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lunedì 27 maggio 2019

“This is delicious”: Michael Jackson’s “Blood on the Dance Floor” – Twenty-One Years On

by Kerry Hennigan (2018)
It’s no secret to folks who know me as a Michael Jackson fan that I love “Blood on the Dance Floor” – the album, the single, the short film and, especially, the artist himself at this mature age and stage of his career.



In recent years I’ve written a bit about “Blood…” and on revisiting those words, I realize that little has changed, except that my feelings have been enhanced with age and a bit more insight into the recording process for the song and filming of the video.

In an article published in The Atlantic in 2012 Joseph Vogel looked at the song itself on the 15thanniversary of its release (May 1997). He noted that while the single made the Top Ten in 15 countries and No. 1 in three (including the UK) it wasn’t even promoted as a single in the US. According to Jackson collaborator Teddy Riley, Michael wasn’t worried about it. “He figured people in America would find it if they really wanted it.”

It is inexplicable to this MJ blogger and researcher that a song as sensuous and provocative as “Blood…” wasn’t promoted as a single in the US, where surely it would have enjoyed some of the success achieved overseas. “It was just a direct, aggressive sound for Michael,” says Riley as quoted by Vogel. “He always pushed for something stronger.”

Originally worked on by Riley for the “Dangerous” album, the song was revisited and re-recorded during a break in Jackson’s HIStory world tour, when he and his four-man recording team worked at Mountain Studios in Montreux, Switzerland. Because they had no way of mixing Riley’s original 2-track recording, it had to be completely re-created as a big multi-track, Brad Buxer (a member of MJ’s recording team) reveals. When Michael first heard the new version, he commented “This is delicious!”

“Blood on the Dance Floor” is, indeed, a full-blooded assault on the senses, its impact enhanced by the short film that was created for the track. Jackson is famously said not to have liked the “Blood…” video because it did not tell a story. Yet, to this fan at least, it is obviously another of Jackson’s “femme fatale” pieces, with Suzie a woman of deadly reputation, on the prowl for her next “victim”. She flirts and teases, and Jackson responds, being drawn into the dance with her, risking a broken heart – or a knife in the back (figuratively or literally).

“Blood on the Dance Floor” remains one of my favourite of Michael’s short films and comes from the decade that brought us so many memorable ones – for songs from the “Dangerous” and “HIStory…” albums, and not forgetting my favourite spook fest, “Michael Jackson’s Ghosts”.

The “Blood…” video was directed by Vincent Paterson, who worked with Jackson as choreographer, performer and tour director (on the Bad world tour) over a period of 17 years. Paterson has said that Jackson was the best male dancer that has ever appeared on music videos. “Michael would work a move 20 to 100 times nonstop, repeatedly… until it was so in his body that he never had to think about it and consequently when it came out it always looked like it just flowed and his energy when he moves – it’s sort of like when you’re in the room with him and he moves you get — look, I have goosebumps right now just talking about this… it’s something that you don’t quite know until you experience it.”

Paterson’s intention for the “Blood” video was to create a dance piece emphasizing the sexiness of the mambo, with “Michael giving a vulnerable performance. Fresher, more honest, easier, sexier. Go for the man, not the mysterious unapproachable MJ,” he wrote. “Present the side of him that illustrates a more masculine present-day MJ.”

Jackson’s appearance and performance attitude in the video duly mocks any suggestion that he was “asexual”. We know he was a master at playing to his audience; an audience he had come to know very well over the years he had been performing live. So, with regard to his dislike for the completed video, perhaps on this occasion he neglected to monitor its impact on some of that audience. Michael just didn’t get the fact that he was “cooler than cool” according to Brad Buxer.

If there is a video capable of pushing up temperatures and quickening pulse rates, it’s “Blood on the Dance Floor”. For some of us, our unabashed enjoyment of the song and its short film hasn’t lessened, even twenty-one years on.

SOURCE: “Courtesy of The Journal of Michael Jackson Academic Studies.

“Blood on the Dance Floor”: 'This is delicious' - Michael Jackson


di Kerry Hennigan (2018)
Non è un segreto per le persone che mi conoscono come fan di Michael Jackson che amo "Blood on the Dance Floor" - l'album, il singolo, il cortometraggio e, l'artista stesso in questa età matura e fase della sua carriera.

Negli ultimi anni ho scritto un pò su "Blood...." e revisionando quegli scritti, mi rendo conto che poco è cambiato, a parte il fatto che le mie sensazioni sono migliorate con l'avanzare dell'età e ho un pò più di conoscenza nel processo di registrazione e le riprese del video.

In un articolo pubblicato su The Atlantic nel 2012, Joseph Vogel ha esaminato la canzone nel 15 ° anniversario della sua uscita (maggio 1997). Lui ha osservato che mentre il singolo raggiunse la Top Ten in 15 Paesi, e il numero 1 in tre (tra cui il Regno Unito), negli Stati Uniti non venne neanche promosso come singolo.

Secondo il collaboratore di Jackson, Teddy Riley, Michael non era preoccupato per questo. "Lui pensava che le persone in America lo avrebbero cercato se lo volevano davvero".

E' inspiegabile per questo blogger e ricercatore di MJ, che una canzone cosi sensuale e provocante come "Blood...."non sia stata promossa come singolo negli Stati Uniti, dove sicuramente avrebbe ottenuto parte del successo raggiunto all'estero. "Era un suono diretto e aggressivo per Michael", dice Riley, come citato da Vogel. "Lui ha sempre spinto per qualcosa di più forte".

Originariamente elaborata da Riley per l'album "Dangerous", la canzone è stata riesaminata e ri-registrata durante una pausa nel tour mondiale HIStory di Jackson, quando lui e il suo team di registrazione formato da quattro uomini lavorarono presso il Mountain Studios di Montreux, in Svizzera.

Poichè non avevano modo di mixare la registrazione originale a 2 tracce di Riley, doveva essere completamente ricreata come una grande multitraccia, rivela Brad Buxer (un membro del team di registrazione di MJ). Quando Michael ascoltò per la prima volta la nuova versione, lui affermò: "E' deliziosa!"

"Blood on the Dance Floor” è, in effetti, un autentico assalto ai sensi, il suo impatto è rafforzato dal cortometraggio che è stato creato per la traccia. Com'è noto, Jackson disse di non aver apprezzato il video "Blood"...."perché non raccontava una storia. Eppure, almeno per questo fan, è ovviamente un altro dei pezzi "femme fatale" di Jackson, con Suzie, una donna di reputazione fatale, a caccia della sua prossima "vittima". Lei flirta e si prende giocodi lui, e Jackson risponde, trascinato nella danza con lei, rischiando un cuore infranto, o un coltello nella schiena (metaforicamente o letteralmente).

"Blood on the Dance Floor" resta uno dei miei cortometraggi preferiti di Michael, e arriva dal decennio che ci ha portato cosi tante canzoni memorabili dagli album "Dangerous" e "HIStory....", senza dimenticare il mio spettro preferito, "Ghosts di Michael Jackson".

Il video di "Blood ..." è stato diretto da Vincent Paterson, che ha lavorato con Jackson come coreografo, interprete e direttore del tour (nel tour mondiale Bad) per un periodo di 17 anni. Paterson ha detto che Jackson era il miglior ballerino che era mai apparso nei video musicali. "Michael lavorava su un passo da 20 a 100 volte ininterrottamente, ripetutamente, finchè non era talmente nel suo corpo che non doveva neanche pensarci e di conseguenza quando lo rivelava scorreva sempre senza intoppi e veniva fuori la sua energia quando si muoveva, è un pò come quando sei nella stanza con lui e lui si muove, tu fai, guarda - Ho la pelle d'oca in questo momento solo a parlarne......è qualcosa che non si può capire fino a quando non lo provi.

