Visualizzazione post con etichetta Music Legacy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Music Legacy. Mostra tutti i post

lunedì 27 maggio 2019

30 novembre 2018 - “Thriller” di Michael Jackson compie 35 anni


"Thriller": sesto album in studio di Michael Jackson, pubblicato il 30 novembre 1982 negli Stati Uniti d'America e in Regno Unito dalla Epic Records e il 2 dicembre nel resto del mondo dalla Columbia Records.

'Thriller' ha 35 anni. Era il 2 dicembre 1983, quando su MTV veniva trasmesso per la prima volta un video che avrebbe cambiato per sempre la storia dei videoclip, e anche la storia del pop.
'Thriller' di Michael Jackson è molto più di un videoclip: un horror, un video d’autore, un vero e proprio film di 14 minuti, con effetti speciali degni del miglior cinema di serie A del momento. “Thriller è il Citizen Kane dei cortometraggi”, scrisse lo storico della musica Joe Vogel, facendo riferimento al film di Orson Welles (da noi conosciuto come Quarto potere), considerato da molti il capolavoro del cinema di tutti i tempi.

Non è un caso che si parli di cinema: a dirigerlo c’era John Landis, che poco tempo prima aveva stupito tutti unendo paura e ironia nel suo Un lupo mannaro americano a Londra. 'Thriller' fu girato in pellicola 35mm ed è stato il primo video ad avere una trama e una fotografia. E da quel momento il videoclip fu legittimato come vera e propria forma d’arte. Primo video musicale a essere finito sul grande schermo, primo (e unico) video musicale inserito nella National Film Registry (Library of Congress), 'Thriller' oggi è un video da 722 milioni di visualizzazioni complessive su YouTube.

1. Gli ultimi saranno i primi
Nonostante sia una delle canzoni più famose dell’album omonimo, Thriller fu solamente il settimo, e ultimo, singolo estratto da quel disco, il più venduto della storia della musica. Quando Michael Jackson decise di trarre un video da questa canzone, la Epic Records (poi acquistata dalla Sony Music) non era d’accordo: l’album stava vendendo alla grande, e non aveva bisogno di ulteriori video per promuoverlo.

A un anno dall’uscita, e con un budget milionario, secondo la casa discografica non ne valeva la pena. Jackson così minacciò di autoprodursi il video. La Epic aveva torto: Thriller fu un successo strepitoso e spinse l’album a nuove vendite.

2. Fumo di Londra
L’idea di Thriller arriva da lontano, dalla vecchia Albione, da Londra: fu lì che Michael Jackson vide Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis. Si innamorò subito delle atmosfere del film, e decise che per 'Thriller' ci voleva un videoclip dallo stile horror. Per non sbagliare, o fare una pallida imitazione di quel film, chiamò a dirigerlo proprio John Landis.

Il costo fu di 500mila dollari: a quei tempi era il video più costoso della storia (verrà battuto da un altro video di Jackson, Bad, costato 2,2 milioni di dollari). La Epic rientrerà comunque dalle spese: oltre alle clamorose vendite dell’album, riuscirà a ricavare un ottimo incasso anche dalla videocassetta, 'The Making Of Thriller', che diventerà la Vhs musicale più venduta in assoluto: 9 milioni di copie.

3. Suoni da horror
Se abbiamo davvero rischiato di non avere Thriller, inteso come videoclip, abbiamo rischiato di non avere nemmeno 'Thriller', la canzone.
Scritta da Rod Temperton, e prodotta da Quincy Jones, si chiamava 'Starlight', e doveva dare il titolo all’album "Give Me Starlight".

 Si decise di cambiare atmosfera e così diventò 'Thriller'. Molti degli effetti sonori sono già nella canzone. Per l’ululato, Temperton pensò di utilizzare quello del suo cane, un alano, che si dimostrò non molto d’accordo. Così ci pensò Jackson stesso, che si rivelò bravissimo nell’imitare il verso di un animale.
 Per le porte che scricchiolavano, Temperton andò agli Universal Studios di Hollywood e tornò con tre porte per effetti sonori: passò un giorno intero ad aprirle e chiuderle per registrare i suoni.
I passi che si sentono sono quelli di Jackson, realizzati camminando su una pedana di legno, e registrati in stereofonia, in modo che potessero passare da una cassa all’altra dello stereo.

4. La voce di Vincent
C’è un altro aspetto che rende Thriller così particolare. Perché un horror che si rispetti deve avere una voce che faccia paura. Così Temperton pensò a una voce dal mondo dell’horror che recitasse un testo alla fine della canzone: venne scelto Vincent Price, che venne coinvolto grazie a Peggy Lipton (la Norma Jennings de I segreti di Twin Peaks, ricordate?), sua grande amica, che all’epoca era la moglie di Quincy Jones. Price restò poco in studio: ottenne un take perfetto dopo due sole registrazioni. Anche la famosa risata che si sente nel video è la sua.

5. Standing ovation
ìThrillerì, scritto da John Landis e dallo stesso Jackson, fu girato a Los Angeles nell’ottobre del 1983. La famosa scena della danza degli zombie, in particolare, fu girata nella Union Pacific Avenue.
Il cinema da cui escono Michael Jackson e Ola Ray (la protagonista femminile, ex coniglietta di Playboy, cosa che non piacque alla madre di Jackson) è il Palace Theatre. Dove possiamo vedere due locandine: una è La maschera di cera, un omaggio a Vincent Price, l’altra è Slok, un omaggio a John Landis.

Durante quei giorni di riprese, sul set arrivarono dei grandi amici di Jacko: Marlon Brando, Fred Astaire, Rock Hudson e Jackie Kennedy Onassis. Gente di poco conto, insomma.
Alla prima proiezione privata organizzata dal Re del pop, c’erano proprio tutti: Diana Ross, Warren Beatty, Prince, Eddie Murphy. Dopo i fatidici quattordici minuti del video, tutti scattarono in piedi ad applaudire.
Fra tutti il più eccitato era proprio Eddie Murphy che gridò: “Fateci vedere di nuovo questa maledetta cosa!“. Lo fecero.
E anche MTV, che lo mandò in anteprima mondiale, fu costretta a trasmetterlo più volte nel corso della giornata, per le numerose richieste del pubblico.


THRILLER – I PRIMATI
- 722 milioni di visualizzazioni complessive su YouTube
- Primo video musicale girato su pellicola
- Prima anteprima mondiale su MTV di un video musicale
- Primo video musicale ad essere finito sul grande schermo
- Primo (e unico) video musicale inserito nella National Film Registry (Library of Congress)
- Primo video musicale ad aver ispirato una mania virale collettiva per il ballo (coreografato)
- Primo video musicale pubblicato in IMAX 3D
- Thriller (il brano) rientrato nella Hot 100 il 10 novembre 2018 al 31° posto (il più alto dal 7 aprile 1984)
- Ha ispirato il più grande flash mob (riconosciuto dal Guinness World Records): ben 13.597 fan hanno eseguito la coreografia di Thriller a Città del
 Messico nell’agosto 2009.

FONTE

martedì 6 novembre 2018

27 giugno 1992: dalla Germania parte il tour mondiale di Michael Jackson

La prima tappa del tour mondiale del Re del Pop" Michael Jackson parte da Monaco di Baviera, con un grandioso concerto allo Stadio Olimpico.

Il Dangerous World Tour è stato il secondo tour mondiale da solista di Michael Jackson, a supporto del suo ottavo album in studio, Dangerous.

Il tour iniziò a Monaco di Baviera, in Germania, il 27 giugno 1992, davanti ad una folla di 75.000 spettatori, per poi spostarsi nel resto d'Europa facendo tappa anche in Italia a Roma il 4 luglio 1992 e a Monza il 6 e 7 luglio 1992.

I diritti della tappa tenutasi a Bucarest furono acquistati dalla rete televisiva HBO per 21 milioni di dollari, la cifra più alta mai pagata per un concerto. Il concerto ha fatto registrare gli ascolti più alti nella storia della rete, facendo ottenere a Jackson un CableACE Award. Il concerto è stato trasmesso in diretta alla radio e trasmesso in tv in 61 paesi, facendo ovunque record di ascolti.

Il concerto venne anche trasmesso in Italia in differita, anche se inizialmente doveva andare in onda in diretta, da Canale 5 a ottobre 1992. Nel 1992 MTV ha mandato in onda sei episodi sul tour europeo chiamati "Dangerous Diaries".

Tutto il guadagno del tour venne devoluto in beneficenza per aiutare le persone bisognose e per creare la Heal the World Foundation, fondazione in difesa dei diritti dei bambini.


Michael Jackson eseguì 69 concerti in 26 nazioni in Europa, Asia, Sud America e Nord America. Il tour ebbe un totale di 4 milioni di spettatori, con un incasso complessivo di 136 milioni di dollari.

Gli stadi che avrebbero dovuto ospitare i concerti del 'Dangerous World Tour' iniziarono ad essere preparati due settimane prima del giorno dello spettacolo. Erano necessari tre giorni per montare il palco e altrettanti per smontarlo. Lo staff "permanente" contava più di 160 persone, che arrivavano ad oltre 230 con i reclutamenti locali. Lo staff viaggiava su 13 pullman, 33 camion erano necessari per trasportare il palco (che misurava 80 metri di lunghezza e 30 metri di larghezza) mentre il resto veniva trasportato con 20 camion; fu inoltre necessario l'utilizzo di due Boeing 747 per trasportare l'intera attrezzatura.

Durante le prime tappe del tour in Europa, Jackson, che soffriva di aerofobia, si spostò di tappa in tappa utilizzando l'Orient Express, prenotato interamente per lui e parte del suo staff.

FONTE


MJ - Nella chiarezza che libera..

"Avrebbe potuto passare il resto della sua vita proprio lì, disteso nell'autocommiserazione. Lucidare i ricordi difficili con lo zelo di chi conserva le reliquie. Fare i conti per misurare l'amore che ha offerto e l'amore ricevuto. Aggiornando ogni giorno le statistiche delle perdite e dei fallimenti vissuti. Spulciando, instancabile, la storia di ogni tradimento vissuto. Avvelenando se stesso con la sostanza tossica della colpa. Morire di fame pur avendo risorse per il banchetto, deforestando lentamente i territori boscosi dell'anima, asciugando fiumi di delizie, soffocando uccelli, negando fiori.

Avrebbe potuto passare il resto della sua vita proprio lì, disteso nell'autocommiserazione. Dove non c'era vento, dove non c'era il sole, dove tutti i momenti gioiosi morivano disidratati, dove sorgeva solo il dolore. Poteva, non perché fosse un posto piacevole, ma perché sembrava al sicuro lì.
Le insoddisfazioni organizzate, i colpevoli scelti, le scuse del giorno pronte, l'ascolto corazzato per non vedere quanto la stanchezza di tutta quella insipidezza offuscasse il percorso lasciato dalle suo orme. Stava lentamente filando il fragile tessuto di una pace a lungo desiderata.. Lì, era più facile non rischiare di spostarsi. Era più facile dimenticare che poteva fare delle scelte. Lì, era più facile da dimenticare.


