il successo del gruppo, e il suo stesso successo da solista, che è decollato con 'Off The Wall nel 1979', ha fatto sì che venisse in Inghilterra, un paese che ha veramente amato molto in quel periodo.
Come bambino prodigio prima, che è probabilmente il fardello più difficile da sopportare, e come uomo dopo, era uno la cui fiducia dovevi guadagnartela legittimamente. Capiva le dinamiche del mondo dello spettacolo, - la disciplina, la necessità di perfezione, la cura per i dettagli – e si aspettava, giustamente, la stessa cosa dalle persone che lavoravano con lui.

Ma poteva anche essere maliziosamente divertente. Una volta in Germania, poco prima di uno show televisivo, ha insistito che rimanessi dietro al cameraman in modo che, se si fosse distratto, mi avrebbe chiamato per sostituirlo. Inutile dire che dopo pochi minuti mi fece cenno e andai doverosamente a prendere il mio posto (era una diretta TV davanti a 30 milioni di spettatori) mentre lui se ne andò! Non mi è dispiaciuto Penso che sia stato il suo modo di divertirsi e di impostare delle sfide.

Aveva una mente affascinante e nei nostri viaggi in tutto il mondo, mentre si esibiva nelle varie città, si assicurava di poter visitare le gallerie d'arte e i luoghi più interessanti. Sì, gli piaceva lo shopping e, naturalmente, i negozi chiudevano per lui, data l'impossibilità per l'uomo più famoso del mondo di fare acquisti nei normali orari di apertura. Ma lo faceva diventare divertente per tutti quelli intorno a lui.. ed era incredibilmente generoso.
Come lo era come artista, dando tutto se stesso sul palco per i suoi fan che avevano pagato per vederlo. Dare quello che a loro piaceva e volevano da lui e farlo con stile, passione, energia e con le migliori condizioni tecniche ".
I miei pensieri sono con la sua famiglia.

ENGLISH


(3° Parte) MJ: Aneddoti-Fatti Divertenti-Curiosità

Come Chris Tucker ha incontrato MJ 
1998 - Quando Ratner stava finendo il suo primo "Rush Hour", Chris Tucker doveva girare una scena e improvvisamente si è messo a ballare energicamente nello stile di Michael Jackson. La sequenza è stata molto divertente e una delle più esilaranti del film. Per inserirla doveva prima avere l'approvazione di Jackson, che l'ha vista per intera e gli è piaciuta molto, soprattutto la scena di Chris. Tuttavia non l'ha conosciuto in quella occasione.

Nell'intervista al AVClub, ha raccontato come si sono incontrati: E' capitato un po' prima di 'Rush Hour 2'. Ero a New York, chiamai e dissi: Voglio incontrare Michael. Michael è lì?" Non c'era. Ho preso un aereo privato per ritornare a Los Angeles, e non appena sono atterrato ho controllato per vedere se c'erano messaggi, uno dell'entourage di Michael chiamò e disse: "Chris, Michael vuole vederti domani mattina."
Entrai nella cabina di pilotaggio, e dissi ai piloti di riportarmi di nuovo a New York, perché dovevo incontrare Michael Jackson il giorno successivo presso l'Hotel Four Seasons. Hanno detto: “Cosa? Dobbiamo chiedere autorizzazione altrimenti non possiamo muoverci”. Poco dopo hanno avuto il permesso per decollare. Ho dovuto pagare un supplemento di $50.000. Sono ritornato a New York, ho conosciuto Michael quella mattina e alla sera ero di ritorno a Los Angeles. Non lo avevo mai raccontato. La prima volta che ho incontrato Michael : andata e ritorno in un aereo privato, sono quasi impazzito e ho speso una fortuna!.
-------------------------------------
Michael era un segreto motociclista, possedeva una Harley e molto spesso usciva a tarda notte a fare una passeggiata nei parchi. Doveva farlo in segreto altrimenti poteva mettere a rischio la sua sicurezza personale.
Dopo sposati, ha regalato una moto alla sua seconda moglie, Debbie Rowe, appassionata anche lei di motociclette e l'ha inclusa in un dipinto del 1991, con le ali nere da biker.
-------------------------------------
Quando viveva a Neverland, Michael è stato costretto ad installare telecamere per controllare i fans che invadevano la proprietà. In cucina c'erano diversi monitor che controllavano le entrate principali e Michael ha trascorso ore, seduto al tavolo osservando i movimenti.
I fan più audaci guardavano verso la telecamera dal cancello principale e gridavano:
- "Michael, sappiamo che ci sei. Facci entrare!"
Hanno ballato, cantato, esposto manifesti con domande di matrimonio e dichiarazioni d'amore e accennato delle piccole scene.
Michael adorava tutto questo e spesso chiamava il suo staff dicendo:
- Andiamo! Venite a vedere che cosa faranno ora!
-------------------------------------
Durante la registrazione del video di "Thriller", il regista John Landis aveva solo due settimane per completare la produzione. Tutto andava bene e l'unica cosa che rallentava le riprese erano le interruzioni a causa della quantità di telefonate che Michael riceveva.. In una di queste pause, Landis chiamò la segretaria di Michael e disse:
- "Interrompiamo le riprese solo se si tratta di una questione importante".
Lei annuì con la testa.
Dopo venti minuti Michael ha ricevuto un'altra telefonata ed è stato così per tutto il pomeriggio fino a quando Landis ha parlato di nuovo con la sua segretaria, che ha risposto:
- "Tutte le chiamate sono importanti. L'ultima è quella della signora Jackie Onassis" (ex Kennedy).
Fu allora che Landis apprese che Michael riceveva telefonate da capi di Stato, presidenti di vari paesi e personalità internazionali. Dopo di che, non si lamentò più.
-------------------------------------
Una sera, mentre era a casa di un amico, Michael e alcuni musicisti hanno messo su una improvvisazione musicale quando hanno deciso di acquistare alcuni snack da mangiare dato che avrebbero fatto mattina.
Michael velocemente si offrì di andare al supermercato ma dissero di no.. Poteva attirare molta attenzione e creare turbolenze inutili. Ha poi detto che sarebbe andato poco dopo la mezzanotte, e avrebbe usato la macchina di uno degli amici.
Tutti d'accordo che sarebbe stato meglio così.
Poco dopo la mezzanotte, Michael e sua moglie sono usciti di casa, e guidava lui.
Lei ha commentato che era d'accordo con la sua decisione di uscire più tardi quando c'era poca gente per strada. Michael rise e disse: In realtà ho voluto venire in questo momento per non fare manovre. Certamente il parcheggio del supermercato è vuoto e posso parcheggiare senza problemi!
------------------------------------
Dal libro di LaToya
 "Michael usava chiamarmi "faccia di luna" (moon face) mentre prendeva in giro anche Jermaine che aveva il viso pieno di acne. "Rocky road!" gli diceva (strada con sassi o strada bucherellata) e anche quando nostra madre gli diceva di smettere lui continuava dicendo "va bene mi dispiace... Rocky Road!" e si buttava per terra ridendo a crepapelle.