L'intenzione di Paterson per il video di "Blood" era di creare un pezzo di danza che enfatizzasse la sensualità del mambo, con "Michael che sta eseguendo una performance vulnerabile. Più fresca, più schietta, più facile, più sexy. Per puntare all'uomo, non al misterioso, inavvicinabile MJ", lui ha scritto. "Presenta il lato di lui che evidenzia un attuale MJ più mascolino".

L'aspetto e l'atteggiamento della performance di Jackson nel video si fa debitamente beffa di ogni allusione che lui fosse "asessuato". Sappiamo che lui era un maestro nell'esibirsi per il suo pubblico; un pubblico che lui era arrivato a conoscere molto bene nel corso degli anni in cui si era esibito dal vivo.

Quindi, per quanto riguarda il suo disappunto per il video compiuto, forse in questa occasione lui ha dimenticato di verificare il suo impatto su alcune persone di quel pubblico.

Michael semplicemente non ha recepito il fatto che lui era "più f.go di f.go", secondo Brad Buxer.


Se c'è un video in grado di alzare le temperature e accelerare le pulsazioni, è "Blood on the Dance Floor". Per alcuni di noi, il nostro imperturbabile godimento per la canzone e del suo cortometraggio non è diminuito, neanche ventuno anni dopo.

FONTE


venerdì 30 novembre 2018

Quella volta che "Black or White" entrò nel Guinness dei Primati



Il video del celeberrimo brano andò in onda il 14 novembre 1991 in tutto il mondo ed ebbe un successo clamoroso con 500 milioni di persone sintonizzate. Alla fine degli anni ‘90 Michael Jackson stava decidendo cosa fare della sua carriera sbocciata grazie ai due album “Thriller” e “Bad” che lo lanciarono nel mondo della musica pop con oltre 70 milioni di dischi venduti. I suoi manager gli consigliarono di dedicarsi ad una raccolta, un classico “Greatest Hits” nel quale magari aggiungere qualche brano inedito ma Jackson decise che la cosa non faceva per lui e iniziò a comporre un nuovo album.

Nell’estate del 1989 Jackson trascorse diversi mesi nel suo Neverland per poi tornare in studio per registrare qualche nuova traccia: il Re del Pop veniva da un lungo periodo nel quale aveva girato il mondo intero grazie al “Bad Tour” e così si interessò ad alcuni temi sociali: scrisse così “Earth Song” e “They don't care about us” prima di dedicarsi ad un brano che farà storia, “Black or White”.
Jackson voleva lanciare un messaggio chiaro a tutto il mondo: il razzismo è una stupidaggine. Iniziò così a prendere vita uno dei migliori brani di Jacko, che fu inserito nell’album “Dangerous” del 1991: fu il primo singolo estratto (raggiunse la vetta delle classifiche di mezzo mondo) e il primo brano in assoluto di Jackson all’interno del quale compariva un’intera strofa rap, merito del co-autore del brano Bill Bottrell che decise di "tappare" in questo modo un vuoto all'interno del brano.

Ma “Black or White” è ricordato anche per il suo bellissimo video che andò in onda per la prima volta la sera del 14 novembre 1991 in 58 Stati in tutto il mondo (27 in contemporanea): diretto da John Landis (che aveva già girato il mitico videoclip “Thriller” oltre a film epici come “The Blues Brothers” e “Una poltrona per due”) il video musicale è un inno all’uguaglianza tra i vari popoli e le tante etnie e quella sera il video fu visto da 500 milioni di persone, una platea incredibile per un evento mediatico che è andato a finire dritto nel Guinness dei Primati. Il video di “Black or White” fu all’epoca il secondo più costoso di sempre con 4 milioni di dollari di investimento (il primo è “Express Yourself” di Madonna con 5 milioni di dollari).

Da ricordare anche le esibizioni dal vivo del brano: nel 1991 per i 10 anni di MTV Jackson andò sul palco con Slash (che compose l’intro di “Black or White”), nel 1993 curò lo spettacolo del Super Bowl mentre nel “Dangerous World Tour”, ovviamente, la canzone fu uno dei cavalli di battaglia.

FONTE

lunedì 19 novembre 2018

Michael Jackson e l'antropologia della danza

In che modo Yamuna Sangarasivam ha avuto l'opportunità di ballare con Michael Jackson nel suo iconico video "Black or White" - che è stato presentato in anteprima in 27 paesi per un pubblico di 500 milioni di persone?

Sebbene fosse una grande fan del Re del Pop, non avrebbe mai immaginato che lo avrebbe incontrato, figuriamoci ballare insieme a lui in uno dei suoi video musicali! Ha saputo della richiesta di Jackson di ballerini etnici e moderni e ha fatto le audizioni - insieme a più di 3.000 persone - perché l'incredibile opportunità ha mescolato le sue passioni per l'antropologia della musica e della danza con la sua esperienza nella danza Odissi (tradizionale danza classica dell'Orissa, India).

Quando ha ricevuto la telefonata che era stata scelta, ha accettato felicemente, ha promesso di cercarsi immediatamente un agente, con calma ha riattaccato e.. "poi ho urlato!"

Il suo duetto con Jackson è stato girato sul posto durante una sessione di circa 14 ore che ha bloccato una superstrada di Los Angeles per filmarli ballando con gli stuntman che sfrecciavano in primo piano e in sottofondo.

Tutto ciò accadde nel 1991, quando Yamuna stava conseguendo un master in antropologia della danza presso l'Università della California, a Los Angeles. Era anche l'era delle rivolte per le corse di Los Angeles e il brutale pestaggio di Rodney King - un uomo nero disarmato - da parte di quattro agenti di polizia bianchi di Los Angeles.
Il video di Jackson è stato e continua ad essere un invito a celebrare più culture, affrontando la storia del razzismo. Sangarasivam ha presentato un'analisi del video alle conferenze di musicologia e di performance, e continua a collegare i suoi temi, come la diversità, l'integrità culturale e le formazioni transnazionali, nel suo lavoro di oggi.



martedì 6 novembre 2018

Michael [ Within His songs: 'Heal The World'] - Breve storia di una canzone

Heal the world

 L'inno per eccellenza di Michael Jackson, una canzone, che riassume tutto: il suo messaggio più importante, i suoi sentimenti, la sua personalità, e il suo dono di fare una musica che tocca le persone. Anche chi non ama per niente Michael Jackson comincia a canticchiare "Heal the World" se viene passata alla radio. Vero?
 "C'è un posto nel tuo cuore e so che è amore..." così comincia la canzone e Michael la canta più e più volte - in ogni tour e in molte altre occasioni - e a questo proposito, dice che sarebbe stata una delle canzone che avrebbe scelto se avesse potuto scegliere solo poche canzoni. "Curiamo il mondo... rendiamolo un posto migliore... Per te e per me e per l'intera razza umana...". 
Non importa quello che in futuro si ricorderà di Michael Jackson, questa canzone sarà considerata con molto rispetto nella storia della musica - e del mondo.

 ......................

 A differenza di 'We Are The World', che fu largamente apprezzata per il suo messaggio e per il suo fine umanitario, 'Heal The World' fu accolta con diffuso cinismo, soprattutto negli Stati Uniti.
Questo significativo cambiamento di reazione, però, sembra indice del contesto culturale del momento (nel 1992 la scena musicale era dominata dal pessimismo e dalla disillusione generale del grunge e del rap) più che di una reale differenza di qualità tra le due canzoni. 'Heal The World' può essere considerata sentimentale e idealistica.
Tuttavia, per Jackson, lo scopo dell'inno umanitario era abbastanza chiaro: voleva una canzone con una melodia semplice e un messaggio di facile comprensione. In particolare, teneva al fatto che i bambini potessero trarne divertimento e beneficio.