Ma l'anima, sapiente e abile ricamatrice di pretesti, quando trovò una scappatoia, organizzò un modo per illuminare quel luogo. Fu allora che riuscì a vedere esattamente dove si trovava con chiarezza rivelatrice e anche sconcertante.

Molto tempo prima, non sapeva dove fosse il bagliore dei suoi occhi ma non fece nulla per riportarlo indietro. Era profondamente infelice e agiva occasionalmente come se nulla lo riguardasse.
Non aveva idea dell'ultima volta in cui aveva provato un'autentica soddisfazione e fino a quel momento non se n'era nemmeno accorto. Aveva dato così tanto potere agli altri da interferire con la sua gioia che si è svuotato fino all'esaurimento. Si allontanò così tanto dal suo cuore e dai suoi desideri da sentirsi rimpicciolito e inerte di fronte ad ogni colpo subito senza essersi protetto..
Aveva lavorato così duramente per diventare interessante per gli altri che aveva perso interesse per se stesso. Le delusioni successive provarono a dirgli che non era degno di cose che facevano la differenza, e lui ci ha creduto.

Ma nella chiarezza che libera, ricordando di poter fare delle scelte per la propria vita, alla fine ha scelto di lasciare quel posto, passo dopo passo, gentilezza dopo gentilezza... Adesso poteva contare di nuovo su se stesso. Rinnovare, gesto dopo gesto, l'impegno preso con il proprio cuore. Sentirsi responsabile della propria felicità con la fiducia di chi è consapevole di ciò che conta davvero. E con un nuovo desiderio di godere, innanzitutto, del dono dell'amore...” 
Ana Jacam
 Fan di Michael Jackson

ORIGINAL SOURCE


lunedì 5 novembre 2018

Michael Jackson: il Supereroe Nero


Da Jay-Z a Henry Louis Gates, la black culture americana racconta l'eredità del Re Del Pop: «Senza di lui Obama non sarebbe stato presidente»


Quando Michaell Jackson era un ragazzo, non era necessario dire “nero è bello”, ma bastava solamente guardarlo per riconoscerlo immediatamente. Nel 1969, nei giorni in cui le persone di colore rivendicavano la bellezza dei tratti somatici africani, arrivò lui come fosse la conferma di quell’idea. Con il suo viso d’angelo e la sua pelle perfetta, un naso imponente e un esplosione di ricci in cima alla testa, proprio in un’epoca in cui le acconciature afro erano un simbolo dell’‘orgoglio nero’.


 «La gente rispose in maniera viscerale alla bellezza di Michael Jackson», ha commentato il professore di Harvard Henry Louis Gates Jr. Nel 1969 era passato appena un anno dall’assassinio di Martin Luther King Jr., e il movimento per i diritti civili e in difesa delle persone di colore sembrava si sarebbe disintegrato, quando Micheal fece il suo ingresso in scena: un prodigio della musica soul, sprizzante di ottimismo e di entusiasmo giovanile. «Era un bambino che aveva già totalmente capito la lingua dell’R&B», ha detto il veterano dell’industria musicale Gary Harris. «Era come il risultato di un esperimento da laboratorio del soul. Se Diana Ross e Stevie Wonder avessero avuto un bambino, quello sarebbe stato Michael Jackson».

 Diventò immediatamente il primo ragazzino di colore nella storia a diventare una star. Tutti i primi quattro singoli dei Jackson 5 raggiunsero le prime posizioni della Billboard’s Hot 100 per una esordio incredibile. La gente di colore se ne innamorò subito e Michael diventò molto di più che un semplice artista, ero come se per ognuno quel ragazzino fosse un membro della propria famiglia. Le persone si sentivano protettive nei suoi confronti , pensavano a lui come si fa con un fratello più piccolo. «Lui era ‘nostro’», ha detto Q-Tip, «Lui ha significato tutto per la black culture».

 Ma non riguardava soltanto Michael. Solo qualche hanno prima l’amministrazione Johnson dichiarava ‘corrotta’ la famiglia nera con il Moynihan Report, e la grande famiglia Jackson con la sua immagine, unita, vivace, di successo e apparentemente felice, dava all’America una figura idealizzata della felicità domestica. Jay-Z mi ha confessato che da bambino cresceva con il desiderio di essere Michael Jackson, mentre cantava insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle. «C’erano Michael e i suoi quattro fratelli», ha detto il reverendo Al Sharpton, «tutti talentuosi e belli, il padre forte e la madre che teneva le redini della famiglia, e poi c’era Janet, le persone di colore si sentivano come “Wow tutti questi talenti nella famiglia ci mostrano che possiamo contare qualcosa”. Eravamo orgogliosi di loro».

 Michael ebbe anche una seconda famiglia: la Motown era un marchio fortemente radicato nelle comunità nere. Se Berry Gord diceva che il materiale era abbastanza buono per esser pubblicato, potevi scommettere che sarebbe stato un successo. I Jackson 5 erano l’ultimo grande nome ad essere uscito dall’etichetta di Detroit, ulteriore prova della teoria di Malcolm Gladwell in Outliers: The Story of Success per cui è il momento storico in cui si vive a determinare la possibilità o meno di successo.
«I Jackson sono stati la prima famiglia di sempre a beneficiare concretamente dell’era post-diritti-civili in America e della nuova politica di apertura verso artisti di colore» ha detto ?uestlove. «Il 1969 è stato l’anno in cui i confini sociali si sono aperti a un undicenne che sulle sue spalle portava l’America del post Malcolm/Martin/Motown. Gli storici dimenticano sempre di come queste tre M aiutarono l’America nera». 

'Thriller' arrivò alla fine del 1982 come l’affermazione definitiva che una generazione era pronta a fare la sua mossa. Jesse Jackson avrebbe fatto un tentativo per la presidenza, Eddie Murphy si stava lanciando all’assalto delle vette di Hollywood, Oprah Winfrey avrebbe iniziato il suo talk show leggendario mentre Bill Cosby metteva in piedi la miglior sitcom del decennio. Ma prima che tutto questo iniziasse, nell’aria già si respirava l’esplosione della black culture e Michael non vedeva alcun motivo per cui il colore della pelle avrebbe dovuto frenare la sua ascesa verso l’Olimpo della musica e di portare il suo talento allo zenith. L’attuale presidente della Motown, Sylvia Rhone, ha detto: «Durante la sua carriera, il suo successo ha cambiato drasticamente il mio punto di vista sulle possibilità che potevano aprirsi per gli afro-americani».

[...]

continua a leggere....

domenica 4 novembre 2018

Michael.. era Amore - di Amalia Amaki

Era Amore
Michael non amava per essere amato, amava perché era quello che era. Era amore. Non poteva cambiare e non era condizionabile, non era in vendita, non poteva essere manipolato. Potevi dargli un calcio in faccia, si sarebbe voltato e ti avrebbe aiutato, avresti chiesto perdono e ti avrebbe perdonato e detto di amarti. Non poteva smettere di amare, era la sua natura.

Era puro, davvero puro, non era contaminato e credo che suscita una tendenza ad essere sospettosi perché è così raro. Le persone non hanno familiarità con questo tipo di amore. Noi agiamo in una forma reciproca, come: "Ti amo se tu mi ami prima. Se mi ami ricambio il tuo amore. "
Siamo molto diffidenti dei doni e questo è quello che ci ha dato ... doni. Non poteva farci niente, semplicemente sgorgavano da lui, lui era quello che era.
Credo veramente che canzoni come 'Human Nature' e 'Man in the Mirror' - che non sono state scritte da lui - sono state composte per lui perché erano cose che aveva bisogno di cantare, è nato per cantare quelle canzoni... per insegnare alle persone ad amare .. per cambiare il mondo.
@ Amalia Amaki Storico dell'arte e critico del cinema afroamericano





L'incontro di Michael Jackson con Rudolf Nureyev

'' Il re del pop e il ballerino russo hanno accettato di ballare insieme durante lo spettacolo tributo a John Lennon '' Cynthia Lennon, la prima moglie di John Lennon [The Beatles] ha scritto nel suo libro “John “che per commemorare quello che sarebbe stato il cinquantesimo compleanno di John, accettò di prestare il suo sostegno ad un grande concerto di beneficenza, che si sarebbe tenuto negli Stati Uniti e trasmesso in tutto il mondo.

I fondi raccolti sarebbero stati utilizzati per sostenere iniziative di beneficenza per conto di John. "A luglio, dopo sei mesi di pianificazione, il concerto si stava modellando in modo brillante.

Ho incontrato entrambi - Rudolf Nureyev e Michael Jackson - che avevano accettato di ballare insieme come uno dei momenti salienti della serata.

 Il produttore di Star Wars, George Lucas, aveva accettato di occuparsi degli effetti speciali e anche altri artisti avrebbero partecipato [...]

 E' stata una grande impresa e ho viaggiato in tutta Europa e negli Stati Uniti, ho incontrato il cancelliere tedesco Wili Brandt e molti altri che volevano partecipare. Sono stata persino invitata al Senato degli Stati Uniti ed ero al fianco del sindaco di New York mentre la campana della pace suonava alle Nazioni Unite.

 Man mano che il concerto prendeva forma, sentivo che mancava qualcosa di necessario per suggellare il suo successo e renderlo il tributo perfetto a John: l'approvazione di Yoko ...

" Tuttavia, come si è scoperto, Yoko aveva i suoi piani per un concerto in memoria di John ... ma era un evento diverso da quello che Cynthia aveva in mente e né Michael né Nureyev ne facevano parte.

 Sono stati presentati una serie di artisti tra cui Ray Charles, Lenny Kravitz, Joe Cocker, Natalie Cole, Roberta Flack, Cyndi Lauper, Kylie Minogue, Lou Reed, Dave Stewart, Randy Travis, Terence Trent D'Arby e altri. 
 Ma come fan di Michael Jackson, possiamo solo immaginare a quale memorabile magia avremmo potuto assistere dal frutto della collaborazione di due maestri della danza così diversi come Nureyev e Jackson.
 Cynthia Lennon

ORIGINAL SOURCE 


domenica 12 agosto 2018

La Michael Jackson's Estate rinnova l'accordo con Sony

La Sony/ATV, gestita da Martin Bandier, si era già aggiudicata i diritti del catalogo di Michael Jackson Mijac Music nel 2012, detenuti dal 1980 dalla Warner/Chappelle. Le condizioni dell'accordo non sono state divulgate, ma si ritiene che sarà a lungo termine. 
Il precedente accordo fra Estate e Sony, era scaduto e il catalogo Mijac era nuovamente in offerta, in un asta recente alla quale hanno partecipato tutti i principali editor musicali. Dalla Universal alla BMG hanno partecipato tutti, ma Sony/ATV ha prevalso . 
Il catalogo comprende canzoni come "Bad", "Beat It" e "Billie Jean", insieme a molte altre. John Branca e John McClain , i co-esecutori dell'Estate hanno dichiarato: "La musica del più grande intrattenitore di tutti i tempi, Michael Jackson, è nelle mani dell'editore musicale numero uno al mondo". Il CEO di Sony/ATV, Martin Bandier ha dichiarato: "Abbiamo dovuto battere un'agguerrita concorrenza".