Tutte le mattine io e mio fratello le trascorrevamo in giro per Los Angeles bussando porta a porta per diffondere il nostro credo. Quando Michael divenne famoso in tutto il mondo per "Thriller" divenne ancora più difficile per lui non farsi riconoscere, così essendo comunque costretto, decise di travestirsi da "grassone" per non farsi riconoscere. Solo i bambini però non cadevano nel tranello e un giorno come gli altri Michael ed io bussammo ad una porta. "Buon giorno, vorremmo parlare con lei della situazione del mondo di oggi e di come potersi salvare credendo nella nostra fede" disse Michael,alla porta arrivò dietro l'uomo che aprì un bambino ed esclamò "Michael Jackson! tu sei Michael Jackson!". Il padre ci guardò con un'aria di quelle per dire "sapete come sono i bambini" e disse "che cosa vuoi che ci faccia qui Michael Jackson?". I bambini sono gli unici che hanno sempre scoperto che sotto la maschera c'era Michael.
La nostra religione ci imponeva di compiere la nostra missione sempre a tutti i costi, così anche quando su un cancello leggevamo "attenti al cane" dovevamo farci coraggio e tentare di entrare ed avere l'attenzione del proprietario. Un giorno però non andò bene e Michael si ritrovò inseguito da un grosso cane furibondo che gli strappò a morsi il travestimento."
------------------------------------
Michael ha indossato il colore rosso molto spesso perché sentiva che gli dava energia.
Aveva un armadio pieno di camicie rosse / pantaloni neri che indossava regolarmente. Una delle ragioni era che circolando tante foto su di lui, questi scatti avrebbero avuto meno valore di quanto sperato perché era difficile che qualcuno acquistasse una rivista solo per vedere la differenza tra le foto scattate in momenti diversi. ( indossando spesso gli stessi colori, i lettori potevano pensare che fossero sempre le stesse foto... .ma riciclate!)
------------------------------------
 Uri Geller ha creato una teoria per spiegare quello che succedeva quando la gente si avvicinava Michael - la 'Teoria dei 15 secondi:
- Nei primi 5 secondi, quando la gente guarda Michael, si paralizza.
- Entro i 5 secondi dopo, sentono un'attrazione irrefrenabile di conoscerlo come se fosse una calamita.
- Negli ultimi 5 secondi iniziano a urlare e non si fermano più! Così sappiamo di avere 15 secondi - per scappare!
------------------------------------
Quando aveva 30 anni, Michael voleva andare a una partita di calcio. Non perché fosse appassionato di quello sport, ma per tenere il passo con gli amici dell'adolescenza. Loro pensarono che quella non era una buona idea, perché avrebbe causato un putiferio in un posto con così tante persone.
Poi ha avuto un'idea:
- "Potrei travestirmi!"
Gli amici ridevano, e scherzando con lui (dissero):
"Sì, è possibile! Puoi indossare un cappello e occhiali da sole, 
o una maschera chirurgica! "
-------------------------------------
Michael aveva l'abitudine di uscire di casa senza un documento d'identità.
Quando un amico gli ha chiesto del perché di questa abitudine, Michael ha affermato:
"-C'è qualcuno che possa chiedermi i documenti per sapere chi sono?"
L'amico non ha saputo cosa rispondere!.

AGGIORNAMENTI - LINK- CREDITS


Mesereau: "Difenderò Michael Jackson fino al mio ultimo respiro, lui era INNOCENTE


Sintesi dell’intervento di Tom Mesereau il 13 febbraio 2015 su King Jordan Radio:
Di Laura Messina

La prima volta che ho incontrato Prince è stato durante il processo penale di Michael Jackson, quando lui era un bimbo piccolo. Io ero solito andare a Neverland prima che cominciasse il processo e ci andai un po’ di volte anche durante ed ebbi l’opportunità davvero unica di osservare Michael con i suoi figli: era evidente per me che i suoi bambini fossero tutta la sua vita, non c’è alcun dubbio su questo. E sebbene lui stesse cercando di proteggerli dall’orribile esperienza che stava attraversando, per me era ovvio che loro avessero la sensazione che c’era qualcosa che non andava riguardo al loro papà.