 La canzone diede vita anche alla 'Heal The World Foundation', un organizzazione no profit che si occupava di lenire la povertà, la fame, la violenza e la malattia in tutto il mondo.
Nel 1992 cominció ad aprire uffici e filiali in ogni angolo della Terra e grazie all'enorme popolarità di Jackson sollevò l'opinione pubblica e donò milioni di dollari ai bambini meno fortunati da Los Angeles alla Jugoslavia. Senza dubbio, per via dell'importante impatto pratico che la canzone aveva avuto in tutto il mondo, Jackson la considerava uno dei suoi risultati più significativi. "Heal The World è una delle mie preferite fra tutte le cose che ho registrato", disse durante un'intervista del 1996 "perché è una canzone di coscienza pubblica. È qualcosa che credo vivrà a lungo nel cuore delle persone".

 'Heal The World' fu una delle prime canzoni a essere scritte e registrate per 'Dangerous'. Jackson aveva ideato la melodia e il testo nel 1989 e cominciò a lavorarci in studio insieme a Matt Forrger e Brad Buxer.
Per l'intro aveva chiesto a Forger di "registrare dei bambini che si comportavano da bambini". Voleva che dicessero qualcosa a proposito della situazione del mondo, del pianeta e dell'ambiente dalla loro prospettiva e voleva che lo facessero in modo spontaneo, senza seguire niente di scritto. Si rivelò un compito molto più difficile del previsto. 
"Penso di aver registrato più di cento bambini" ricorda Forger. "Chiamai tutti i genitori che conoscevo. Alla fine, intervistai la figlia di un'amica di mia moglie. Cominciai a farle domande sulla Terra, e lei disse questa frase: 'Dobbiamo pensare ai nostri figli, e ai figli dei nostri figli...'. Era del tutto sincera". "Cominciai a montarla, per ridurre un pò le pause e l'esitazione, ma Michael disse: 'No, no lasciala cosi. Gli piacevano quella spontaneità e quell'innocenza, era proprio ciò che sperava di catturare".

AGGIORNAMENTI - CREDITS


Top40 Artisti Con Il Maggior Numero Di Premi Vinti In Carriera

Chi sono gli artisti più premiati nella storia della musica e quanti awards hanno vinto? Scopriamolo assieme

Vi siete mai domandati chi è l’artista più premiato nella storia della musica? Questa classifica è la risposta.
I dati si rifanno ai premi vinti dai cantanti nel corso della loro carriera (no postuma), e comprendono sia i riconoscimenti per meriti musicali (Grammy Awards, AMAs, Brits Awards ecc.), sia awards consegnati in riferimento ad impegni umanitari ed artistici al di fuori del campo musicale (es. moda, cinema…).


 Il re assoluto di questa speciale chart non poteva che essere Michael Jackson, che in 45 anni (compresi quelli con i Jackson 5), ha collezionato una quantità di statuette da brividi: più di 800, inclusi 13 grammofoni dorati. Segue la compianta Whitney, a quota 600. Per scoprire chi sono gli altri date un’occhiata alla top40 ..

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Recensioni Fuori Tempo Massimo: "Thriller" - Michael Jackson

di Giovanni Colaneri 
Certamente considero Michael Jackson un genio, tuttavia non grazie alle sue canzoni. Scopriamo il genio dietro al colosso che è "Thriller", l'album più venduto nella storia della musica con più di 110 milioni di copie, non solo grazie a una progettazione abile, o una cieca applicazione di un talento naturale, bensì grazie alla perfetta coordinazione fra le idee di una pluralità di menti geniali e una visione d'insieme del contesto storico e musicale che avrebbe, da allora, contaminato tutta la musica futura. Cosa ha reso quest'album ciò che rappresenta oggi?

Sono gli anni ‘80, ci troviamo in un’epoca in cui la Disco music è in declino e l’industria musicale ha dovuto esplorare ambiti nuovi e superare vecchi limiti imposti da una mentalità tipicamente bianca o nera che divideva gli ascoltatori di tutto il mondo tra la “Black music” e la “White music”. Trigger di questo superamento fu il produttore di “Thriller” Quincy Jones, della Epic Records che poteva dirsi fiero e co-responsabile di aver traghettato la Black music dai presupposti razzisti della cultura musicale nera all’approdo nell’internazionale. Conosceva (e conosce tuttora) l’industria musicale egregiamente e quando incontrò Michael Jackson seppe riconoscere immediatamente il suo potenziale.

L’idea era quella di amalgamare la Black alla White music al punto da non renderle più riconoscibili, creando una melodia interraziale in grado di “toccare le corde” di chiunque e unificare il vasto mercato fino ad allora raramente e difficilmente coinvolto attraverso altri grandi nomi del rock e del pop. Ma come fare una cosa del genere? Era l’aprile del 1982, a Los Angeles iniziavano le registrazioni dell’album. Michael, co-produttore, poté sperimentare più a fondo le proprie conoscenze musicali, scrivendo cinque brani su nove insieme al compositore britannico Rod Temperton.
Scelsero poi quali estrarre, prendendo parte agli arrangiamenti ritmici, alle percussioni e alle procedure di missaggio.
Michael aveva il totale controllo e l’ultima parola sui risultati delle sessioni in studio, e poteva inoltre contare sul miglior ensemble e comparto tecnico possibile.

Furono i Toto a contribuire alla sezione strumentale di 'The Girl is Mine', composta da Michael assieme a Paul McCartney, nella sua casa in Scozia. Scrissero il testo, pensate un po’, guardando insieme i cartoni animati alla televisione. A Los Angeles non fu meno imponente l’aiuto in studio: l’ingegnere del suono Bruce Swieden di fatto inventò la grancassa come la conosciamo oggi, poiché per costruire assieme a Michael il suono perfetto di 'Billie Jean', le applicò una pelle forata attraverso cui inserire il microfono.
Per scegliere il basso elettrico con il suono migliore da inserire nel brano, fecero suonare la linea melodica con numerosi bassi differenti finché non individuarono il suono ideale che Swieden missò ben 91 volte prima di ottenere il risultato finale.

Van Halen si occupò del solo di 'Beat It', canzone che unì di fatto l'hard-rock con il R&B; 'Human Nature' non è altro che una canzone di Steve Porcaro, performata dai Toto sotto la direzione di Michael Jackson stesso, dal frontman definito come “un perfezionista”.

'Thriller', la titletrack, è il brano più condito di effetti sonori e il più spinto a livello commerciale, soprattutto grazie a quello che fu il primo vero e proprio video musicale con trama e coreografia.
L’idea era quella di ottenere un brano dalle connotazioni dark, horror, scaturite dall’ispirazione che Jackson prese da gialli psicologici come Psycho e i racconti di Allan Poe. In studio furono adoperate strategie curiose per ottenere esattamente ciò che la mente geniale di Michael voleva: l’ululato all’inizio della traccia non è altro che egli stesso, dopo il fallito tentativo di far ululare un alano in studio-
Il cigolio della porta è stato ottenuto posizionando dei microfoni nel bagno dello studio e i tuoni furono ottenuti inserendo una molla all’interno di una lattina, che funse come cassa armonica.

Infine, Michael fu l’innegabile ingrediente segreto ed effettiva ragione per cui 'Thriller' ebbe il successo che si meritava, che andava oltre tutti gli artifici tecnici e le grandi competenze di chi prese parte al progetto. Con quasi una carriera quindicennale alle spalle, fece affidamento a una voce inconfondibile, particolarissima, già essa praticamente l'incarnazione della perfezione canora, intermedia tra quella maschile e quella femminile. Aggiungiamo la tecnica di ballo che forma con la voce la perfetta combo per ogni tipo di performance, videoclip compresi.
Egli ha saputo rendere originale se stesso e la sua musica in una maniera che difficilmente potrà ripetersi. Il dado è tratto, la frittata è fatta, il disco viene pubblicato e tutto il mondo viene preso per le orecchie, viene coinvolto da ogni singolo dettaglio che ha costituito l’opera nella sua creazione; nessuno aveva mai sentito niente del genere.