 -------------------------------------------------- 

 Sony Music ha rinnovato il contratto discografico con la fondazione intitolata a Michael Jackson, che controlla i diritti di sfruttamento dell'immagine e dei lavori dello scomparso Re del Pop. "La sua musica e i suoi video sono essenziali nella storia della cultura popolare", ha commentato l'ad della major Rob Stringer: "Sono orgoglioso di fare parte di questa storia, e di essere stato chiamato a cercare nuove vie per rendere disponibile la musica di Michael alle generazioni future". 

 Se da un lato il lavoro sul catalogo che la star di "Bad" ha lasciato in dote a partire dal 1979, anno di pubblicazione del suo debutto in proprio - "Off the Wall", all'epoca dato alle stampe dalla Epic, poi confluita nel gruppo Sony - rappresenterà senza dubbio l'attività principale del sodalizio (nonostante la scomparsa avvenuta nel 2009, Jackson annualmente muove ancora mezzo milione di unità fisiche all'anno e circa un miliardo di stream, per un guadagno complessivo quantificabile in diverse decine di milioni di dollari) dall'altro è lecito immaginare che dai vasti archivi dello scomparso Re del Pop qualcosa di inedito possa ancora essere estratto: come riferisce l'edizione statunitense di Rolling Stone, tra i termini dell'accordo ci sarebbe anche una clausola che accorderebbe alla fondazione la possibilità di pubblicare sei album in aggiunta ai dieci stabiliti dai termini del contratto. 

 Al momento, tuttavia, della pubblicazione di materiale d'archivio mai reso noto in passato non si trova cenno, almeno nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate alla stampa: John Branca e John McClain, chiamati a guidare la fondazione intestata a Jackson, per il momento si sono limitati a parlare di "preservare e sviluppare la sua notevole eredità musicale", senza specificare se - di questa eredità - il pubblico sappia già tutto oppure no.

SOURCE


sabato 24 giugno 2017

"Memorie su Michael" - Bruce Swedien


Dicembre 2009
L'ingegnere del suono vincitore di Grammy Bruce Swedien, che possiede una piccola fattoria con i cavalli ad Ocala (località in Florida, dove è pubblicata la rivista da cui è tratto l'articolo, ndt), condivide i suoi 20 ricordi più personali dell'amato e controverso Re del Pop.

Bruce Swedien sembra molto lontano dal mondo ad alta pressione della Top 40 radio. Un uomo tranquillo, con i capelli d'argento, un guardaroba semplice e un sorriso dolce, Bruce potrebbe passare per vostro nonno, vendendolo vagabondare nell'atrio del Paddock Mall. Ma lo sguardo può essere molto ingannevole.

Vedete, Bruce è uno dei migliori tecnici del suono in tutta la storia della musica, e ha i Grammy - 5 in tutto - per dimostrarlo. Ma al di là di tutti i dettagli tecnici di una carriera di cinque decenni nel settore della musica, Bruce ricorda le storie, soprattutto quelle dell'artista con cui ha registrato più di ogni altro, Michael Jackson.

Bruce ha collaborato con Michael dalle hit di esordio nella carriera solista del cantante fino alla sua prematura scomparsa all'inizio di quest'anno, e ricorda un lato dell'artista solitario visto raramente. Per il sempre cortese Bruce, l'enigmatico cantante dovrebbe essere ricordato per molto di più che il dormire con i minorenni, le ossa di Elephant Man, la camera iperbarica, o anche la danza che definisce la generazione. Per lui, Michael passerà alla storia come il "musicista supremo".

Queste sono le sue storie. 

1. La superstar cordiale

"E' molto importante per me che il pubblico capisca che il Michael che conoscevo era molto diverso da quello che pensano di conoscere. Non ho mai incontrato il Michael di cui si parla nella stampa. Il vero Michael è il massimo in termini di cortesia e gentilezza, con una vera passione per la sua arte. Diceva sempre 'per favore' e 'grazie' in un settore dove non si sentono mai quelle parole. Ha preso da sua madre".

2. Una nuova tecnica vocale

"Quando stavamo registrando 'Rock With You' per l'album Off The Wall, volevo che la batteria avesse un proprio spazio. Dopo averci pensato per un po', l'unica soluzione era quella che i falegnami dello studio mi costruissero una piattaforma per la batteria di tre metri quadrati, alta 25 cm dal pavimento, molto solida e rinforzata. Non molto tempo dopo, misi Michael sulla mia piattaforma per registrare la sua voce. Usai la superficie non verniciata del compensato per riverberare la voce di Michael verso il microfono. Tenere la piattaforma non verniciata conserva una superficie più porosa possibile, per mantenere della superficie riflettente nel campo acustico. Da allora l'ho usata per la sua voce".

3. Un gruppo estemporaneo

"Quando finii di mixare 'The Girl Is Mine' erano circa le otto di sera. Ero impegnato a fare le copie di sicurezza del master nella sala controllo, quando mi girai e vidi tutti i Fleetwood Mac - Mick Fleetwood, Stevie Nicks, Lindsey Buckingham, e Christine e John McVie. Christine sorrise e mi disse: 'Abbiamo sentito che stai facendo un disco di successo qui. Possiamo sentire?'. In quel momento mi accorsi che circa un centinaio di persone - le più famose persone della musica che si possa immaginare, tra cui Paul McCartney e Ringo Starr - erano tranquillamente entrati mentre ero occupato. Feci sentire loro il master per le successive tre ore e lo apprezzarono molto. Michael si nascose con me nella sala controllo, ma aveva un grande sorriso sul suo volto".

4. Quanto puoi andare in basso
(ovviamente parla di note basse, ndt)?
"Un giorno ero in studio a fare un mix speciale di 'The Way You Make Me Feel' per uno dei miei seminari quando ebbi un'ispirazione improvvisa. Misi al massimo della potenza il coro vocale di Michael, che ti sbatte contro il muro. Michael disse: 'Wow! Chiama la Epic e dì loro di far uscire il tuo mix, esattamente così, come un disco dance'. Andò al numero uno delle classifiche dance e ci rimase per tre settimane. Poi il proprietario di un popolare dance club di Francoforte mi chiamò e disse, con un forte accento tedesco, 'Mi devi otto woofer!'. Sembra che una delle mie enormi note basse avesse buttato giù otto dei suoi subwoofer molto costosi – proprio la prima nota!".

5. Tutto Michael, per tutto il tempo

"Naturalmente, Michael stesso canta tutte le voci in sottofondo. Michael è così esperto nel raddoppiare il sottofondo e le altre parti vocali che raddoppia anche perfettamente la sua frequenza di vibrato. La sua intonazione è impeccabile! Il passo successivo è lui che doppierà la stessa traccia nella stessa posizione al microfono. Dopo questa traccia, andrà indietro di due passi e registrerà un terzo passaggio della stessa melodia. Amalgamato con le prime due tracce viene fuori un effetto meraviglioso, che inganna l'orecchio facendo percepire una profondità di campo che in realtà non c'è".

6. Le lacrime

"Quando stavamo registrando la parte vocale di Michael [su 'She's Out Of My Life'], lui piangeva alla fine di ogni registrazione. Finita l'ultima registrazione – ne abbiamo fatte circa sei o sette - Michael era troppo imbarazzato per entrare in sala controllo. Uscì in punta di piedi dalla porta sul retro, entrò nella sua auto, e lasciò l'edificio".

7. Un lampo di brillantezza

"Mi ricordo chiaramente un episodio piuttosto interessante che è successo mentre stavamo lavorando nel bellissimo Studio D di Westlake, sul Beverly Boulevard a Hollywood. Una giovane donna camminava lentamente davanti alla finestra anteriore dello studio, che consentiva di vedere solo dall'interno verso il marciapiede e la strada. Tutto ad un tratto, mentre stavamo guardando, si tirò il vestito sopra la testa. Non indossava assolutamente nulla sotto! Io, [il produttore] Quincy [Jones] e [l'autore] Rod [Temperton] ci siamo girati e c'era Michael, devoto Testimone di Geova, che, nascosto dietro il mixer, si riempiva gli occhi con la visione!".

8. Non serviva nessun foglio con il segnale di inizio

"Michael era un artista così dedito alla sua arte che restava sveglio la notte prima di una sessione di registrazione per imparare i testi a memoria, in modo da poter registrare al buio. Questa non è la norma, soprattutto al giorno d'oggi. Gli artisti più recenti non sembrano curarsene così tanto, ma con Michael era facile trattare in studio. Per esempio, quando registravamo la voce, c'erano raramente più di cinque o sei registrazioni. Michael è sempre totalmente preparato".

9. Il bambino non è mio figlio

"'Billie Jean era una storia vera. C'era una ragazza che scavalcò il muro di casa di Michael e si mise sdraiata a bordo piscina. Poi accusò Michael di essere il padre di uno dei suoi gemelli".

10. Un finale emozionante

"In quei giorni, il mezzo principale era l'LP (stiamo parlando di vinile, ovviamente, ndt) e per avere più quantità di tempo registrato (praticamente un album più lungo in termini di minuti, ndt) bisognava ridurre il volume fisico, cioè ridurre al minimo l'impatto sonoro della musica. Quando riascoltammo l'album Thriller, vidi Michael sgattaiolare fuori dalla sala controllo e andare all'altro studio. Anche Quincy lo vide e lo seguì. Io ero dietro. Mi ricordo che Michael stava piangendo, era addolorato. Stavo per dire 'te l'avevo detto', ma Quincy venne in soccorso. Disse alla Epic che l'album non era ancora pronto e che avevano bisogno di altri otto giorni, uno per ogni canzone, per rieditarle e renderle migliori. Abbiamo dovuto snellire i due lati del disco fino a 20 minuti ciascuno, anche se il secondo lato era ancora un po' lungo, così mi feci furbo e misi tutte le canzoni alte, che prendono più spazio fisico, sul lato uno. Il resto è storia. Entro l'ottobre 1984, Thriller aveva venduto 120 milioni di copie nei soli Stati Uniti (forse al giornalista è partito uno zero di troppo: Thriller alla fine del 1984 aveva venduto 33 milioni di copie in tutto il mondo, ndt) e rimane l'album più venduto fino ad oggi".

11. La verità sul “Doggone”
(la traduzione letterale sarebbe "maledetto", praticamente è il termine "politicamente corretto" per "goddamn", ma visto l'argomento dell'aneddoto l'ho lasciato fra virgolette, ndt)
"Per me, il fulcro di “Thriller” è il brano del titolo, uno studio preciso di contrasti e di strati. Ho usato una bobina intera da 24 tracce solo per costruire l'intro spaventosa! Originariamente volevo che 'Max', il mio alano che pesava 90 chili, facesse il lupo, ma lui non lo voleva fare. Abbiamo lavorato per giorni. Abbiamo messo Max vicino al fienile perché ascoltasse i coyote... non successe niente. Così Michael disse: 'Farò io il lupo'. E lo fece".