Il giorno dell’assoluzione, fui invitato a una conferenza stampa mondiale, ma decisi di non andarci perché sentivo che il mio posto era a Neverland con Michael e andai lì a casa sua, vidi i suoi figli stretti intorno a lui e lui disse loro io chi ero, perciò mi si avvicinarono e ciascuno di loro mi abbracciò, fu un giorno veramente speciale. Ho sempre avuto la fortissima convinzione, sulla base delle mie osservazioni e delle mie sensazioni riguardo a Michael, che lui fosse il miglior papà che sia mai esistito. Lui viveva per i suoi figli, voleva fossero al sicuro da ogni possibilità di pericolo, rapimento e cose del genere e ha fatto il meglio che avrebbe potuto fare. Voleva che fossero molto istruiti, si è assicurato che fossero colti, che capissero che lui aveva una collezione di libri immensa. Voleva che loro fossero istruiti su qualsiasi argomento. Li ha portati in giro per il mondo per metterli in contatto con altre culture e voleva che fossero molto accoglienti con le persone di tutte le etnie, religioni, razze e culture. Voleva che fossero comprensivi, gentili e onesti come era lui. E dei suoi figli posso dire che avessero il miglior papà del pianeta: sensibile, gentile, retto. Lui ha dato loro anche disciplina. Non avrebbe permesso che andassero fuori controllo.
Ma voleva che apprezzassero il mondo così com’è, che fossero consapevoli dei suoi pericoli e che fossero ben istruiti ed educati. Ha fatto il meglio che poteva fare date le pressioni che gravavano su di lui. Era un padre meraviglioso e io penso che quei ragazzi siano semplicemente favolosi… A Prince direi che aveva il papà più incredibile del pianeta, non solo era un dono per il mondo intero, un genio unico, uno spirito creativo che non avevamo mai visto prima e probabilmente non rivedremo mai più, ma qualcuno che con tutto ciò che aveva ricevuto dalla vita – non solo la sua creatività, ma anche economicamente parlando – piuttosto che essere egoista, voleva guarire il mondo e cambiarlo in positivo. E ha fatto davvero il meglio che poteva fare, considerando le pressioni che gravavano su di lui sin da quando era piccolo, per guarire il pianeta, per focalizzarsi sull’uguaglianza, sull’amore, sulla gentilezza, sull’onestà, voleva davvero che il mondo si concentrasse sui bambini, su quanto loro abbiano bisogno di aiuto, di amore, di attenzione, di sentire che sono importanti.
Direi a Prince: hai avuto il papà migliore del mondo, ricordati chi era, segui la sua guida e la sua ispirazione e non permettere a queste persone negative che hanno tentato di abbatterlo di influenzarti in alcun modo. Gli direi: vai avanti e vivi la sua eredità, ma non sentirti sotto pressione, sii semplicemente te stesso al meglio che puoi, proprio come ha fatto lui… Davvero non riesco a credere che fra pochi mesi saranno trascorsi 10 anni dal processo, il tempo è passato così velocemente, ma tutti noi siamo benedetti, tutti quelli che ci stanno ascoltando lo sono: siete vivi, avete la possibilità di scegliere e avete guida e ispirazione da Michael Jackson.

E io penso che i suoi figli siano i bambini più benedetti del mondo, questo è ciò che credo… (Dopo aver ascoltato un pezzo di un programma tv del 2005 con Marc Schaffel e il suo avvocato) Tutte le informazioni che tu hai appena trasmesso mi riportano a ricordi e sentimenti molto complessi. Anzitutto, mi ricorda l’assoluta guerra nella quale fummo coinvolti quando accettammo di difendere Michael Jackson nel suo processo penale. La povera anima era attaccata da ogni parte: era attaccato dai procuratori che volevano che lui morisse in prigione; era attaccato da ex collaboratori che o volevano soldi o erano veramente terrorizzati dal fatto che Tom Sneddon li chiamasse co-cospiratori. E mi ricorda semplicemente quanto tutto fosse insolito e complicato. Secondo la mia opinione, Tom Sneddon voleva così ostinatamente incastrare Michael Jackson che era disposto a forzare la legge, a forzare i fatti, a fare qualsiasi cosa pur di vincere.

Chiunque fosse stato identificato come persona intorno a lui durante quell’arco temporale, l’accusa avrebbe suggerito, in modo diretto o indiretto, che sarebbe stato indicato come co-cospiratore. L’accusa fece questo per numerose ragioni, la principale delle quali era che volevano intimidire quelli che avrebbero potuto testimoniare a suo favore. Quando si chiama qualcuno co-cospiratore, si è consapevoli che dovrà assumere un avvocato, che sarà spaventato a morte dall’eventualità di essere incriminato, che il suo avvocato gli dirà: non collaborare con la difesa, non parlare con loro, non andare a testimoniare.
Perciò, con questo si è consapevoli che si danneggerà la difesa in modo significativo sotto molteplici aspetti. E in aggiunta a questo, chiamando queste persone co-cospiratori, secondo me stavano permettendo alla famiglia Arvizo di dare testimonianza su qualsiasi cosa, Schaffel, Dieter, Cascio e chiunque fosse intorno a Michael, gli Arvizo sostenevano che avessero detto, e intimidendoli, nello stesso tempo, riguardo al venire a testimoniare in favore di Michael, visto che loro erano così terrorizzati da un’eventuale incriminazione e che gli avvocati – il cui obbligo di lealtà è solo verso il loro cliente – avrebbero detto loro: Non fatevi coinvolgere nel caso, non fatevi coinvolgere dal suo team, non fatevi coinvolgere da Mesereau e non fatevi coinvolgere da Michael Jackson.