Il mix di generi, le musiche originali che godono della perfezione tecnica e musicale, l’abilità commerciale nel convogliare la passione mondiale per la danza nell’abilità unica di un nuovo “vate”, la perfetta coerenza con i sound del periodo nonostante l’estrema originalità, il “semplice” sapere dare alla gente ciò che vuole ancor prima che lo sappia.
Tutte queste cose, messe insieme, spiegano un tale successo che, per verificarsi, non poteva trovare tasselli più adeguati, tutti nel posto giusto e al momento giusto.

FONTE

Da Michael A Justin: 10 Video e Coreografie Maschili Indimenticabili


10 artisti, 10 cantanti, e 10 ballerini! Ecco alcuni dei video coreografici al maschile più spettacolari di sempre. Sembrano lontani i tempi in cui i video musicali rappresentavano un vero e proprio cult nella cultura della black music; agli artisti venivano messi a disposizioni grossi budget, talvolta per girare dei veri e propri cortometraggi caratterizzati da coreografie che hanno fatto la storia, dando vita a quella che è la figura dell’Entertainer… dell’artista a 360°.

 Non potevamo che iniziare con il più grande entertainer di tutti i tempi, colui che ha fatto dei video musicali e delle relative coreografie una vera e propria arte fin dai tempi di ‘Thriller’, praticamente il padrino di questa categoria: 

 1- Michael Jackson – Remember The Time (1992) 

Nel ’92, Michael decise di aggiungere al suo già ricco catalogo, una nuova clip musicale che passerà alla storia, e di certo non l’ultima della sua carriera. Per il video del singolo prodotto da Teddy Riley, “Remember The Time” viene scelta una location suggestiva come l’abitazione di un faraone, interpretato per l’occasione da Eddie Murphy! Quest’ultimo, affiancato dalla sua regina (la modella Iman) è alla ricerca di intrattenimento così, in seguito al fallimento di due esibizionisti, ecco arrivare un uomo incappucciato che riesce fin da subito a sbalordire tutti i presenti in sala dopo essersi fatto divorare da un vortice di sabbia, dal quale uscirà fuori proprio lui… Michael e il suo storico costume dorato. 

 Da qui parte la musica e il ri-corteggiamento verso la bella regina facendole ricordare il loro vecchio amore come recitano le prime frasi: “Do You Remember, When We Fell In Love...” 

 Ovviamente non resta impassibile il faraone che ordina subito alle guardie di catturarlo, ma Michael riesce a seminarli tra un balletto e l’altro fino alla coreografia curata da Fatima Robinson… a dir poco fantastica, ispirata ovviamente alle movenze dell’antico Egitto. E’ senza dubbio uno dei migliori video musicali di sempre, uno dei più affascinanti...

continua...


L'inedita lista di canzoni che Michael Jackson avrebbe incluso nell'HIStory Tour

Jonathan Moffett, il batterista di Michael Jackson ha recentemente scatenato la curiosità dei fan del Re del Pop.

I documenti rilasciati dal batterista mostrano la sequenza di brani che sarebbero stati inclusi negli spettacoli del HIStory World Tour.

Il primo, datato 30 luglio 1996, è molto diverso da quello che conosciamo dalla setlist ufficiale con l'inclusione di: Childhood, State Of Shock, Man In The Mirror, Will You be There, She’s Out Of My Life e 2 Bad.



FONTE


Perché "Thriller" è il miglior video musicale di sempre


Gabriele Antonucci - 15 ottobre 2018
A Imaginaction, il Festival Internazionale del videoclip in scena lo scorso week end al Teatro Alessandro Bonci di Cesena che ha avuto come ospite speciale Mark Knopfler in occasione dei 40 anni dei Dire Straits, il video di “Thriller” si è aggiudicato il “Premio al miglior videoclip internazionale realizzato negli ultimi 50 anni”, votato da una giuria di addetti ai lavori, giornalisti e discografici.

'Thriller' di Michael Jackson non è stato semplicemente un disco, ma un fenomeno culturale così radicato nell’immaginario collettivo da non avere altri termini di paragone, con oltre 100 milioni di copie vendute, record assoluto di tutti i tempi (anche se alcuni sostengono che in realtà siano 66 milioni, ma il risultato non cambia).

L'album, il secondo realizzato dal Re del Pop insieme a Quincy Jones, ha coniugato in modo assolutamente originale funk, rock, soul, r&b e gospel, dando vita a un mix di atmosfere e di colori del tutto inedito.

Il videoclip, costato oltre un milione di euro (una cifra enorme, all’epoca), è stato restaurato in una nuova versione in 3D curata personalmente da John Landis, che per tre anni ha lavorato segretamente alla rielaborazione del video: «John ha preso il filmato originale, lo ha ripulito e ne ha fatto qualcosa di veramente unico». 

La nuova edizione di 'Thriller' di Michael Jackson è stata proiettata nel 2017 alla Mostra del Cinema di Venezia, presentato dallo stesso John Landis, insieme al documentario di 45 minuti "Making Michael Jackson's Thriller".

Il video è un vero e proprio tesoro americano, tanto da essere inserito nel Registro Nazionale del Film dalla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Un po' di storia

La title track, che originariamente si sarebbe dovuta chiamare 'Midnight man' o 'Starlight', suona epica e drammatica allo stesso tempo, sorretta da un basso persistente, da una solida chitarra funky e da spettrali tastiere.

Il video della canzone, il più famoso e celebrato di sempre, è un vero e proprio film dell’orrore, pur se stemperato da una buona dose di ironia, della durata di quasi quattordici minuti, girato dallo specialista John Landis. Il cortometraggio è considerato una pietra miliare del ventesimo secolo, non solo in campo artistico, ma anche per ciò che riguarda la cultura pop.

Il plot del video è semplice, ma efficace: un giovane Michael, in un'atmosfera tipicamente Anni Cinquanta, va al cinema con la sua ragazza, la splendida Ola Ray, e le confessa di essere diverso dagli altri, cioè un lupo mannaro.

«Jackson mi disse che amava Un lupo mannaro americano a Londra e mi fece domande sulla metamorfosi da uomo a lupo -ha dichiarato Landis al "Corriere della Sera"- Era affascinato dagli effetti speciali creati dal truccatore Rick Baker. In definitiva, voleva diventare un mostro».

Molto più di una semplice parodia

l videoclip è una parodia dei film horror ma, dietro la facciata del puro intrattenimento, insinua domande tutt'altro che banali sull'identità, sulla diversità e sulla pirandelliana sovrapposizione di finzione e realtà.

Michael è sempre stato entusiasta del video di Thriller: "Mi piace tantissimo - ha dichiarato in un'intervista del 1983- Ti fa evadere dalla realtà, è divertente. Diventare qualcos'altro, un'altra persona, è un'esperienza fantastica, soprattutto quando ci credi davvero e non è come se stessi recitando".

Indimenticabile l’inquietante parte vocale recitata da Vincent Price, che Michael conosceva fin da piccolo, pagato con un forfait di 20.000 dollari (ma probabilmente avrebbe preferito una percentuale sugli incassi-monstre della canzone), così come la coreografia, una delle più iconiche e imitate di sempre nelle scuole di danza moderna, grazie anche allo straordinario trucco del premio Oscar Rick Baker.

L'album dei record

Un risultato che non era mai stato raggiunto da nessun altro artista, almeno fino allo scorso agosto, quando gli Eagles ne hanno superato le vendite (ma solo in Usa) con il loro "Their Greatest Hits 1971-1975” che, grazie ai nuovi meccanismi RIAA che tengono conto anche degli streaming e dei download digitali, ha raggiunto i 38 dischi di platino.