12. Da una stella all'altra

"Sapete qual era la sua canzone preferita? 'Smile' di Charlie Chaplin. L'ho registrata con Michael che cantava dal vivo con la Filarmonica di New York nell'album HIStory".

13. Hai visto la mia infanzia?

"Quella canzone ['Childhood'] era splendida, semplicemente bellissima. Quando finimmo di registrare, Michael mi chiese se poteva andare in studio e incontrare l'orchestra. Gli fecero una standing ovation. Tutti i membri dell'orchestra di 50 elementi si alzarono e iniziarono a battere sui loro leggii con gli archetti più forte che potevano. Michael era entusiasta".

14. Who's Bad?

"Amo Prince. Stava per fare un duetto con Michael, 'Bad', così venne e registrammo una traccia di partenza, ma non so cosa sia successo. Non deve essere stato per i soldi, perché avrebbe venduto così tante copie che quello non sarebbe stato un problema. In ogni caso, quando Prince lasciò lo studio, si rivolse a tutti noi nella sala controllo e disse: 'Anche se non sono su questa canzone, sarà un grande successo'. Aveva ragione".

15. Tutto in famiglia

"Me la svignavo quando si trattava del resto della famiglia, perché poteva essere difficile trattarci. Suo padre, Joe, non era un uomo simpatico. Ma, si può dire che Joe aveva instillato in Michael una forte etica del lavoro. Janet è una ragazza bella e la più simile a Michael di tutti i fratelli. Quando ho iniziato a lavorare con Michael, si diceva che Janet e Michael erano la stessa persona. Non è terribile? Ha fatto 'Scream' solo per dimostrare che la gente sbagliava".

16. Il papà asilo

"I bambini amavano il loro papà. Ho passato un sacco di tempo con loro e sono dei bravi ragazzini. Stavamo lavorando alla Hit Factory di New York e Michael cambiava i pannolini, faceva tutte le cose che non ti aspettavi facesse. I bambini erano entusiasti ogni volta che lo vedevano".

17. Non è consentito telefonare a casa

"Walter Yetnikoff [presidente della CBS Records] era un un uomo duro. Ho fatto una registrazione con Michael, 'E.T.: The Storybook Album', ma Walter non l'ha pubblicato. A Michael si spezzò il cuore. Era bellissimo".

18 . Vuole essere colui che ha il controllo

"A partire da Dangerous, ho avuto la sensazione che Michael volesse essere responsabile di tutto, ed è in quel momento che Quincy ha abbandonato il progetto. Ecco perché non credo che si sentirà musica migliore di quella che è in Thriller".

19. Un imbarazzante riproduzione

"Michael odia fare le sessioni di riproduzione, dove si fa sentire il nuovo album ai pezzi grossi della casa discografica. Il manager di allora di Michael lo convinse ad essere presente a quella tenuta per far ascoltare ai dirigenti Sony l'album HIStory per la prima volta ai Larrabee Studios di North Hollywood. Quando suonò l'ultima nota, tutti questi geni dalla casa discografica semplicemente si alzarono e lasciarono lo studio senza dire una parola. Nessun applauso, nessun commento, nessuna reazione. Michael mi disse, con le lacrime agli occhi, 'Non lo farò mai più'".

20. Un capolavoro non ascoltato?

"Ho registrato una canzone con Michael, 'Don't Be Messin' Around', una delle mie preferite, e non è mai stata pubblicata. La sua passione per la musica era senza limiti".
Traduzione: 4everMJJ - MJSFansquare forum


ORIGINAL TEXT
Memories of Michael by Bruce Swedien



venerdì 16 giugno 2017

MJ - umile, premuroso, sensibile, affettuoso..

Dee Pffeifer
"Egli è il più umile, premuroso, sensibile, affettuoso uomo che potreste mai immaginare. Quello che si sente dire di lui da gran parte dei media è speculazione o invenzione, ma quello che si sente raccontare da coloro che lo hanno incontrato è assolutamente la verità. Diranno: ha un'aura che irradia calore, amore e tenerezza, e la maggior parte non dimenticherà mai quell'incontro.”

Quando eri accanto a lui o soltanto quando si trovava nelle vicinanze sicuramente c'era un'aura. Incredibile. Ricordo distintamente questa sensazione dopo un incontro con lui a Tenerife. Sentivo questo tremendo senso di amore per tutti. Volevo solo amare le persone. Michael non me ne aveva parlato direttamente ma era quasi come se quell'aura intorno a lui avesse contagiato me in qualche modo.. tutto questo ha un senso?

Quando sono andata negli Stati Uniti per il Memorial, ho pianto nel vedere così tanti messaggi lasciati in ognuno dei luoghi più significativi.. Dalla Hollywood Star a Neverland; da Carolwood Drive allo Staples Center.... ogni messaggio testimoniava gratitudine per quello che aveva fatto, di come li aveva ispirati a vivere i propri sogni e di quanto aveva insegnato loro. E in mezzo ai tanti biglietti c'erano crocifissi e riferimenti a Dio. Ero in ginocchio in lacrime. Avevo sempre saputo che era un uomo di Dio, ma non avevo mai pienamente realizzato quante vite aveva cambiato..

Anche quei fans che non avevano mai incontrato Michael sentivano un profondo legame con lui. Aveva quella capacità di attirare a sé le persone, sorprenderle con il suo amore e compassione ma anche con la sua aura che ha sempre riconosciuto venisse da Dio Onnipotente stesso ".
Dee Pffeifer, amica e una delle migliaia di persone che Michael ha aiutato durante la sua vita.


Dee Pffeifer, a friend of Michael and one of the many thousands of people that Michael helped throughout his lifetime
"He is the most humble, caring, sensitive, caring man you could ever imagine. What you hear about him from much of the media is either speculation or fabrication, but what you hear from those who have met him is absolutely the truth. Most will tell you, he has an aura that radiates warmth, love and tenderness, and most never ever forget such meetings.

When meeting or even around Michael, there was certainly an aura. It was quite incredible. And it wasn't just when meeting him, it often continued afterwards too. I distinctly remember after a meeting with him in Tenerife, I just had this tremendous sense of love for everyone. I just wanted to love people. Michael hadn't spoken directly about this to me, but it was almost as if that aura around him had somehow rubbed off on me, if that makes sense?

When I went to the US for the Memorial, I just wept on seeing so many notes and cards outside each of places of significance. From the Hollywood Star to Neverland; from Carolwood Drive to the Staples Centre, people from all over the world had come to place their condolences. And what an amazing impact he had on people's lives - every other note seemed to be thanking him for what he had done, how much he had inspired them to live their dreams, how much he had taught them. And, in amongst the notes and cards in every place were crucifixes and references to God. I was on my knees in tears. I had always, always known that this was a man of God, but I had never fully appreciated just how many ordinary lives he had changed.

Even those fans who never met Michael often felt a deep connection with him. He had that capacity to draw you close, to mesmerize you with his love and compassion, but also with his aura, which he always acknowledged was from God Almighty Himself."

ALTRI AGGIORNAMENTI MJGW
SPIRITUALITÀ, CONSAPEVOLEZZA, PREGIUDIZIO


lunedì 12 giugno 2017

Analizzando MJ: il Genio dietro la musica


La Columbia College Chicago's Center for Black Music Research ha presentato una conferenza sull'arte della musica di Michael Jackson. Si è tenuta a Chicago il 23 e 25 settembre 2010

Genio senza frontiere: Michael Jackson
Ha presentato studiosi, critici e colleghi di Jackson che hanno discusso dell'arte, della vita e dei tempi del Re del Pop. Sembra sia stato un magnifico evento che onora e ricorda Michael nel modo in cui merita davvero di essere onorato e ricordato.

di Howard Reich
Michael Jackson era un genio?

Non c'è dubbio, secondo gli esperti che si sono riuniti nel fine settimana al Washington Library Center Harold a parlare di questo argomento.
Per più di tre ore consecutive, gli appassionati di Jackson hanno ascoltato tracce audio, mostrato video, si sono scambiati aneddoti e analizzato una delle carriere più prolifiche della musica americana, anche se stroncata dalla tragica morte del cantautore lo scorso anno, all'età di 50 anni.
Con uno stuolo di ammiratori di Jackson in fila con un'ora di anticipo quel venerdì sera, gli esperti hanno fatto esultare la folla, senza mai rinunciare a quella parola che inizia con la “G”.
"Lui E' un Genio", ha proclamato il produttore Harry Weinger rifiutando un riferimento al passato.
A titolo di prova, Weinger ha suonato brani delle prime registrazioni di Jackson - molti ancora inediti - che dovrebbero essere pubblicate nelle prossime riedizioni del catalogo Motown . Un estratto dopo l'altro, gli ascoltatori hanno sentito un Jackson bambino cantando con straordinaria prodigiosità.

Il pezzo più sconvolgente è stato una versione a cappella di "Never Can Say Goodbye" con un pre-adolescente Jackson che fraseggia come un maestro. Senza i vantaggi di un sostegno strumentale o ritmico, Jackson mantiene facilmente il tempo ma trova anche il modo di allungarlo. Tiene infallibilmente il giusto passo finché non decide di piegarlo, per scopi espressivi.

L' intensità del tono struggente di Jackson, i disarmanti "ooh" e "aah" improvvisati nei momenti chiave della canzone, la chiarezza argentea della sua voce acuta, semplicemente sfidano ogni razionale spiegazione.
Nessuno sotto i 12 anni può cantare con tale perfezione, ardore e saggezza musicale senza il beneficio di doni straordinari.

Il talento di Jackson, naturalmente, alla fine lo ha reso un oggetto di adorazione in tutto il mondo, l'attenzione schiacciante forse spiega alcune idiosincrasie della sua personalità.

"Il ragazzo era terribilmente timido", ha detto il tastierista Greg Phillinganes, che ha registrato e girato in modo prolifico con Jackson.

"Potreste chiedervi, 'Come poteva essere così timido?'", ha detto Phillinganes, indicando un artista che appariva senza paura sul palco.
"Se tu fossi inseguito (dai fans) devi correre per la tua vita, e se questo è ciò che sperimenti da quando avevi 11 anni, saresti stato un po' diverso, no?".

Il vero Michael Jackson, ha spiegato Phillinganes, era l'uomo che stava davanti al microfono, in particolare nello studio di registrazione, e lasciava che tutta quella musica gloriosa uscisse da lui senza scrupolo o inibizione.

Quando Jackson stava registrando "She's Out of My Life", con Phillinganes alle tastiere, hanno continuato a lavorare e raffinare le prestazioni, ricorda il pianista.
"E alla fine di ogni ripresa, piangeva", ha detto Phillinganes. "Ed era vero".

Tutti i partecipanti al simposio, organizzato dal Centro per la 'Black Music Research' presso il Columbia College di Chicago, concordano sul fatto che Jackson era "perfetto" nelle sessioni di registrazione.