E sì, tutto questo mi ricorda quanto fosse scandalosa e poco professionale l’accusa che stava facendo di tutto per condannare questa meravigliosa persona che era Michael Jackson. Mi ha anche ricordato l’enorme pressione che Michael Jackson ha dovuto affrontare in tutta la sua vita, riconosciuto come genio a 5 anni, ma aveva pur sempre solo 5 anni, e aveva la mente, la maturità e la visione del mondo di un bambino di 5 anni, ma poiché si sapeva che era un genio, nei week-end si esibiva nei locali per adulti, faceva le prove fino alle 3:00/4:00 del mattino per poi dormire un paio d’ore e alzarsi per andare a scuola, firmava contratti all’età di 5/6 anni, e questo mi ha ricordato le pressioni a cui era sottoposto questo piccolo genio e quest’anima gentile.
E quello che le persone volevano da lui erano i SOLDI, io non c’ero all’epoca, ma è questo che posso dedurre dal capitolo della sua vita che ho condiviso con lui, che è stato un capitolo terribile, e da quello che ho potuto intuire parlando con lui e da quello che ho studiato su di lui come persona. E mi ha ricordato che anche nel suo momento più difficile, le persone gli facevano causa, che anche nel momento più duro che si possa immaginare, le persone correvano dietro ai suoi SOLDI. E questo mi fa sentire veramente triste, mi commuove e mi fa provare compassione per il mio ex cliente e per il mio amico Michael Jackson. Lui era un artista geniale e un’anima gentile… è stato torturato, sfruttato, punito per cose che non aveva fatto, e mi sento onorato di averlo difeso e lo sarò sempre… Non si può essere più vendicati di così: essere giudicato NON COLPEVOLE per tutte le 14 incriminazioni, 10 maggiori e 4 minori incluse, da una giuria molto conservatrice in una comunità decisamente orientata a condannare gli imputati. Quello era un tribunale che aveva condannato praticamente tutti e non ha condannato Michael Jackson. Investigatori, esperti, sceriffi, poliziotti, procuratori, tutti contro questa povera anima, e sono stati completamente umiliati.
Hanno provato ogni espediente possibile, legale e non, e sono stati umiliati, ma la povera anima, Michael Jackson, non so se sia mai riuscito a riprendersi, dal canto nostro abbiamo fatto di tutto per preservare la sua reputazione e la sua salute, io ho sempre sperato che vivesse una vita lunga e potesse tornare al suo lavoro, ma in retrospettiva, credo che la pressione su di lui sia stata così forte che purtroppo in larga parte è stato quello che ha passato, questa pressione, ad accorciare la sua vita.

Pensateci: siete sotto processo per la vostra vita, siete preoccupati per i vostri figli, vi chiedete se avete una possibilità di farcela perché il mondo intero è contro di voi, siete costantemente preoccupati per i vostri figli, questa era la sua preoccupazione principale ed era per questo che mi telefonava nel cuore della notte, e nello stesso tempo vi fanno causa per ottenere dei soldi, voglio dire, che gran casino, giusto?... Essere stato il suo avvocato sarà sempre uno dei più grandi onori della mia vita. Risentire quelle cose mi fa ricordare quale battaglia sia stata, che i media erano lì a guardare qualunque cosa tu facessi, che c’erano persone che stavano cercando di approfittarsi di tutto questo, venire in tribunale apriva in qualche modo la strada a un po’ di celebrità, di fama, di denaro. Per me fu un periodo di vita isolata perché dovevo evitare tutto questo, dovevo evitare ristoranti, locali, alberghi, abbiamo fatto tutto il possibile per vendicare questo meraviglioso essere umano… 

(Rispondendo a chi si è complimentato con lui per questo intervento con Jim Clemente):

Grazie per la tua percezione dell’intera vicenda, la mia attitudine è questa: io non ho paura di confrontarmi con nessuno quando si parla di Michael Jackson, io so che quest’uomo era INNOCENTE e so che lui è stato preso come bersaglio perché era ricco, famoso e percepito come molto vulnerabile. E questo lo ha reso un bersaglio per ogni tipo di gente, sofisticati e non, ricchi e poveri, indifferentemente. Persone che appena riuscivano ad avvicinare Michael Jackson pensavano di poterne trarre profitto in un modo o nell’altro.
E la prima volta che andai a Santa Maria e incontrai i procuratori, dissi a Susan Yu: “Questi pensano di stare in capo al mondo e che non c’è modo che possano perdere questo caso, e pensano di guadagnare fama mondiale come risultato”. E guardai tutto quello che era seguito a quell’incontro con i loro occhi: persone che volevano approfittarsene, direttamente o indirettamente. Ora, questo intervistatore era un esperto nella lista dei testimoni dell’accusa.
Lui aveva lavorato per l’FBI, era stato, beh, io non c’ero, ma lui sostiene di essere stato molestato da bambino ed io ci credo, sembra sincero riguardo a questo. E penso che lui valuti qualsiasi altra cosa attraverso questa lente. Non ho problemi a confrontarmi con chi non concorda con me riguardo a Michael Jackson, io lo difenderò fino al mio ultimo respiro, so che era INNOCENTE.

Se si guarda a quell’intervista, io non l’ho riguardata ma me la ricordo, penso di essere stato molto aggressivo con Clemente, gli ho detto che ero pronto a controinterrogarlo se fosse salito sul banco dei testimoni, ero pronto a dimostrare quanto sapesse poco di Michael Jackson, ero pronto a confrontarmi con lui su quante false accuse di molestie su minore ci sono state nel corso degli anni in California, distruggendo per sempre intere famiglie a causa di accuse false.