Ricordiamo che il Disco d'Oro viene assegnato in America per 500.000 copie vendute, il Platino ogni milione di copie, mentre il Diamante ogni 10 milioni di copie.

Gli Eagles, però, non possono dormire sonni tranquilli: con Michael Jackson i record sembrano fatti apposta per essere superati ancora una volta.

FONTE

lunedì 5 novembre 2018

Collezionismo e Merchandising - 'HIStory': the European Radio promos

FONTE

Ad accompagnare l'arrivo delle canzoni estratte dall'album HIStory 
furono diffusi una serie veramente limitata di CD singoli (e 12") 
in custodia cartonata bianca lucida con il logo stilizzato MJ. 

Questi singoli con le versioni Radio Edit o album (talvolta contenenti delle versioni remix della stessa canzone) 
furono distribuiti solo per le radio europee tranne che qualche nazione in particolare in cui uscirono anche dei singoli promozionali con la stessa copertina ma con mix inediti. 

Esistono poche copie che contengono la versione promozionale del singolo This Time Around 

E di Earth Song Greatest Hits Classic Megamix (cadena 40 Pricipales) è edizione limitata a addirittura a 100 copie ! che si potevano vincere in un concorso in Spagna indetto dalla catena di radio 40 Principales. 

Sono rari per alcune versioni con remix inediti mai diffusi su altro promo o cd ufficialmente pubblicato da Michael Jackson !


domenica 4 novembre 2018

Il Catalogo di Michael Jackson riceve nuove certificazioni Gold e Platinum

Una settimana prima della festa di compleanno di Michael Jackson (29 agosto), la popolarità dell'iconico artista e del suo ampio catalogo non mostrano alcun segno di rallentamento.
La Recording Industry Association of America (RIAA) ha annunciato oggi che 21 diverse canzoni e 3 album, che coprono la carriera di Jackson, hanno vinto nuove certificazioni Gold e Platinum.

Alcuni degli album e delle canzoni più famose di Jackson hanno raggiunto una nuova certificazione Multi-platino mentre altre canzoni stanno guadagnando lo status di Gold per la prima volta ,dimostrando il costante interesse verso il vasto catalogo di Michael Jackson. I nuovi premi significano che Michael Jackson gode di 40 milioni di certificazioni di singoli digitali cumulative negli Stati Uniti.

“Questi nuovi premi sottolineano quanto sia duratura l'eredità di Michael Jackson” ha dichiarato Mitch Glazier, presidente della RIAA. “La musica di Michael continua ad essere una forza culturale dominante ancora oggi.”
“Mentre festeggiamo quest'anno i 60 anni dei 'Gold e Platinum Awards', siamo orgogliosi di riconoscere ancora una volta uno degli artisti più famosi del programma. "

“La musica e i cortometraggi di Michael Jackson continuano ad entusiasmare i fan e ispirare artisti in tutto il mondo. Queste nuove certificazioni sono una testimonianza dell'eredità continua di Michael”, afferma Richard Story, presidente di CMG, Sony Music Entertainment.

“La musica e lo spirito di Michael si sono rivelati entusiasmanti e pertinenti per ogni nuova generazione e ciò è confermato da questi risultati e dai diversi artisti che si ispirano alla sua musica', hanno osservato John Branca e John McClain, co-esecutori della Michael Jackson Estate.

Nota:
Requisiti generali: La RIAA riconosce i seguenti livelli per ogni certificazione:
Oro: 500.000 unità
Platino - 1.000.000 unità
Multi-Platino - 2.000.000 unità
Diamante - 10.000.000 unità
Le vendite di album in formato fisico diventano idonee per la certificazione 30 giorni dopo la data di rilascio. Le vendite di album in formato digitale diventano idonee alla data di uscita.

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Come Michael Jackson ha cambiato la storia della Danza - di Pia Catton

Con poche scivolate all'indietro, Jackson ha fatto la storia della danza quando ha introdotto il moonwalk, nel 1983. Ma l'influenza di Jackson sulla danza nella cultura popolare è andata molto più in profondità di una mossa.

Quando il mondo vide Michael Jackson fare il moonwalk per la prima volta, fu durante una performance da solista di "Billie Jean", in seguito alla celebrazione dei 25 anni di Motown sulla NBC. La mossa, tuttavia, era già popolare tra i ballerini della West Coast che utilizzavano uno stile di movimento preciso e meccanizzato chiamato "popping". Lo stile, includeva sequenze di movimenti ritmati o una sorta di stop-and-start.

Una delle compagnie di ballo più conosciute che utilizzavano lo stile erano gli Electric Booglaoos e tra le loro mosse c'erano passeggiate stilizzate, quasi da fumetto, tra cui quello che all'epoca era chiamato "backslide", secondo l'artista Toni Basil, ampiamente noto per la sua canzone "Mickey" ma che faceva anche parte di una compagnia di ballo The Lockers.

"Per strada, erano notizie vecchie . Gli Electric Booglaoos lo stavano facendo su Soul Train negli anni '70 ", ha detto Basil.

Jackson nelle sue memorie, raccontò di aver imparato il movimento da alcuni amici, e di averci poi lavorato in studio. Poiché Jackson era un ballerino molto meticoloso - con una capacità di controllo estremo ma anche di velocità - ha reso il moonwalk un movimento perfetto.

Facendo la passeggiata sul palcoscenico della televisione nazionale nel 1983, Jackson è stato in grado di renderla popolare in un modo in cui gruppi come The Electric Booglaoos non avrebbero potuto. A quel tempo erano inventivi e talentuosi come gruppi di ballo, ma mancavano del fascino di Jackson incrociato con un pubblico mainstream.
La fama di Jackson ha raggiunto tutte le generazioni con l'album del 1982, Thriller , e "Billie Jean" è stato uno dei migliori successi da quell'album.

Alla sua prima uscita con quella mossa, adattò il moonwalk alla sua coreografia in momenti accuratamente selezionati all'interno di una sequenza di mosse: c'è il moonwalk, seguito da un giro e poi il suo toe-stand( * lo stare in punta di piedi*) con la posa freeze-frame(*fermo immagine*) che rese la folla totalmente pazza.

"Michael Jackson è stato davvero bravo a interpretare e isolare lo stile robot. Così l'ha incorporato nel moonwalk ", ha dichiarato Jared Grimes, un intrattenitore e ballerino di Broadway.
Jackson ha fatto della mossa un fenomeno nazionale - i bambini di tutto il mondo lo stavano imitando. Ma quel momento è una parte particolare della storia della danza, perché Jackson ha colmato il divario tra la danza di strada della West Coast e i ballerini della Costa orientale, che facevano parte degli albori dell'hip-hop. Il moonwalk si adatta perfettamente al genere fisicamente esigente, quasi ginnico, noto come le girate sul pavimento, il passo rapido e il muoversi come un verme.

Anche prima del moonwalk, Jackson aveva cambiato il modo in cui gli americani interagivano con la danza. E il cambiamento è arrivato con l'aiuto di MTV, lanciato nel 1981.

Con MTV sono arrivati ​​video che hanno dato agli artisti una seconda piattaforma visiva con cui rappresentare le loro canzoni e se stessi. Prima di "Thriller" di Jackson, i video in cui i cantanti ballavano erano rari.



Ballare sul palco live era una cosa, ma un video con standard produttivi così elevati come in "Billie Jean", "Beat It" o "Thriller" erano affermazioni artistiche altamente coreografate. Con il video di "Billie Jean", Jackson si è affermato come ballerino-cantante con le sue passeggiate lisce e aggraziate, le sue trottole e le sue pose mentre si muove in un paesaggio urbano desolato indossando uno smoking.