Anche se non suonava nessuno strumento - ad eccezione di un raro turno di batteria - di solito "cantava le parti delle percussioni e delle linee di basso" e altri dettagli musicali, ha ricordato la cantante Siedah Garrett, che ha scritto "Man in the Mirror" con Jackson e duettato con lui nel singolo "I Just Can't Stop Loving You".

Eppure, nonostante il coinvolgimento di Jackson in tutti gli aspetti della produzione musicale e delle sue registrazioni, spesso aveva giocosamente causato il caos nel bel mezzo delle sessioni.
"Michael ci metteva di suo per creare confusione", ha ricordato la Garrett con una risata. "Lui cantava la sua parte e poi quando toccava a me, mi lanciava le noccioline o qualcos'altro. Q. (Quincy Jones) mi disse (alla Garrett), 'Stai perdendo tempo in studio!' "

L'effetto cumulativo di questi ricordi, le informazioni inedite e le recenti registrazioni riportate alla luce si è dimostrato molto commovente, in particolare per il pubblico che lo venerava già.

"Lui è la colonna sonora della mia vita", ha detto uno dei presenti..
Verso la fine della serata, il 79enne Oscar Walden Jr., produttore radiofonico e televisivo di Chicago, si è alzato dal suo posto in mezzo alla folla e appoggiato al suo bastone si apprestava a leggere una poesia che aveva scritto per Jackson..
"Amo Michael", ha detto alla folla su cui è calato il silenzio.
"Era un genio".

ORIGINAL TEXT
Analyzing Michael Jackson: The genius behind the music


sabato 10 giugno 2017

"Stile di danza.." Michael J., L'artista e la sua Genialità

« - A cosa pensi quando balli?
- Pensare è la cosa più sbagliata che si possa fare quando si balla. »
(Michael Jackson durante un'intervista del documentario Living with Michael Jackson di Martin Bashir nel 2003.)

Quello che rese Michael Jackson celebre lungo tutta la sua carriera fu il proprio stile di danza, che ha generato migliaia di imitatori, parodie e flash mob. Alcuni passi inventati da Jackson risalgono già ai primi Anni Settanta, quando il giovane Michael si esibiva ancora con i Jackson 5 nei locali di Gary, sua città natale, e in seguito perfezionati. Michael inventò il ballo del robot all'età di 15 anni, nel 1974, per il brano Dancing Machine. Il Robot (detta anche mannequin, ovvero "manichino", in inglese robot dance), è uno stile di danza spesso confusa con il popping - che ha come caratteristica l'illusione e l'imitazione dei movimenti rigidi del robot o del manichino.

Tutti i movimenti della Robot iniziano e finiscono con un passo di locking, per dare l'impressione di un motore che parte o che si ferma. Il danzatore tiene una postura rigida per tutto l'arco dell'esibizione, fermo restando che i più abili danzatori sono in grado di rilassare la muscolatura pur mantenendo l'illusione del movimento rigido del robot. In conseguenza della stretta relazione tra la Robot, il popping e il locking, la Robot dancing è spesso confusa con il popping e la liquid dancing in generale. The Robot riferisce essenzialmente alla tecnica di imitazione sopra detta.

Così come il popping in generale, l'impatto visivo della robot può essere rafforzato ballando a ritmo con la musica. A differenza della maggior parte delle altre danze, la danza robot può anche essere accompagnato a cappella emettendo rumori simili ai movimenti elettromeccanici dei robot, rumori spesso eseguiti da Jackson. Alcune mosse, che in seguito migliorò, gli furono insegnate da James Brown. Agli inizi degli Anni Ottanta, perfezionò una tecnica che gli consentiva di realizzare delle piroette velocissime sui talloni tramite l'uso della forza centrifuga impressa dalle braccia, con le quali era in grado di compiere dalle tre alle otto piroette. Questo passo di danza venne impiegato in numerose esibizioni dal vivo, soprattutto durante le esecuzioni di 'Billie Jean', 'Smooth Criminal', 'Man in the Mirror', 'Dirty Diana' e 'Scream'.

Nel 1983, in occasione dell'esibizione al programma televisivo 'Motown 25: Yesterday, Today, Forever,' lanciò i suoi movimenti sulle punte dei piedi, e soprattutto il passo di danza che lo avrebbe reso celebre in tutto il mondo: il moonwalk (in italiano letteralmente camminata sulla luna) presentato allo show celebrativo dei 25 anni della Motown, sulle note di Billie Jean.
Molti considerano l'artista come l'inventore della mossa, anche se, come d'altronde ha affermato lo stesso Jackson, esso prende spunto da una tecnica usata dai ragazzi neri di strada dei ghetti. 
L'anno successivo realizzò la coreografia di 'Thriller', inventando il passo che imita il movimento degli zombie. Nel corso degli anni ha perfezionato sempre più il moonwalk, fino a migliorarlo nel 'Dangerous World Tour' (1992-1993) e poi ancora nell'History World Tour (1996-1997).
L'ultima volta che Jackson ha eseguito questo passo è stato nel 2001, durante i due concerti del Michael Jackson: 30th Anniversary Special al Madison Square Garden. Nel 1983 inventò poi il Sidewalk, ovvero un passo laterale basato sullo stesso principio del moonwalk rielaborato. Jackson eseguirà il sidewalk insieme al moonwalk in diverse sue coreografie. Già in passato Jackson, nel Victory Tour del 1984, tra le note di Billie Jean, aveva presentato una fusione tra i due, creando un movimento circolare basato sul medesimo moonwalk.

Nel 1988 diede un'altra prova del suo talento di coreografo e ballerino con l'Antigravity Lean, ovvero il celebre movimento antigravitazionale del video di 'Smooth Criminal', in cui il cantante si inclinava in avanti di 60º. Nel video usò delle funi, mentre per fare il tutto nelle esibizioni dal vivo usava delle scarpe modificate, di cui deteneva il brevetto, che permettevano a un gancio che spunta da sotto al palco di agganciarlo (ciò non si vede perché, prima che i ganci siano visibili, un ballerino entra in scena e butta un fumogeno e le luci di scena vengono momentaneamente spente). 
La presenza dei ganci tiene fermo il ballerino, ma è comunque difficile eseguire il movimento per il fatto che, per riportare il corpo in equilibrio, è necessario avere una grande forza nei muscoli delle gambe e della schiena.

Nel 1984 presentò lo Skywalk, detto anche Airwalk, in un concerto a Toronto durante Human Nature. In questo passo, Jackson dava l'illusione di camminare sospeso in aria, tuttavia lo usò solo in limitate occasioni, come in 'Working Day and Night' durante la prima parte del 'Dangerous World Tour' nel 1992 e in 'Dangerous' agli MTV Video Music Awards del 1995 (dove presentò anche il Sidewalk).

FONTE ORIGINALE

"I Want You Back" : Storia di una canzone


“I Want You Back” è la canzone di The Jackson 5 rilasciata come singolo il 7 ottobre 1969 per promuovere il loro album di debutto: “Diana Ross Presents the Jackson 5 “.

Joseph Jackson, padre e manager del gruppo, dal 1962 era alla ricerca di una casa discografica che incoraggiasse e sfruttasse al meglio i talenti musicali che i suoi figli avevano dimostrato di avere. Infine, dopo una completa sessione di prove, la band è stata selezionata dalla Motown. In particolar modo i produttori rimasero colpiti dai due ragazzi che si alternavano come voce solista: Michael Jackson e Jermaine Jackson.
The Jackson 5 mostrarono tutta la loro professionalità sapendosi adeguare a qualsiasi stile musicale, e così nel loro ampio catalogo musicale troviamo canzoni in stile R & B, soul, funk, e in seguito al fenomeno della musica disco. Considerati dalla stampa come "fenomeni", il gruppo mise in chiaro che non facevano parte del semplice pop usa e getta.

Una volta firmato il contratto con la Motown, i produttori, guidati da Bobby Taylor, si misero immediatamente alla ricerca di un repertorio per promuovere la nuova band. Nel bel mezzo di questa ricerca, un nastro che era rimasto sugli scaffali dei "demo" fu scelto..
Si trattava di una canzone intitolata "I Wanna Be Free", progettata originariamente per Diana Ross (la regina della Motown in quel periodo), ma visto che lei aveva un repertorio più solido e diversificato era stata messa da parte per essere destinata in futuro a Gladys Knight & the Pips. Questa canzone era particolare perchè l'aveva scritta 'The Corporation' (un gruppo selezionato di compositori formato da Berry Gordy, Freddie Perren, Alphonzo Mizell e Deke Richards).

Non trovando la canzone giusta per il debutto dei J5, fu lo stesso Berry Gordy (che era anche il fondatore e proprietario del marchio), che decise di riprendere quella canzone e adattarla allo stile del gruppo di adolescenti... Gordy si ispirò al suo lavoro precedente con Frankie Lymon, un altro giovane artista promosso dalla sua etichetta a cui adattava i testi d'amore per non suscitare polemiche o cadere nel volgare (la stampa del tempo prestava molta attenzione ai testi delle canzoni). Così "I Want To Be Free" fu ribattezzata "I Want You Back"....

Gordy aveva molta fiducia nel gruppo e sperava che questi ragazzi riuscissero a risollevare le sorti dell'etichetta Motown che - dopo l'invasione britannica e il pop psichedelico - era rimasta indietro.. vedendo allontanarsi sempre di più i primi posti nelle classifiche. Ma nei Jackson 5 c'era la formula per un cambiamento. Pertanto, il direttore generale non ci ha pensato due volte per aiutare la band.

Il brano fu inciso la prima settimana di luglio 1969 a Los Angeles, California, sotto la produzione di Bobby Taylor e i componenti di 'The Corporation'.
Voce solista: Michael, il più giovane dei Jackson 5 di soli 11 anni; la parte strumentale a carico di musicisti di sessione e membri della Corporation: Mizell al pianoforte, Wilton Felder e Don Peake al basso, David T. Walker e Louis Shelton alla chitarra e Gene Pello alla batteria.
Nel mese di ottobre 1969 la canzone inizia ad essere trasmessa alla radio. Ogni giorno che passa la fama dei Jackson 5 cresce sempre di più, la conferma arriva quando il 10 gennaio 1970 raggiunge la prima posizione della classifica Billboard Hot 100. (Il 31 gennaio è stata surclassata da "Venus" della band 'The Shocking Blue'.)

"I Want You Back" è stata la canzone che ha dato la spinta iniziale verso la via del successo dei J5 all'interno del pop degli anni '70. Con loro è arrivata una truppa di giovani artisti che desideravano essere catapultati verso la fama sfruttando lo stesso stile musicale.
Alcuni hanno avuto i loro attimi di gloria, altri si sono persi nel tentativo, il resto … erano Jackson 5.

Visualizza
TESTO ORIGINALE - CREDITS


Michael Jackson, le Filippine e me di Paul Bright - 29 giugno 2009


Da Military Brat , ( monello militare ) cresciuto nelle Filippine, il moonwalk di Michael Jackson ha avuto più di un semplice effetto di intrattenimento sulla mia vita.