Io sollevai queste questioni con gli esperti che loro portarono sul banco dei testimoni e le avrei sollevate anche con lui, e avrei messo sotto esame tutte le cose che lui non sapeva di Michael Jackson e tutte le cose che non sapeva dei suoi accusatori. Perciò, io non ho alcun problema a parlare con qualcuno come lui, ciascuno ha il diritto di avere la propria opinione se la mantieni con onestà e non stai cercando di guadagnarci qualcosa in particolare, rispetto il tuo diritto di avere una visione diversa, ma nello stesso tempo io posso condannarla e attaccarla il meglio che posso.
Lui è stato molto professionale con me, siamo stati in disaccordo e va bene, ma lui ha solo la sua prospettiva, non conosceva Michael, non conosce le prove così bene come pensa, è stato influenzato da Sneddon e Zonen, ha pensato di aver ragione perché ha interagito solo con loro e va bene, ma io lo attaccherò in ogni modo professionale possibile… Michael provava davvero compassione per gli Arvizo, così come per altre famiglie e altri bambini.

Frequentando Michael, ho appreso che lui ha pagato operazioni e terapie mediche per molti bambini, lui aveva una grande compassione per i bimbi con difficoltà, Michael ha pagato le operazioni per quel bambino ustionato a causa del padre, ne ha fatte tante di cose del genere e lo ha fatto senza farsi pubblicità, non cercava di ottenere fama o gloria da questo, lo faceva sinceramente dal profondo del cuore. Quando io sono stato coinvolto nel caso, ho appreso chi era Michael e chi erano i suoi accusatori e non c’è dubbio che Michael abbia aperto il suo cuore e donato la sua generosità e le sue possibilità per aiutare questa famiglia il cui figlio era malato di cancro. Ma ad un certo punto, come mi raccontò lui più volte, cominciarono semplicemente a presumere che lui fosse la loro famiglia, cominciarono a chiamarlo papà, e lui all’inizio non ci diede importanza, ma poi si spinsero un po’ troppo in là, come mi disse lui, e sembrava che loro pensassero che lui ci sarebbe stato sempre come loro famiglia cercando di essere coinvolti sempre di più nella sua vita, e lui iniziò a capire che c’era qualcosa che non andava.

Chi ha seguito il processo, può ricordare la testimonianza di Chris Tucker, l’ultimo testimone del nostro caso, del caso della difesa, che disse a Michael: “Stai attento, qui c’è qualcosa che non va” e anche Michael cominciò a pensarlo. Inizialmente, non aveva dato ascolto a Chris, voleva aiutarli perché lui era così buono, generoso e compassionevole, poi però cominciò ad avere la stessa sensazione, ma non li cacciò via, Michael questo non lo aveva mai fatto, cercò semplicemente di prendere le distanze da loro, lui non voleva ferirli, non voleva che fossero cacciati via in modo aggressivo, sperava solo che si allontanassero in qualche modo, ma loro semplicemente si arrabbiarono per questo motivo e credo che loro si siano brutalmente rivoltati contro di lui quando hanno capito che non avevano un futuro con lui, questa è la mia opinione.

Michael era un’anima gentile e non voleva mettersi a combattere con la gente e arrabbiarsi con loro, non voleva comportarsi in malo modo e per questo era percepito come una persona molto vulnerabile e la gente per questo pensava di potersi approfittare di questo ricco genio, il più famoso del mondo, che vedevano agire in modo gentile con i più svantaggiati, con i bambini, e questo ha fatto di lui un bersaglio durante tutta la sua vita e questo suo essere un bersaglio lo ha reso anche molto solo.

(Rispondendo a chi ha telefonato per dire che i 3 figli di Michael somigliano al dottor Klein)
Non l’ho mai notato, no, davvero, mai. Non conosco il rapporto tra Michael e il dottor Klein, non conosco lui e non giudico le persone senza conoscere i fatti, ma io non ero coinvolto nei rapporti di Michael con i suoi medici, la mia preoccupazione era focalizzata su ciò che riguardava il caso penale, su qualsiasi cosa potesse contribuire alla sua assoluzione.
Ma ho visto Michael con questi 3 meravigliosi bambini, ho visto il suo Amore, la sua preoccupazione, mi chiamava di notte piangendo non perché fosse preoccupato per se stesso, ma per i suoi figli, loro erano la sua preoccupazione principale. I bambini non sapevano cosa stesse succedendo, ma sapevano che il loro papà era angosciato.
Avevano il papà più meraviglioso del pianeta e questa è l’unica cosa che a me interessa. Lui li amava, loro erano i suoi figli, la sua famiglia, e questo è tutto ciò che a me interessa… (Commentando su Paris Jackson) Essere i figli di Michael Jackson non è semplice perché i media sono sempre alla disperata ricerca di una storia, di uno scandalo da trovare o da inventare, loro non vogliono pubblicare buone notizie, quello che vogliono è pubblicare cattive notizie, ok?
Le buone notizie non vendono, sono le cattive notizie a vendere, perciò loro aspettano sempre che qualcuno che è sotto ai riflettori cada, faccia un passo falso, mostri debolezza, commetta un errore, qualsiasi cosa cosicché loro possano gonfiarla. Perciò, essere i figli di Michael Jackson non può essere una cosa facile, specialmente quando sei bella, brillante e attiri la gente come sua figlia. Lei ha subito molte pressioni, anche se tutti intorno a lei hanno cercato di proteggerla, ho molta empatia nei suoi confronti, non ho notizie di lei tutti i giorni, ma so che sta abbastanza bene e so che malgrado tutte le pressioni che sta vivendo durante la sua adolescenza, diventerà una persona eccezionale, così come gli altri figli di Michael.