 "Beat It" e "Thriller", però, lo caratterizzano al centro e davanti con una formazione triangolare di ballerini nello sfondo. Lo spettatore vede per primo la perfezione di Jackson, sostenuta però all'unisono dietro di lui. Che siano membri della banda o zombi, i ballerini dietro di lui sono importanti quanto Jackson, aggiungono carattere e profondità al video.

 Si dice che Jackson abbia insistito sul fatto che i suoi video fossero chiamati cortometraggi, e sia "Beat It" che "Thriller" sono assolutamente tali. Ma quando nel 1988 arrivò "Smooth Criminal", l'abilità di Jackson di raccontare una storia con il ballo raggiunse un punteggio altissimo. I gangster vagano in un mondo sotterraneo nefasto e Jackson è l'eroe perno, che la telecamera segue senza problemi come se fosse Fred Astaire che scivolava in una sala da ballo.

 Il video ha anche introdotto un trucco di danza in cui Jackson mantiene il suo corpo dritto ma si sporge in avanti di circa 45 gradi. La mossa fu aiutata da scarpe brevettate con bulloni che alloggiavano il tallone nel pavimento. 

 Nei suoi video , Jackson ha posto le basi per cantanti con forti capacità di danza che si sono susseguiti negli anni. Il suo stile ha influenzato profondamente sua sorella Janet Jackson , così come molte altre star che hanno fatto affidamento sulla danza, da Britney Spears a Beyonce . Il suo impatto sulla storia della danza è solo un altro motivo per cui Jackson merita così tanto il titolo di Re del Pop.

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‘We’ve Had Enough’

Brano composto e registrato nel 2004 durante il Trial e per la prima volta edito nel set "The Ultimate Collection"La meravigliosa ‘We’ve Had Enough’ non è altro che uno sfogo per il linciaggio che Michael Jackson ha sofferto per mano di neoconservatori, falsi moralisti e fondamentalisti che detengono il potere in America. 

'Anche se è universale, nel contesto attuale, è piuttosto un lamento di ciò che il mondo intero sta soffrendo per mano di questi repubblicani di Bush che trattano le persone 'strambe' con manette e bombe. 

Dato che stiamo parlando di Michael Jackson, non aspettarti la banalità di versi come "vogliamo la pace" o "la mente degli Stati Uniti". La musica più politica della carriera di Michael Jackson, non dimentichiamoci di 'They Do not Care About Us' non porta striscioni politici espliciti. Michael Jackson è il narratore del mondo contemporaneo. Come i saggi di secoli o anche millenni fa, fa le sue critiche con parabole e cause. È stato così quando ha ballato i suoi sogni sotto forma di libro, per esempio. 

In ‘We’ve Had Enough’ ci porta a chiederci come un padre possa dire a un bambino della morte di sua madre in un attacco militare, e viceversa. C'è qualcosa di più semplice e più diretto di questo appello? Esiste qualche ideologia che superi la cruda constatazione di una vita interrotta, giustificando momenti come questo? 

Come mi ha detto nella nostra conversazione il mio ex-direttore e amico Alvaro Zanotti, questi versi che ritraggono un innocente che chiede una spiegazione riguardo gli orfani causati dalla guerra suonerebbero banali in bocca di chiunque altro. 
Con Michael, suonano dolorosamente umani, facendoci pensare, o meglio sentire, come possiamo permettere che ciò accada. Questo è uno dei ruoli di Michael Jackson nel mondo: ci fa vedere la cosa più semplice che, così ovvia, non percepiamo più; ci mostra che teorie complicate e sofisticazioni intellettuali sono inutili di fronte al dolore nudo e umanamente crudo. 

Facendoci immaginare una bambina che chiede a un ufficiale se Dio gli ha detto che poteva decidere chi doveva vivere e chi doveva morire è il modo in cui Michael ci insegna che nessuna idea vale la pena di una vita [perduta], come dice esplicitamente ma senza la stessa forza , una canzone brasiliana. 
È il modo di un uomo semplice che guarda la vita senza le lenti delle convenzioni, delle ideologie, delle formule e delle regole ... 
È il modo di un uomo che ci tocca guardando il mondo semplicemente così com'è. A proposito, si capirà mai che è tutto ciò che egli intende quando dice che dobbiamo imparare dai bambini? 

Gli esperti dicono che l'arte è sempre critica, anche nella fiaba di Cappuccetto rosso, perché l'arte è, almeno, la creazione di un'utopia, cioè, di un mondo che non ha un posto, almeno nel mondo reale. 
Pertanto, anche l'artista più apolitico, nel creare il proprio universo, propone sempre un'altra possibilità del mondo e quindi pone delle domande, anche se involontariamente, al mondo che realmente esiste. 

Ma nel creare il mondo di ‘We’ve Had Enough’,, Michael certamente sapeva cosa stava facendo, e questa volta non ha incluso nessuna utopia. Ciò che rende ‘We’ve Had Enough’ il suo lavoro più politico è precisamente l'identificazione tra il racconto e il reale nel contesto attuale. 
La musica parla, senza riferimento, di una realtà che non è solo di guerra ma anche di possibilità di cambiamento. Michael grida che abbiamo una scelta. Sì, gli americani in questo momento sono stati in grado di scegliere tra il "signore della guerra che non ama i bambini" e il male minore, il falso cacciatore di oche, John Kerry. A proposito, purtroppo, pensavano che non ne avessero ancora abbastanza. 

Ma questa era l'audacia politica di Michael Jackson. Attaccare la guerra, non per le menzogne di Bush o per il danno arrecato alle casse pubbliche, ma negando il diritto che gli operatori di pace del mondo si sono dati per uccidere in nome della pace.  La sua audacia artistica, a sua volta, si è verificata ancora una volta nella struttura della canzone. Quasi 6 minuti senza un coro in sé! Quale radio la trasmetterà? 

Sarebbe bello se lo facessero tutte! Sarebbe bello se fosse echeggiata in ogni cabina elettorale in America! A proposito, questa canzone mi ricorda un nuovo documentario che sarà pubblicato nel Regno Unito quasi contemporaneamente al cofanetto. Il documentario vede la partecipazione dell'ossessiva psichiatra Carole Lieberman e del falso detective Ernie Rizzo; entrambi oltre la loro eterna crociata contro Michael ci dicono anche che non possiamo capire Michael Jackson perché il suo concetto di realtà è troppo lontano dal nostro. 
Bene, meglio che la nostra realtà sia molto più vicina alla sua, no?  Almeno nella sua fantasiosa Neverland, a differenza del nostro vero Iraq, i bambini sono al sicuro fino a prova contraria ... 'Andréa Luisa Faggion - Filosofa e Direttrice di EDICHYS dal 2003 al 2005 

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'Amore e Odio' nel lavoro di Michael Jackson


Ci sono quelli che dicono che l'amore e l'odio sono sentimenti paralleli, e aggiungono anche che questi sentimenti, sebbene paralleli, corrono in direzioni opposte. Beh, non ha molta importanza qui, ma nel lavoro di Michael Jackson è possibile imparare molto sulla composizione quando si ascolta una canzone d'amore e una di odio.

Sono sempre qui a parlare della composizione e dei modi di tradurre le emozioni in variazioni sonore all'interno di una canzone, l'amore e l'odio, all'interno di questo contesto, sono i due estremi dell'asse che sostiene le emozioni e, di conseguenza, la musica.

Per parlare di amore, gli artisti usano spesso ritmi a velocità ridotta, l'odio porta ritmi rapidi. Confronta i beat di 'Break Of Dawn' con 'Privacy'! Questo è il più ovvio, certamente.
La cosa più importante non è né nei testi né nella velocità della canzone, ma nel rapporto tra armonia e melodia. Sentite, per esempio, 'Heal The World'; è quasi una ninna nanna ... Dà pace ... ...Ora ascoltate 'Scream', la musica è agitata, rumorosa, irritata ... E cos'altro potrebbe essere? La musica deve essere davvero un urlo!