Era il 1984. Vivevo in un paese del terzo mondo. Avevo una bella casa, ma i miei vicini di casa vivevano in capanne di paglia. Il nostro quartiere era bello e pulito, ma alcune delle strade a pochi isolati più avanti avevano un odore di spazzatura. Avevo 10 anni e avevo i soldi quasi continuamente molto più del ragazzo della porta accanto, ma per gli standard americani la nostra famiglia era una classe media. Le differenze su carta tra la mia famiglia e la maggior parte del quartiere erano impressionanti.

Ma una cosa che avevamo in comune era Michael Jackson.

Quando "Thriller" fece le cose in grande, non c'erano più gare in tutto il mondo. Non c'erano più colori, niente più classi sociali , niente più soldi. Tutto quello che si sapeva è che tutti volevamo imparare tutte le mosse di "Thriller", comprare una giacca come quella di "Beat It", o capire come si facesse il moonwalk. Molti di noi hanno provato a cantare come Michael Jackson. Ogni venditore ambulante vendeva almeno un nastro di Michael Jackson con le canzoni senza voce così da potersi perfezionare . I libri coi testi di tutte le canzoni "Thriller" erano molto richiesti. Ho passato molti giorni ad aggiustare il pessimo inglese e a correggere l' ortografia dei testi . Potete vedere cosa sono riuscito a fare!

Michael Jackson non era soltanto musica. Quando si vive nelle Filippine come un monello militare, era uno strano mix dell'essere avanti e indietro nello stesso momento. Eravamo vicini al Giappone, in modo che CD e le altre accurate tecnologie fossero nelle nostre mani prima che negli States. Ma gli States sapevano che cosa bolliva in pentola già sei mesi prima di noi. Non c'era internet o un telefono cellulare tecnologico per poter mantenere le persone aggiornate. Eppure Michael Jackson era di tendenza in ogni momento, continuamente E' stato il nostro riferimento. Non c'era nessuno che non era suo fan. Non c'era nessun ragazzo che non ruotava una caviglia o rompeva un vaso di sua mamma mentre si esercitava nel moonwalk.

...Qualunque cosa si creda di lui, qualunque cosa tu pensi che abbia fatto o non fatto, però è morto, qualunque siano stati i problemi, ricordate che per quanto magico fosse Michael , era umano proprio come te. Eppure il suo dono di Dio, è stato quello di intrattenere, illuminare, esibirsi, e donare se stesso come nessun altro. Tutti voi conoscete questo.... 

Original text

David Nordahl - Ritrattista personale di MJ condivide la visione del Re del Pop


di Edna Gundersen, USA TODAY
24-08-2009


L’artista David Nordahl era a casa a dipingere nel febbraio del 1988 quando il telefono squillò a mezzanotte. Una voce disse, “Sono Michael Jackson”.

Si, ceeeeerto, pensò. Ma si rese presto conto che la telefonata non era uno scherzo.
Nel visitare l’ufficio di Steven Spielberg, Jackson aveva ammirato uno dei quadri di Nordahl raffigurante delle truppe dell’esercito che invadevano il campo degli Apache, dove un giovane caporale faceva da scudo a due bambini indiani. Per questo motivo ora il cantante stava cercando di contattare il pittore. Per avere delle lezioni d'arte.

“Mi chiese se insegnassi disegno e pittura”, dice Nordahl, le cui opere sugli Apaches del XIX secolo sono ben valutate. “Gli risposi di no ma che ci avrei pensato. Ero molto impegnato”.
Quella conversazione di un’ora diede il via ad una grande amicizia e ad un rapporto di lavoro che portò Nordahl ad abbandonare la sua fama nel mondo dell’arte per una vocazione quasi claustrale come ritrattista personale di Jackson. Dal 1988 al 2005 Nordahl completò centinaia di quadri e circa una dozzina di commissioni epiche, 7 dei quali erano compresi nei 2000 oggetti di Jackson che sarebbero dovuti andare all’asta con la Julien’s Auction, che il cantante ha bloccato la scorsa primavera.

Varie tele inglobano le grandiosi fantasie di Jackson e la sua visione del mondo come una fiaba. In un enorme trittico viene incoronato e nominato cavaliere in vesti regali. Lungo un sentiero soleggiato in “Field of Dreams", fa da guida a bambini di tutte le nazionalità (con la sorella Janet, l'attivista contro l'AIDS Ryan White e l’attore Macaulay Culkin). Il suo primogenito sonnecchia su un trono d'oro di grandi dimensioni in "Prince, The Boy King".

Nordahl, 68enne, divenne non solo l’artista vivente preferito da Jackson (Michelangelo guidava la classifica di quelli storici), ma anche un fidato consigliere e confidente che disegnò le giostre di Neverland e partecipò alle uscite di famiglia.
Ha evitato i media per anni "perché volevano parlare sempre di cose negative, quando io non ho mai visto nulla di negativo in Michael” dice il pacato Nordahl. Parla ora nella speranza di illuminare un’immagine oscurata dalla morte di Jackson il 25 giugno.

“Ho sempre pensato fosse una persona normale”, dice, “E’ la persona più premurosa e rispettosa che io abbia mai incontrato. In 20 anni, non l’ho mai sentito alzare la voce”.


I primi tempi: creatività
Il rapporto fra il pittore e Jackson iniziò dopo che il cantante lo invitò ad una sua tappa del Bad Tour a Denver nel marzo del 1988.
“Non sapevo cosa aspettarmi”, dice Nordahl. “Era dolce. Visitammo gallerie, librerie ed una mostra privata di King Tut. Ci sedemmo, parlammo, ridemmo e disegnammo”.
Jackson dimostrò talento, ma aveva troppa poca esperienza per dedicarsi alle arti visive. Invece i due iniziarono a metter giù idee perché Nordahl le dipingesse. L’artista concepì un primo lavoro, “Playmates for a Lonely Child” (Compagni di gioco per un bambino solo), un olio su tela di Jackson in una scena silvestre da libro di fiabe. Poi Nordahl intraprese un'opera più audace, "Field of Dreams", uno studio a olio di 36 per 104 pollici per un lavoro incompiuto che avrebbe misurato 12 per 38 piedi.

Ha lavorato non stop: ritratti di grandi dimensioni, quadri mitici, disegni a carboncino da 10 piedi, una targa sul cancello di Neverland. Nordahl ha fatturato a Jackson prezzi in linea con quelli praticati prima con la sua galleria d'arte, fino a 150 mila dollari per pezzi di grandi dimensioni, e dice di essere stato sempre pagato.
I suoi compiti si estesero alla progettazione del parco di divertimenti dopo che Jackson iniziò a sviluppare il ranch a nord di Santa Barbara, in California, e Nordahl si destreggiò abilmente in diversi progetti, adattandosi allo stile di vita incantata di Jackson. A Neverland i due testatavano le giostre e curavano il serraglio esotico.

Andarono più volte a Disneyland e trascorsero del tempo dal miliardario Ron Burkle a La Jolla in California dove, a causa dell’insonnia di Jackson, Nordahl gli teneva spesso compagnia facendo battute e chiacchierando in riva al mare. (Fu anche vittima di uno dei noti scherzi di Jackson, trovando una volta la ventiquattrore imbottita di chewingum).

Scoprì anche il Jackson al di fuori del glamour, che alla fine degli anni ’80 spesso guidava una Chevy Blazer (e si nascondeva in un benna per non essere assalito alle stazioni di benzina) e viveva in un appartamento di due camere a Los Angeles.
“Mi aspettavo un attico con la servitù”, dice Nordahl. “C’era un pianoforte in cucina, una macchina del popcorn e un buon sistema audio. Riguardo al resto dell’arredamento non potevi ricavarne più di 50 dollari ad un mercato dell’usato. Prima dei bambini, Michael viveva in maniera molto semplice”.

Cosa vi accomunava?
“Sono cresciuto in una famiglia difficile, come lui”, dice Nordahl, che Jackson ringrazia nelle note degli album Dangerous del 1991 e History del 1995. “Non abbiamo potuto giocare crescendo e siamo entrambi fanatici del lavoro."
"C’era un legame”.


Anche Nordahl ha avuto una gioventù problematica
Nato a Albert Lea, Minnesota, Nordahl lasciò la sua casa a 12 anni e si è mantenuto fino alla scuola superore lavorando in aziende agricole, decorando auto e vendendo le sue opere.

"Non ricordo un momento in cui io non abbia disegnato" dice. "Ho avuto un padre che mi maltrattava ed era alcolizzato e il disegno è qualcosa che ti porta fuori del mondo reale. Sono sempre stato interessato a cowboy e indiani. Vendevo i disegni di Lone Ranger ai miei compagni di classe".
Iniziò a specializzarsi in Apaches dopo essersi trasferito a Steamboat Springs, Colorado, nel 1977 e le sue rappresentazioni dettagliate e meticolosamente studiate presto attirarono i collezionisti.

"Il suo lavoro aveva molta integrità, e lui era uno di quei rari artisti che era umile ma di grande talento", dice l'importante mercante d'arte Ray Dewey di Santa Fè, che a causa della forte domanda per i lavori di Nordahl ha tenuto addirittura delle lotterie per determinare gli acquirenti.
"La sua tecnica prevedeva un tempo di esecuzione lungo, perciò non era prolifico. Quando mi disse che aveva intenzione di lasciare e dipingere per Michael Jackson, avevo 200 persone in lista d'attesa per il suo lavoro. Era un decisione interessante da parte sua.

"Penso che ciò Jackson vedeva in David era un artista completo" dice Dewey. "Era un perfezionista. Coreografava tutto. Jackson può anche aver visto il suo impegno per la famiglia. David principalmente dipingeva cultura e stili di vita del popolo Apache, ma dipingeva un sacco di bambini, non solo guerrieri. E dipingeva animali bellissimi, soprattutto cavalli.

Quello che Nordahl vide in Jackson era un genio ferito ed incompreso che si sentiva spiritualmente obbligato ad aiutare i bambini.
Nonostante Jackson sia stato assolto dalle accuse del 2005, "il suo spirito si spezzò”, dice Nordahl. “Michael non avrebbe mai molestato un bambino. Si sentiva sempre così male per i bambini maltrattati o malati. Trascorreva così tanto tempo con i bambini gravemente malati. Se una madre lo chiamava per un bambino morente da qualche parte, lui saltava su un aereo.

"La gente parlava di Neverland come il suo parco di divertimenti privato. E' stato sempre concepito per i bambini. L’ultima volta che sono stato al ranch avevano messo uno schermo Sony Jumbotron di fronte ad un edificio per i bambini malati, in modo che se i bambini si svegliavano di notte potevano vedere i cartoni”.


Michael era un papà vero
Nordahl era stupito del fatto che Jackson sembrava suscitare più derisione che simpatia.
“La gente lo accusò di cercare di essere bianco, il che è ridicolo”, dice. “Quando lo incontrai la prima volta, la sua vitiligine (una malattia della pelle che causa la perdita della pigmentazione) aveva colpito il lato destro del suo viso fino al collo. Gran parte della mano destra era bianca. Macchie assolutamente bianche. Usava il trucco perché era costretto. Senza, era tutto chiazzato”.