Durante il processo andavo a Neverland e osservavo Michael con i suoi figli, lui li teneva sempre stretti a sé, li incoraggiava costantemente, voleva che loro amassero gli animali, le persone, che amassero la letteratura, che esplorassero il mondo, ma allo stesso tempo era molto protettivo perché era consapevole di chi lui fosse. E io davvero credo che abbia fatto un lavoro egregio nel bilanciare tutte queste pressioni e nel suo essere padre e questo lo si può vedere dai suoi figli, loro sono esseri umani e possono cadere e sbagliare come tutti noi, ma penso che il loro papà sia stato magnifico e se si guarda all’atteggiamento dei suoi figli verso di lui, è chiaro che loro lo percepissero come il miglior papà immaginabile, io spero che possano superare ogni difficoltà e credo che ci riusciranno…
Chiunque abbia seguito il processo, ricorderà di quando, dopo che l’accusa presentò il suo caso e noi facemmo i controinterrogatori e poi presentammo noi il caso della difesa e loro fecero i controinterrogatori, l’accusa aveva l’opportunità di procedere con la sua confutazione e chiese al giudice se potevano mostrare ai giurati il colloquio di Gavin Arvizo con gli sceriffi di Santa Barbara.
Normalmente, una cosa del genere è del tutto sconsigliabile perché è ciò che viene chiamato “hearsay” (testimonianza indiretta che si basa solo su quello che dichiara il testimone, ndt), ma con mio grande stupore, il giudice diede loro il permesso. Io pensai che fosse stata una decisione pessima e molti media cominciarono a dire: “Il caso è finito”, “Un incubo per l’avvocato Mesereau” e bla, bla, bla… ma non lo è stato, perché nella mia arringa finale ho sfidato i giurati dicendo loro: “Guardatela molto attentamente, osservate le sue reazioni” e dopo le assoluzioni, parlai con il loro portavoce che mi disse che avevano ascoltato il mio consiglio e avevano deciso che io avevo ragione.
Perciò, mentre i media stavano cercando di promuovere il sensazionalismo, lo scandalo, non è questo quello che fanno gli avvocati, loro guardano a quelle 13 persone, i 12 giurati e il giudice, e seguono le loro percezioni in modo professionale.

La frenesia dei media era superiore a quella del processo di OJ Simpson, ma io ero concentrato su quello che accadeva in aula, ho vissuto come un eremita in quei mesi perché è quello che pensavo ci avrebbe permesso di vincere… Chiama il dottor Klein: “Voglio semplicemente ringraziare Mesereau, io sono stato con Michael Jackson per 40 anni e non ho mai incontrato una persona migliore di lui in tutta la mia vita. Dovetti andare a testimoniare in occasione delle prime accuse di molestie, quando incontrai Michael con Johnnie Cochran e Howard Weitzman, per il quale non ho assolutamente alcun rispetto. Voglio dire, quello era il caso più ridicolo al mondo, quell’uomo ha persino drogato suo figlio, e che loro abbiano fatto un accordo extragiudiziario è stato assolutamente ridicolo perché non c’era assolutamente alcuna prova che Michael avesse fatto qualunque cosa di sbagliato.
Io credevo in Michael, avevo il massimo rispetto per lui, era la persona più gentile che persone avide hanno provato ad abbattere. Lui non era un molestatore di bambini e che abbia dovuto subire quelle foto ai suoi genitali, è stata la cosa più disgustosa del mondo, per quella ridicola storia che fosse circonciso, Michael non era circonciso! Lui era davvero un meraviglioso essere umano e io voglio semplicemente ringraziarla signore per averlo difeso”. La ringrazio molto per i suoi commenti così cortesi e generosi, per il suo elogio a Michael col quale sono totalmente d’accordo. Lo apprezzo davvero…

(Rispondendo sul perché non siano state chiamate a testimoniare al processo ex fidanzate di Michael) 
Noi avevamo molti testimoni in lista che avevamo programmato di chiamare e non lo abbiamo fatto perché avevo la sensazione che stessimo procedendo molto bene e che i giurati fossero pronti per deliberare, perciò ho tagliato gran parte del caso che potevamo presentare.
E quando tu chiami qualcuno a testimoniare, apri la possibilità al controinterrogatorio e con la maggior parte dei miei testimoni, l’accusa finì per fare un disastro. Io dovetti prendere decisioni difficili in ciascuna fase del processo e decisi che non avevamo bisogno di nulla del genere, stavamo annientando il caso dell’accusa e mostrando che la teoria della cospirazione era semplicemente assurda, che quelle accuse di molestie su minore erano del tutto ridicole, che quelle accuse veramente diaboliche e orrende che lui avrebbe preso un bambino colpito dal cancro al quale avrebbe somministrato alcol allo scopo di abusare di lui, sentivo che le avevamo totalmente demolite e che era tempo di far giudicare il caso dalla giuria.
Perciò, pensai che non avevamo bisogno di altro e per fortuna avevo ragione. Io ero lì per vendicarlo in ogni modo possibile, ero convinto che in prigione non sarebbe sopravvissuto, il caso era terribile e lui fino a quel momento era stato rappresentato miseramente, il precedente avvocato, Geragos, era stato disastroso, la mia opinione è che fosse il suo show personale, come se non riguardasse Michael, perciò quando subentrai cambiai tutto il possibile, concentrandomi sul rapporto di Michael con la comunità di Santa Maria e con i suoi bambini, perché a mio parere lui lì era molto apprezzato, e ho fatto il meglio che ho potuto…