Una canzone in cui si può notare abbastanza la differenza tra amore e odio nel lavoro di Michael è 'Earth Song'. Comincia lentamente, molto leggera e sottile, Michael si chiede del futuro del pianeta, chiedendo una riflessione ... in questa parte non ci sono percussioni, quando inizia il primo ritornello c'è un accenno ma poi si ferma.

La percussione è uno strumento forte nella rappresentatività dei sentimenti. Solo per curiosità: le canzoni composte a 120 bpm (battiti al minuto) hanno generalmente una risposta migliore da parte del pubblico, poiché sono all'interno di un multiplo della frequenza cardiaca. La percussione ha questo potere di legare la persona al ritmo della musica, da lì nasce la danza, l'espressione corporale alla fine. La percussione è nata migliaia di anni fa, è stato uno dei primi strumenti inventati dall'uomo e ha un forte legame con le sensazioni. Non i sentimenti! Ma le sensazioni, perché una cosa è una cosa, e un'altra è un'altra (che spiegazione miserabile, vero? - ma voi mi capite...).

Bene, allora (ancora parlando di 'Earth Song') la strofa (parte della musica che è senza coro) già guadagna una percussione, leggera, ma è lì, poi la musica inizia a guadagnare più peso, rimane un po' meno dentro quella pacata tristezza e aumenta in ritmo e potenza. Più avanti, l'ultimo ritornello arriva dopo un forte suono di cassa e la batteria si fa sentire con un violento, sonoro e culminante colpo di percussioni. È a questo punto che Michael inizia a cantare a squarciagola, gridando: “What about us?”,, e così via. Questa canzone è un bellissimo esempio, perché l'amore si trasforma in odio in una singola canzone, semplicemente cambiando la percussione e l'imposizione della voce.

E 'Morphine' allora? La musica è nervosa, irritabile, sembra che ti faccia male alle orecchie. Poi nel bel mezzo della canzone si sentono le note di un pianoforte e Michael canta: 'Demerol ... Demerol ... Demerol …' in una parte dove la musica esce dal punto di vista del dolore di chi canta, e passa a coloro che osservano, con dolore al cuore, il dolore fisico di un paziente.

Come accennato in altri articoli, non è facile tradurre il sentimento in musica, questo è il grande pregio di un bravo compositore e anche dell'arrangiamento e Michael è impeccabile. Anche senza i testi, sapremmo come raccontare il sentimento espresso nelle sue canzoni. Potremmo almeno dire se è odio o amore, tristezza o gioia, conforto o desiderio ... Forse la vita di clausura di un uomo che non poteva sempre esprimersi come uno di noi ha reso Michael Jackson un eccellente compositore di sentimenti dal momento che la sua unica forma di espressione libera è stata solo la sua musica.. musica sotto la quale ha vissuto dall'età di cinque anni.
Il Maestro Jackson ha imparato a mettere il suo dolore e la sua gioia nella musica, e la meraviglia delle sue composizioni mostra tutta la ricchezza di un comune essere umano, che è stato privato di questo diritto di essere semplicemente "comune".
Dayan Blue,Scrittore e fan di Michael Jackson

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Jackie Wilson.. fonte di ispirazione per Michael Jackson

Jackie Wilson,“Mr Excitement”, cantante, compositore e uomo di spettacolo completo e influente, nato nel 1934 a Detroit, è stato una delle principali fonti di ispirazione per Michael Jackson (e di altri artisti come Elvis Presley e James Brown) per la sua energia e gli elettrizzanti passi di danza.

Il 29 settembre del 1975, mentre cantava "Lonely Teardrops" nel programma di Dick Clark, crollò sul palco vittima di un attacco di cuore a seguito del quale rimase in coma per i successivi nove anni. Morì il 21 gennaio del 1984, all'età di 39 anni.

Durante la serata di gala dei Grammy Awards tenutasi il 28 Febbraio 1984, appena una settimana dopo la sua morte, in cui Michael Jackson vinse 8 premi per il suo album "Thriller", gli dedicò le seguenti parole al momento del ritiro il Grammy per l'Album dell'Anno:

"Voglio dire una cosa importante. Alcune persone sono artisti e altre sono grandi artisti. Alcune persone aprono nuove strade e altri le seguono ... voglio dire che Jackie Wilson era un artista meraviglioso. Non è più con noi, ma Jackie, ovunque tu sia, lascia che ti dica che ti voglio bene e che ti ringrazio tanto".
Grazie a queste parole di Michael, la musica di Jackie Wilson tornò in auge e ad essere pubblicata nuovamente dalla Epic Records.
Michael Jackson aveva registrato uno dei successi di Jackie Wilson, "Doggin 'Around" per il suo album "Music and Me", pubblicato nel 1973.
Un altro esempio della sua impressionante qualità vocale, così come il suo talento per la riproduzione di una canzone a tema adulto, a soli 14 anni, del brano "Who's Loving You" di Smokie Robinson.





domenica 12 agosto 2018

La Michael Jackson's Estate rinnova l'accordo con Sony

La Sony/ATV, gestita da Martin Bandier, si era già aggiudicata i diritti del catalogo di Michael Jackson Mijac Music nel 2012, detenuti dal 1980 dalla Warner/Chappelle. Le condizioni dell'accordo non sono state divulgate, ma si ritiene che sarà a lungo termine. 
Il precedente accordo fra Estate e Sony, era scaduto e il catalogo Mijac era nuovamente in offerta, in un asta recente alla quale hanno partecipato tutti i principali editor musicali. Dalla Universal alla BMG hanno partecipato tutti, ma Sony/ATV ha prevalso . 
Il catalogo comprende canzoni come "Bad", "Beat It" e "Billie Jean", insieme a molte altre. John Branca e John McClain , i co-esecutori dell'Estate hanno dichiarato: "La musica del più grande intrattenitore di tutti i tempi, Michael Jackson, è nelle mani dell'editore musicale numero uno al mondo". Il CEO di Sony/ATV, Martin Bandier ha dichiarato: "Abbiamo dovuto battere un'agguerrita concorrenza".

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 Sony Music ha rinnovato il contratto discografico con la fondazione intitolata a Michael Jackson, che controlla i diritti di sfruttamento dell'immagine e dei lavori dello scomparso Re del Pop. "La sua musica e i suoi video sono essenziali nella storia della cultura popolare", ha commentato l'ad della major Rob Stringer: "Sono orgoglioso di fare parte di questa storia, e di essere stato chiamato a cercare nuove vie per rendere disponibile la musica di Michael alle generazioni future". 

 Se da un lato il lavoro sul catalogo che la star di "Bad" ha lasciato in dote a partire dal 1979, anno di pubblicazione del suo debutto in proprio - "Off the Wall", all'epoca dato alle stampe dalla Epic, poi confluita nel gruppo Sony - rappresenterà senza dubbio l'attività principale del sodalizio (nonostante la scomparsa avvenuta nel 2009, Jackson annualmente muove ancora mezzo milione di unità fisiche all'anno e circa un miliardo di stream, per un guadagno complessivo quantificabile in diverse decine di milioni di dollari) dall'altro è lecito immaginare che dai vasti archivi dello scomparso Re del Pop qualcosa di inedito possa ancora essere estratto: come riferisce l'edizione statunitense di Rolling Stone, tra i termini dell'accordo ci sarebbe anche una clausola che accorderebbe alla fondazione la possibilità di pubblicare sei album in aggiunta ai dieci stabiliti dai termini del contratto. 