Nordahl non ha mai visto Jackson assumere farmaci ma era ben consapevole dei dolori di cui soffriva dopo che i capelli della star avevano preso fuoco durante lo spot della Pepsi.

“Quando cercarono di curargli la parte ustionata, sotto lo scalpo aveva come un palloncino che si era gonfiato”, afferma Nordahl. “Me lo fece sentire. Era un enorme bozzo. Appena la pelle si è tesa, l'hanno tagliato e asportato e hanno ricucito lo scalpo. Era un dolore straziante”.
Jackson non sembrava proprio un tossicodipendente, dice Nordahl, dato che evitava sigarette, alcool, bibite e zuccheri.
“Era per lo più vegetariano”, dice. “Quando era in tour i cuochi gli facevano mangiare pesce e qualche volta pollo. Amava le alette di pollo. Beveva sempre acqua. Ho bevuto del vino con lui solo due volte, una volta con (la sua ex-moglie) Lisa Marie (Presley) ed un’altra a casa di Ron Burkle. Michael ne bevve solo un bicchiere".

La prova lampante della natura responsabile di Jackson emerse nell'educazione di Prince, Paris e Blanket.

“Michael era un vero papà, non un papà di Hollywood”, dichiara. “Si alzava di notte per dar loro il biberon. Li cambiava, faceva loro il bagno, tutto ciò che fa una mamma.
"Per tutto il tempo che ho trascorso con quei bambini, non li ho mai sentiti supplicare per qualcosa o fare i capricci. Non li ho mai sentiti piangere.
Erano così stabili.

"Jackson ha fatto di tutto per non viziarli", dice Nordahl, ricordando una modesta festa di compleanno tenuta a L.A. per gli otto anni di Prince.(la madre di Jackson, Katherine, e la sorella Rebbie erano venute, ma saltarono la festa a causa delle loro convinzioni di Testimoni di Geova, dice.)
“Ero curioso di vedere cosa avrebbe ricevuto Prince”, dice Nordahl. “Mi immaginavo si trattasse di qualcosa di molto stravagante, ma non ricevette niente che costasse più di 2 dollari. Gli regalarono il Play-Doh (plastilina), dei piccoli supereroi, cose che di solito riempiono le calze.

"Ai bambini non era permesso guardare la TV o dei DVD o giocare con i videogiochi a meno che non avessero guadagnato dei punti nei compiti. Niente veniva loro regalato. Michael diceva, 'Voglio che crescano nel modo più normale possibile'. Quei bambini erano così rispettosi e cortesi, davvero dolci”.

Visita a sorpresa a Santa Fe
Nordahl era legato a tutti e tre. Di solito l'artista trascorreva del tempo con i bambini Jackson nella West Coast. Ma nel weekend del Memorial Day del 2004 la star e i suoi figli fecero una sorpresa a Nordahl arrivando a Santa Fe con il suo bus privato (con una TV al plasma da 60 pollici). Jackson suggerì di andare a vedere un film.
“Pensavo che saremmo andati in una sala di proiezione privata" dice Nordahl "L’autista ci portò al DeVargas Mall. Michael era amico del regista del film “The Day After Tomorrow” (Roland Emmerich) e quella era la settimana della prima. Il centro era affollatissimo e non c’era nemmeno un posto per parcheggiare. Presi i bambini, comprai i biglietti e il pop-corn ed entrammo. Michael arrivò appena spensero le luci.
"Le luci si riaccesero, e nessuno si accorse di lui. Indossava un cappellino da baseball e uno di quei pigiami di seta cinese. I bambini erano senza maschera. Qualsiasi giornalaccio avrebbe pagato 100 mila dollari per una foto simile”.

Il futuro poco chiaro dei dipinti
Vide Jackson per l’ultima volta nel 2005, quando il cantante si trasferì in Bahrein giurando di non tornare mai più a vivere sul suolo statunitense. Mentre Jackson era via Nordahl riprese a dipingere Apaches e pensò che sarebbe stato convocato una volta che Jackson avesse trovato una nuova casa e una vetrina per i suoi tesori.

Il destino dei dipinti di Nordahl di proprietà di Jackson è in un limbo, per quanto possano essere parte di una mostra itinerante di cimeli del cantante proposta dagli amministratori del patrimonio. "Mi piacerebbe vederli in un museo di Michael Jackson" dice Nordahl. "Questo è stato sempre l'obiettivo di Michael. Lui era molto schivo, ma capiva di essere un'icona della musica".
Nordahl, rappresentato dalla Settlers West Gallerie a Tucson e dalla Sherwoods Spirit of America a Santa Fe, è tornato alla pittura di Apaches e di altri soggetti .

Se la sua lunga pausa dagli occhi del pubblico abbia danneggiato la sua autorità o reputazione "è difficile da valutare", dice Dewey. "Io non so se abbia favorito la sua carriera. Un artista che fa delle commissioni per un solo mecenate, spesso è isolato a meno che il mecenate pubblichi o esponga il lavoro. David è sempre stato indipendente, e non ha mai cercato pubblicità".

E quanti clienti sono come il Re del Pop?
"Abbiamo avuto modo di essere così buoni amici che ho dimenticato con chi avevo a che fare" dice Nordahl. "Poi faceva questi passi di danza, veloce come un fulmine, e realizzavo: E' il miglior entertainer al mondo".

CREDITS-LINK

ORIGINAL

giovedì 10 novembre 2016

Gloria Haydock e la rara telefonata ricevuta da Michael Jackson

Per i suoi ammiratori e sostenitori (e, in alcuni casi, i media)..

L'8 novembre 2005 Gloria Haydock (Presidente della ormai chiuso fanclub, MJNI) ha ricevuto una rara telefonata da Michael Jackson, e questo è quello che lei dice sul suo sito riguardo a questo:

"[...] Ho ricevuto una telefonata, quel giorno, apparentemente di punto in bianco, da Michael. [...] Da una selezione di messaggi che ho visto sulla bacheca di MJNI.COM, alcuni fan non capiscono perchè Michael mi ha telefonato. [...]. Mentre il processo si avvicinava, abbiamo deciso di lanciare una campagna che permetteva ai fan di tutto il mondo di mostrare il loro sostegno per Michael. Così, il 13 novembre del 2004, il team di MJNI ha lanciato MJNI.COM Support Michael .

Il nostro obiettivo era quello di raggiungere almeno 10.000 impegni entro la fine del processo, un obiettivo che , insieme con il supporto di decine di fan club di molti paesi in tutto il mondo si sarebbe ottenuto facilmente. Già nel 2002, quando Michael aveva bisogno di una piattaforma per poter parlare con i fan, ha accettato il nostro invito a visitare il Regno Unito e abbiamo organizzato il nostro Thriller Killer party e una marcia per Londra, con un conseguente forte dimostrazione di sostegno di 2000 fan!

Chi può dimenticare il discorso di quindici minuti di Michael a Killer Thriller? Fu monumentale! Durante la sua recente visita a Londra, Michael ha ricevuto una mia lettera che spiega la nostra campagna durante il processo, ed è leggendo questa il motivo per cui mi ha chiamata per esprimere il suo ringraziamento e la gratitudine a noi, ai fan, con le sue parole, per il nostro "sostegno, amore e lealtà." [...]. [Un giorno] squillò il telefono

..."Tieni duro perchè è il signor Jackson ..." la voce al telefono ha annunciato. Prima che potessi raccogliere i miei pensieri, ci fu una voce maschile sulla linea, e mi sono sentita di dire: "Michael?".

"Piacere di sentirti.." Michael replicava con un tono calmo e amichevole che mi ha fatto sentire subito a mio agio e rilassata.
Michael si è dimostrato molto riconoscente e gentile [...] iniziando a esprimermi gratitudine e apprezzamento per tutti i suoi supporters. Lo ha enfatizzato dicendomi: "Per favore, estendi il mio apprezzamento per la lealtà di tutti e per il supporto dimostrato, perchè l'ho veramente apprezzato, ho apprezzato ogni cosa, davvero."

Mentre Michael parlava, mi sono subito stupita dalla sua sincerità. [...] Fortunatamente Michael è stato molto socievole iniziando sempre lui la conversazione cosa che mi reso più facile comunicare con lui. La mia prima risposta fu quella di ringraziarlo sinceramente per la chiamata ed esprimere quanto ero onorata che lui aveva aveva trovato il tempo di riconoscere il nostro lavoro , soprattutto perché ero consapevole delle grandi esigenze sui suoi tempi. Michael è stato molto gentile e ha ricambiato il mio sentimento.

Durante la telefonata Michael è stato molto ripetitivo nel sottolineare il proprio amore e il proprio apprezzamento ai suoi fans per ogni cosa che loro hanno fatto per lui durante tutti questi anni, il loro incondizionato amore e supporto. E così ho potuto capire quanto sia per Michael importante che i fans sappiano del suo amore e interessamento verso i fan stessi. Sembrava volesse ribadire di essere stato a conoscenza di ogni sforzo e supporto a suo sostegno. Ha sottolineato che voleva che il messaggio di ringraziamento arrivasse a tutti i fans per far capire loro i suoi sentimenti.

Più avanti nella conversazione Michael mi ha chiesto specificatamente di ringraziare i fans che sono andati recentemente a Londra per vederlo. Mi ha spiegato quanto voleva incontrare i fan ma che le restrizioni imposte dalla polizia hanno reso difficile la cosa.
Ha anche menzionato in maniera speciale i fans che hanno viaggiato e lo hanno supportato a Santa Maria [durante il suo processo del 2005] ribadendo quanto fosse stata apprezzata la cosa e come gli avesse dato coraggio.

Durante la conversazione, Michael ha continuamente fatto riferimento ad una cosa che ho ben presente come fan e come leader di fan club da oltre 20 anni: apprezza il supporto ed ogni sostegno da tutti i suoi fans, da quelli che hanno poche possibilità di vederlo quando lui è in qualche città, a quelli che non possono permettersi i biglietti per i concerti o viaggiare quando gira il mondo in tournee fino a quelli che non avendo internet non possono partecipare ed interagire con i forum.

Ma loro supportano Michael nel loro cuore, seguendo i documentari, iscrivendosi ai fan clubs e comprando i suoi dischi e merchandising quando disponibili. Michael dice a questi fans grazie allo stesso modo di come ringrazia quelli che, con sacrifici non solo economici, hanno viaggiato e si sono accampati a Santa Maria per il processo per farlo sentire meno solo.

Poi Michael è diventato più eccitato parlandomi una nuova canzone che ha scritto e del quale vuole che i fans vengano a conoscenza dicendomi "Non vedo l'ora di registrarla. L'ho scritto durante il processo, puoi farglielo sapere [ai fan ndr.]..." La canzone che Michael ha scritto durante il processo pe ri fan si intitola "You Are So Beautiful". Gli ho chiesto di chiarirmi se questa canzone sarebbe stata nel suo prossimo album e se questa fosse differente dalla canzone che tutti stiamo aspettando a breve per la raccolta fondi ... Lui mi ha risposto "Sì" ad entrambe le domande.