(Dopo aver ascoltato un video di LunaJo su Robson e Safechuck)
Come ho già detto, LunaJo è assolutamente fantastica per la sua dedizione all’eredità di Michael Jackson, sembra che abbia un totale controllo su questa documentazione, che lei sa usare benissimo per estrapolare quello che occorre per capire e rispettare Michael Jackson.
Riguardo a Robson, io lo chiamai come mio primo testimone del caso della difesa. 
Io credo che il 99.9% dei difensori penali d’America avrebbero deciso di non presentare il proprio caso, perché tutti dicevano “è un caso impossibile da vincere, non ce la può fare” e penso che molti difensori penali, dopo aver condotto dei controinterrogatori efficaci come avevo fatto io, si sarebbero fermati, ma io pensai che avremmo avuto una hung jury (giuria che non riesce a raggiungere un verdetto, ndt) e pensai cosa avrebbe voluto dire questo per Michael Jackson.
Avrebbe voluto dire un secondo processo, probabilmente il giudice avrebbe cambiato alcune sue decisioni che avevano finito per essere positive per noi. Anche se la mia sensazione è che lui fosse pro-accusa, stava cercando di essere equilibrato e imparziale a modo suo e ha trattato molto bene me e tutto il mio team, perciò io rispetto il giudice Melville, ma fondamentalmente lui era pro-accusa in realtà. 
Generalmente parlando, è decisamente vero che i giudici abbiano un’attitudine pro-accusa, alcuni giudici sono più equilibrati e imparziali di altri, ma si ricordi che a volte i giudici hanno bisogno di supporto politico perché devono essere eletti e investiti di cariche, e questo succede anche in California, perciò c’è una componente politica che influisce su quello che un giudice deve fare per sopravvivere…

Credo che tutti coloro che supportavano Michael Jackson abbiano pensato che Robson fosse un testimone potente, perciò io ero scioccato quando ho letto della causa civile e la mia prima reazione è stata: “Vuole soldi e sa che l’Estate è vulnerabile perché l’Estate è gestita da Branca e Weitzman che lui crede, così come credono i suoi avvocati, che non proveranno mai ad affrontare un processo in difesa del loro cliente.
Howard Weitzman è colui che firmò l’accordo extragiudiziario nel caso delle prime accuse di Jordan Chandler, fu lui a comparire nella conferenza stampa per annunciare l’accordo, il suo ex studio legale concluse l’accordo con Jason Francia. So che Weitzman è andato in televisione a dire che lui era contro l’accordo, ma io non ci ho creduto nemmeno per un secondo, ho pranzato con Randy Jackson il mese scorso e lui mi ha detto che Johnnie Cochran voleva portare il caso a processo, ma Weitzman voleva un accordo e se si legge il capitolo del libro di Sullivan sul caso Chandler, lui riferisce che fu Weitzman a volerlo chiudere con un accordo. Perciò, quando Weitzman ha dichiarato che lui era contro l’accordo, io non ci ho creduto neanche per un momento.
Lui riferisce anche che Branca, sebbene non stesse rappresentando Michael nel caso perché lui non è un civilista, riteneva che Michael non potesse affrontare un processo. Ma quello che voglio dire è che quando Robson e Safechuck hanno depositato le loro accuse, vedendo che dall’altra parte ci sono Branca e Weitzman, lo hanno fatto con l’acquolina in bocca perché sanno che i due non hanno mai provato ad andare a processo.

Io non sto rappresentando l’Estate e non sto parlando per loro, non conosco le loro strategie nel caso e non ne faccio parte, ma Pearl Junior, che sta seguendo il caso, sta andando in tribunale e sta controllando le carte depositate e ha parlato con il cancelliere, recentemente si è presentata e mi ha riferito che non ci sono file in corrispondenza con il numero di quel caso. E io le ho detto: se questo è vero, è possibile che abbiano concluso con un accordo.
SE hanno fatto un accordo, questa è SOLO UNA SPECULAZIONE DA PARTE MIA – se lo hanno fatto, l’Estate ha speso milioni di dollari per Robson e Safechuck. Il loro avvocato, Gradstein, è un eccellente avvocato di esperienza e da quello che so sta rappresentando anche Quincy Jones contro l’Estate. E lui sta agendo strategicamente come Larry Feldman nel ’93, che periodicamente faceva pubblicare dalla stampa disgustose affermazioni su Michael Jackson.
E in quel caso, Weitzman ha chiuso un accordo per un’ingente somma di denaro riportata intorno ai 20 milioni di dollari. Se si vuole combattere questo caso, le ultime persone che si vorrebbe avere dalla propria parte sono quelle che ci sono: Branca e Weitzman. Per via del loro passato. Se vuoi veramente mandare il messaggio che combatterai questa causa fino alla fine, hai bisogno di altri avvocati che non sono noti per aver chiuso degli accordi, e non è questo il caso.
Perciò, quando Pearl Jr mi ha riferito che non riusciva a rintracciare i documenti, io le ho detto che questo a me suggeriva che erano stati pagati dei soldi in via confidenziale, risolvendo il caso in modo riservato e sotto sigillo, e questo è esattamente quello che avevo predetto. Se il giudice non ha congedato il caso in un modo che è credibile, penso che allora loro in sordina abbiano pagato una grossa somma di denaro. Ma è pura speculazione da parte mia…

LINK: MJGW FORUM - CREDITS

Michael e il Mistero di B. Kaufmann

Michael Jackson ha usato il mistero in modo efficace?

Febbraio 2010
 by Barbara Kaufmann
C'è valore nel mistero. Il mistero è una calamita, si insinua in voi. Il mistero crea una tensione interna. Dall'inizio dei tempi gli esseri umani hanno cercato di spiegare i misteri: leggende, folklore, miti, storie, favole, allegorie, metafore, teologie, antropologia, magia, rituali, archetipi e altro ancora; sono modi di cercare di spiegare il mistero. Perché abbiamo bisogno di una spiegazione? È perché il mistero ci mette a disagio. E' difficile mettersi comodi con i "perché?" E' anche difficile fare spazio per abbracciare e sostenere simultaneamente gli opposti e le contraddizioni.

Le spiegazioni hanno donato conforto nel loro tempo, ma spesso sembrano irragionevoli o scandalosi se visti dal futuro. Dèi contrariati hanno punito gli esseri umani per averli offesi? Le montagne sono giganti che dormono? Le stelle sono creature mitologiche? La luna è fatta di formaggio?

Sapere di non sapere ci fa sentire a disagio, però, è uno spazio di apprendimento completamente aperto. Se siamo così sicuri delle nostre spiegazioni non lasciamo spazio per le ammende. Il Divino è misterioso. La vita è mistero. Il cosmo e la creazione sono enigmatici.
Tuttavia, diciamo che siamo sicuri delle nostre convinzioni, le nostre conoscenze. Ad esempio, se siamo così sicuri del nostro Dio, colui che difendiamo incluso con l'omicidio, il terrorismo e la guerra, allora non possiamo indagare o assimilare ciò che l'altra persona possa aver imparato riguardo i Misteri Divini.

La cieca devozione e la lealtà incondizionata è di fatto utilizzata perché è facile, senza sforzo, è il modo pigro verso la conoscenza. Questo tipo di conoscenza è meno sul cosa e di più sul chi.
Vi invita a darmi una risposta che può farmi sentire a proprio agio, vi fornisce il permesso di spiegare la mia tristezza e mi offre la speranza di trovare la mia via d'uscita, quindi adotterò questa convinzione e ti seguirò. Ricordi Jonestown? Ricordi il Kool-Aid? Vuoi un drink? Stiamo parlando di pericolo, baby. Scuoti il mio compiacimento e guarda i fuochi d'artificio.
Il mistero non è ancora la deviazione, è stato spesso trattato come tale nel tempo. Chi non condivide la visione del mondo culturale dominante viene giudicato con sospetto. Sfidare il paradigma esistente è rischiare la mutilazione del tuo potere - forse l'indebolimento reale, il rifiuto, l'esilio, il ridicolo, l'attacco, la demoralizzazione, l'indifferenza, e persino la morte.

Trasferisci le etichette di "strano", "estraneo", "poco ortodosso" a una persona e crei uno "straniero", una "minoranza" o un "anomalo” ,che se è intoccabile sfidando la spiegazione, diventa “diverso"o "strano" e imposta una tensione insopportabile che porta necessariamente alla incoerenza.
L'incoerenza non è ben tollerata perché così stanno le cose, e che dopo tutto, si spiega! Tutto dev'essere comprensibile! Deve, in qualche modo incastrarsi nel mondo che già si conosce. Se non si adatta in qualche modo, disturba la validità dell'intero tessuto della conoscenza di una società. Prova a fare questo e si rischia l'ira e l'annientamento di una società che vuole farti smettere!
Presentare o rappresentare qualche tipo di realtà o anomalia dà fastidio all'opinione radicata nel normale! Disturbare il gigante addormentato è a vostro rischio e pericolo! Disturbalo e vedi crollare 'Neverland'. Gli antropologi lo hanno definito "angoscia metafisica" e "terrore anomico".
[da Anomia: Condizione caratterizzata dalla mancanza di precise norme sociali – Dizionario Italiano]

Coloro che osano sfidare o hanno intenzione di sconvolgere lo status quo sono provocatori ed evocativi e giudicati attraverso la lente di ansia metafisica o di terrore. Il gigante addormentato che si agita per difendersi dallesplorazione esistenziale.
Queste persone mettono in dubbio la realtà in cui vive una società. Le etichette e le sentenze cominciano a spiegare e alleviare questa preoccupazione: "primitivo", "perturbato", "diverso", "oltraggioso", "deviante", e se non riesco a trovarne uno, invento qualcosa, lo 'compongo'.
In altre parole: "Stai lontano da me." E' più facile credere che tu sia “anomalo” piuttosto che io sia difettoso o incompleto, o che il punto di vista che dice che 'mi trovo molto bene con questo' può essere meno dell'ideale o un dio aiuta-me ..sbagliato!

Solo i più coraggiosi tra di noi percorrono questa strada. Senza di loro, la poliomielite, la peste nera esisterebbero ancora; le piramidi sarebbero ancora sepolte e Tutankhamon ancora sconosciuto; germi e latte non pastorizzato farebbero ammalare ancora le persone; il DNA sarebbe sconosciuto e i farmaci non verrebbero scoperti; Disneyland non esisterebbe; la disuguaglianza razziale passerebbe inosservata; il muro di Berlino sarebbe ancora in piedi; la Russia sarebbe rimasta l'Unione Sovietica Comunista; the "Force" di Star Wars sarebbe rimasta segreta; non ci sarebbe nessuna orma sulla luna; e sì, addirittura la Terra non esisterebbe.

E la cosa più spaventosa di tutte.. Internet non esisterebbe, e questo significa che: il mondo non sarebbe profondamente connesso; il genocidio potrebbe ancora rimanere nascosto; la comunicazione limitata; voci importanti non verrebbero ascoltate; gran parte del mondo sarebbe inaccessibile; il potenziale di una massa che esprime giudizi non sarebbe imminente. Uccidere il mistero è un errore: è la riesumazione dell'impensabile.

Domande e risposte:
D. Michael Jackson ha usato il mistero in modo efficace?
R. Oh sì.
D. Ha ottenuto attenzione?
R. Precisamente.
D. Lo ha fatto di proposito?
R. Assolutamente.
D. Michael ha sfidato il paradigma?
R. Magnificamente
D. Michael sapeva cosa stava facendo?
R. Esattamente.
D. E come è andata?
R. Ha funzionato.
D. Quindi il mondo ha ascoltato il suo messaggio?
R. In milioni lo hanno ascoltato.
D: E il resto?

R. Hanno ucciso il messaggero.

LINK - MJGW FORUM