Poi mi è parso più giocherellone ed eccitato parlandomi del magazine KING . Mi ha detto quanto amasse KING e mi ha menzionato un paio di articoli, suoi preferiti (uno in particolare riguardo a Neveland).
[...] Avendo già parlato di nuova musica, ho chiesto a Michael se sapesse quando il nuovo album sarebbe uscito; lui è rimasto sul vago... Mi ha detto: "Scrivo in continuazione", mi ha poi detto che non ci vorrà molto e che era in studio.

Ho poi chiesto se si sarebbe esibito ancora in concerto dicendogli che a noi fans sarebbe piaciuto molto rivederlo cantare live. E ancora mi ha risposto che non ne è sicuro riguardo ciò e che probabilmente farà film. Ho detto a Michael che una delle ragioni per cui lui ha così tanti fans leali è proprio perchè è ha un talento eccezionale e che sarebbe stato fantastico risentirlo cantare live. Ricordandomi quando divenni io fan durante il Bad Tour e la gioia nel vederlo esibirsi, ho osato di più, forse troppo, suggerendogli che magari sarebbero bastate poche date in posti più intimi invece che un intero world tour.

Michael ha accettato i miei suggerimenti e i miei commenti con gentilezza ed umiltà, una qualità che parlando del Re del Pop non viene mai enfatizzata abbastanza, ma non credo si renda conto di quanto noi disperatamente vogliamo vederlo nuovamente onstage. Potrei fantasticare tutto il giorno su Michael che canta Speechless in un evento speciale su inviti per noi suoi fan, ma... torniamo alla realtà...

Michael ancora una volta portava la converasione verso il suo amore per i fans dicendo: "Amo loro e tutto quello che fanno, ogni cosa. Vedo ogni cosa che fanno, non mi perdo niente. Noto e sento ogni cosa, dalle loro lettere e posters ai gesti e i regali..."

A questo punto si avvertiva un senso di inquietudine nella voce di Michael, mi rendevo conto del tipo di frustrazione possa provare Michael per la sua impossibilità di poter raggiungere le migliaia di fans sparsi per il mondo, far capire loro quanto li ami e tenga a loro; vorrebbe mostrare loro di più, la sua gratitudine e apprezzamento per i molti anni di leale supporto.
... E con questo la conversazione era alla fine. Con sincerità nella sua voce, Michael mi ha lasciato ripetendo "Dio vi benedica" diverse volte e scusandosi. Ecco che la conversazione che rimarrà per sempre nella mia mente era giunta al termine. [...]
Gloria Haydock

ORIGINAL TEXT - CREDITS TRADUZIONE


The making of 'Human Nature'

Un estratto da Making Michael , Steve Porcaro membro della band Toto racconta come 'Human Nature', per l'album Thriller , è nata.


Nell'autunno del 1982, era sicuro che 3 delle canzoni di Michael, 'The Girl Is Mine', 'Wanna Be Startin' Somethin '' e 'Billie Jean', sarebbero andate al taglio finale, così come 'Thriller ' di Rod Temperton. In quel momento queste erano le canzoni considerate pietre miliari per il disco. Altre invece, come 'Carousel', 'Got the Hots' (scritto da Michael e Quincy), 'Nightline' (scritta da Glen Ballard) e 'She's Trouble' (scritta da Terry Britten, Sue Shifrin e Bill Livsey), così 'Baby Be mine ',' The Lady in My life 'e' Hot Street ' di Temperton , erano prese in considerazione.
Ma alcune di queste canzoni facevano pensare a Quincy e Temperton di riconsiderare il senso dell'album.
Avevano realizzato canzoni come 'Hot Street', 'She's Trouble' e 'Got the Hots' ma ritenenvano che fossero troppo frivole e lineari rispetto a' Wanna Be Startin 'Somethin' ,' Billie Jean 'o' Thriller '. Quello che davvero mancava , secondo Quincy, era una bella canzone rock. E così incoraggiò Michael, così come gli altri, a scriverne una. Steve Porcaro racconta che Quincy era alla ricerca di qualcosa sulla scia di 'My Sharona' dei The Knack, e quindi chiese al collega di band di Porcaro ,David Paich ,di trovare qualcosa sul genere. Ma invece di ottenere quel genere di canzone da Paich, un altra song catturò l'attenzione di Quincy.

Porcaro, mentre lavorava su Thriller, viveva a casa di Paich e lo aiutava a mettere le sue idee su nastro, prima di arrivare a Michael con il suo materiale. "Per un periodo di tempo , circa una settimana,Quincy mandava un suo assistente a casa di David tutti i giorni prelevando alcune delle cassette del materiale a cui stava lavorando," ricorda Porcaro . "Un giorno, David mi ha detto di prendere due solchi dal materiale creato e al quale aveva lavorato il giorno precedente, per farne una copia in cassetta da consegnare all'assistente di Quincy che stava arrivando . Ma quando sono andato in studio per occuparmi di questo, mi sono accorto che avevamo finito le cassette ".

Porcaro stava lavorando su una nuova song dal titolo 'Human Nature', anche se era tutt'altro che finita. "La demo che avevo in quel momento era solo una traccia molto acerba senza testo ne versi, c'era solo la mia voce mentre cantavo in modo orrendo la stessa frase più e più volte, solo la parte del coro era perfetta. Era una canzone pensata per i Toto. E questa song era registrata su una cassetta, così pensai di registrare i solchi di David nel lato B di quella cassetta.. Poi modificai l'etichetta, in modo che sembrasse sul lato A, il lavoro di David e senza scrivere nulla sul lato B. E la cassetta poi fu mandata a Quincy. "

Quando Quincy mise su il nastro di Paich, dimenticò di togliere l'auto-reverse e così "Tutto d'un tratto, alla fine invece di sentire solo silenzio" ricorda Quincy "si sentiva 'perché, perché, dah dah dum dum dum dum dum dum, perché, perché'. Mi viene la pelle d'oca solo a parlarne. E così dissi: 'Che diavolo è questo, cioè che cosa dovrebbe diventare' perché ha un suono meraviglioso. "Il produttore chiamò Paich il giorno dopo dicendogli che amava la song 'perché, perché' "David mi disse di aver impiegato circa mezz'ora per capire di cosa stava parlando", racconta Porcaro.

Dopo di che Porcaro accettò di lasciare a Michael la canzone, Quincy gli chiese di finire i testi. "Per quanto Quincy amasse il coro, il resto del testo era assolutamente orribile",ammette Porcaro. "E così mi chiese se mi sarebbe dispiaciuto lasciare che il paroliere John Bettis ricreasse il testo, ovviamente ho accettato. Il suo primo progetto che poi mi venne fatto ascoltare è quello che poi si sente nell'album. John aveva modificato l'intro in modo che fosse maggiormente in sintonia con il resto della song. Aveva cambiato anche il titolo, 'Human Nature', ma Quincy poi preferì tenere l'originale. Michael, Quincy e Bruce, mio ​​fratello Jeff, Steve Lukather, David Paich e Michael Boddicker lo trasformarono in un successo. Davvero un colpo di fortuna "

Quando Michael fu pronto per registrare, Porcaro era presente per aiutarlo. Una sessione in studio che non dimenticherà mai. "Ero in piedi accanto a lui nella cabina, il mio compito era aiutarlo sulle linee guida", ricorda. "Ha praticamente registrato in un unica sessione, a parte qualche insignificante particolare. Michael conosceva a malapena le parole o la melodia, ma fu perfetto. E improvvisava, tutte le strofe alte erano interamente improvvisate , non erano state scritte prima ".


“Danzando Il Sogno”: il Più Grande Testamento Spirituale di Tutti i Tempi

“La coscienza si esprime attraverso la creazione. Questo mondo in cui viviamo rappresenta la danza del Creatore. I ballerini vanno e vengono in un batter di ciglia, ma la danza è eterna. (…) Continuo a danzare e poi, è solo l’eterna danza del divenire. Il creatore e la creazione si fondono in un’unica entità di gioia. Io continuo a danzare e a danzare… e ancora a danzare, fin quando non rimane altro che… la danza.” (Dal brano “Danzando Il Sogno”)

Pubblicato in esclusiva per l’Italia da Quantic Publishing nel 2010, “Dancing The Dream | Danzando Il Sogno” rappresenta sì l’ultimo testamento letterario di Michael Jackson (scritto nel 1992), ma di maggiore importanza è il messaggio contenuto nelle sue pagine.

Sfogliare questo volume è un po’ come leggere attraverso le pagine della propria anima, riscoprire il saggio bambino che risiede in noi e volare verso una dimensione non terrena (Neverland), dove tutto è meno denso ma più intenso, i colori più vividi e le emozioni più vere.

Si potrebbe definire “Dancing the Dream | Danzando Il Sogno” un’opera mirata ad aprire il Chakra del Cuore, poiché qualsiasi argomento affrontato in essa (il tema del Bambino Interiore, il concetto del Tutto, l’Amore per Madre Terra e le sue Creature, il Salto Quantico) provoca nel lettore una catarsi/deprogrammazione istantanea, spesso senza che il lettore stesso se ne accorga.
Si tratta di un’esperienza cosmica nel senso più vero del termine poiché, proprio come quando osserviamo Jackson ballare o un’aquila volare o un bambino ridere, mentre i nostri occhi catturano il potere delle sue parole, ci riconnettiamo per qualche istante alla Sorgente, siamo nel Qui e Ora, al centro del nostro Cuore.

L’accesso a livelli di connessione con la Sorgente (ispirazione) raggiunge picchi molto alti in alcuni artisti e Michael Jackson, durante la sua breve e tormentata vita, ha trovato, nell’espressione del proprio Se attraverso l’Arte, il modo per comunicare con la parte più intima di milioni di persone. Quando egli danzava, era la danza, quando cantava, diventava la musica.

E’ piuttosto evidente, sfogliando fra le pagine di questa preziosa raccolta, che momenti di altrettanto profonda ispirazione devono averlo attraversato mentre scriveva capolavori come “Bambino Magico”, “Io, Tu, Noi”, “Angelo di Luce”, “Il Salto Quantico”, “La Danza della Vita”, “Il Pesciolino che Aveva Sete” o “Berlino 1989” solo per citarne alcuni. A completare l’opera, poi, oltre 100 foto tratte dalla collezione privata di Jackson, fra cui anche quadri e disegni realizzati da grandi artisti come Nate Giorgio e David Nordhal. Da sottolineare che la versione Italiana è completata dai testi originali in Inglese.

Insomma una vera e propria delizia per l’anima, un libro che ogni bambino, adolescente e adulto dovrebbe leggere per ricordare ogni giorno che nel nostro cuore brilla una stella luminosa connessa con le altre stelle dell’Universo.

“Allora dove vanno a finire le stelle quando smettono di brillare?”, mi chiedo. “Forse muoiono”. “Oh, no”, mi sussurra una voce nella mente. “Una stella non muore mai. Si trasforma in un sorriso e si fonde con la musica del cosmo, la danza della vita.” (Dal brano “La Danza della Vita”)

FONTE