 Al momento, tuttavia, della pubblicazione di materiale d'archivio mai reso noto in passato non si trova cenno, almeno nelle dichiarazioni ufficiali rilasciate alla stampa: John Branca e John McClain, chiamati a guidare la fondazione intestata a Jackson, per il momento si sono limitati a parlare di "preservare e sviluppare la sua notevole eredità musicale", senza specificare se - di questa eredità - il pubblico sappia già tutto oppure no.

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martedì 18 luglio 2017

[UPDATE] In arrivo uno speciale animato di Halloween dedicato a Michael Jackson


In arrivo uno speciale animato di Halloween dedicato a Michael Jackson. Pronti a divertirvi sulle note di 'Bad', 'Thriller', 'Black and White', 'Man in the Mirror' e tante altre?

I vostri figli conoscono Michael Jackson? Da agosto, con l’uscita di Cattivissimo me 3, sapranno riconoscere sicuramente una delle sue canzoni più famose, 'Bad', sulle cui note si muove il cattivissimo Balthazar Bratt.
Ma per imparare tutto su di lui bisognerà aspettare Halloween. CBS ha infatti annunciato la realizzazione di uno speciale animato intitolato 'Michael Jackson Halloween' che userà come colonna sonora i brani più importanti del cantante.

Animato da Hammerhead, il film, racconterà la storia di due millennials (ovvero la prima generazione di persone nate tra il 1980 e 2000 che hanno dimestichezza con il mondo digitale), ovvero Vincent e Victoria, che si incontrano per caso durante la notte di Halloween insieme al cane Ichabod e finiscono in un misterioso Hotel situato al 777 di Jackson Street chiamato This Place Hotel. Qui i due vivranno un’avventura magica che culminerà con uno spettacolare show di danza in cui comparirà anche il Re del Pop.

Nel cast vocale originale dello speciale animato, diretto da Mark A.Z. Dippé, troviamo Lucas Till (Vincent) e Kiersey Clemons (Victoria), oltre a Christine Baranski, Alan Cumming, George Eads, Brad Garrett, Lucy Liu e Jim Parsons



Non abbiamo bisogno di uno speciale di Halloween di Michael Jackson - Basta guardare il video "Thriller"

La tenuta di Michael Jackson ha recentemente annunciato che stava collaborando con la CBS per uno special animato per Halloween - "Halloween di Michael Jackson" - in programma per il prossimo autunno secondo The Hollywood Reporter.

Ma considerando che la leggenda del pop ha tirato fuori uno dei migliori (se non il migliore) spettacoli di Halloween di tutti i tempi - "Thriller" del 1983 - è davvero necessario? 
Co-scritto da Jackson e John Landis, che ha anche diretto il video, ha cambiato da solo la partita ed è l'unico video della storia musicale selezionato per il Registro Nazionale del Film dalla Biblioteca del Congresso (USA)
Con oltre 422.000.000 milioni di visite, il video ufficiale di "Thriller" (trasmesso dal canale Vevo) combina la magia delle impeccabili mosse di ballo e la prodezza vocale di MJ con la brillantezza del produttore George Folsey, Jr., il coreografo Michael Peters e il make-up artist Rick Baker.
[...]

Negli ultimi 34 anni, nessun altro video ha avuto lo stesso tipo di impatto culturale e non ha raccolto i riconoscimenti che "Thriller" ha fatto. La tragica morte di Jackson del 2009 lo rende ancora più significativo. Non c'è mai stato un altro artista come lui e mai ci sarà.
Il Re del Pop manterrà sempre la sua corona e "Thriller" rimarrà la più famosa rappresentazione visiva di Halloween nella storia della musica.

Di fatto, ci sono persone su Twitter che ancora parlano del video più di tre decenni più tardi, un testamento innegabile per la sua influenza permanente sulla cultura popolare.
[...]

ORIGINAL NEWS

"Much Too Soon" - indagine sulla genesi di un titolo postumo di Michael Jackson


2011
Dovido, Quagmire e Tristan, tutti e tre membri del forum MJFrance, hanno condotto una piccola indagine sulla canzone "Much Too Soon", intervistando i due chitarristi impegnati nella canzone. Ecco a voi queste interviste piene di informazioni e ricche di scoperte sul lavoro di questi chitarristi, come pure su quello di Michael Jackson, così poco promosso, purtroppo, dalla stampa tradizionale. 

Parte prima: Intervista a Jeffrey Mironov
Nei giorni che seguirono alla scomparsa di Michael Jackson uscirono fuori molte testimonianze dei suoi colleghi. Una delle più sorprendenti è di poche righe ed è stata scritta da Rob Hoffman, ingegnere del suono dell'album HIStory :

"Una mattina MJ arrivò con una nuova canzone che aveva scritto durante la notte. Abbiamo chiamato un chitarrista e Michael gli ha cantato ogni nota di ogni accordo. "Ecco la prima nota del primo accordo, la seconda nota, la terza nota. Ecco la prima nota del secondo accordo, la seconda nota, la terza nota", ecc, ecc. Poi l'abbiamo visto fare la più sincera e profonda performance vocale, dal vivo nella sala controllo attraverso un SM57 (tipo di microfono, ndt)"

Rob non aveva detto il nome della canzone e lei è rimasta un sogno per i fan per qualche mese... Diciotto mesi esatti, perché il 10 Dicembre 2010 è uscito il primo album postumo di Michael Jackson, "Michael". Rob poi ci ha detto che la traccia numero 10 dell'album non era altro che la canzone della sua storia. Lui ha colto l'occasione per dare un pò più di dettagli e abbiamo saputo il nome del chitarrista: Jeffrey Mironov.

Subito io e i miei compagni-di-intervista-dei-collaboratori-di-Michael Jackson abbiamo cercato di contattarlo. Jeffrey è un vero artista, un professionista vero, che può suonare tutto, che è coinvolto in tutto, ma non cerca la fama. Ha iniziato la sua carriera nei primi anni '70 ed ha partecipato a centinaia di registrazioni negli studios di New York, con tutti gli artisti famosi che si possano immaginare, da Frank Sinatra a Gladys Knight & the Pips, e naturalmente, Michael Jackson. Jeffrey sta partecipando attualmente a delle registrazioni in studio, in particolare con Elizabeth Claire Burke, e si esibirà prossimamente al Metroplitan Museum of Art come parte di una mostra dedicata agli strumenti musicali creati da leggendari liutai.
Ecco l'intervista che questo grande ci ha concesso: 

Dovido: Com'è arrivato a lavorare con Michael Jackson? 

Mironov: Credo che il nome del gentleman sia Brad Buxer. Michael Jackson venne a New York per fare questa registrazione, che è diventata HIStory, e Brad Buxer stava cercando di avere un'idea di musicisti esperti di studio che avrebbero potuto lavorare con Michael. In un modo o nell'altro il mio nome è stato menzionato, io in realtà non so chi mi abbia raccomandato. Può essere stato Bruce Swedien. Bruce Swedien è stato legato a Quincy Jones per anni.
Quincy Jones aveva prodotto una registrazione con Diana Ross per "The Wiz". Avevano inciso una canzone chiamata "Ease On Down The Road" e fui contattato per partecipare alla sessione di registrazione.
Bruce Swedien era legato a Quincy Jones, perciò forse sono stato menzionato per questo progetto di Michael Jackson per il mio lavoro con Quincy Jones. In ogni caso, Brad Buxer mi fece una telefonata. Sono andato lì e abbiamo fatto una sorta di audizione. Michael stava cercando di vedere con chi era a suo agio. E' arrivato e ho usato diversi tipi di chitarre attraverso diversi tipi di amplificatori e abbiamo fatto una sorta di inventario dei diversi suoni che avevo.
C'era un assistente che scriveva tutte le osservazioni di Michael. Lui era molto rispettoso, molto simpatico. Abbiamo parlato un po', mi ricordo che abbiamo parlato un po' del blues, dell'importanza dell'influenza del blues. Ma non avevamo molto tempo, tutti erano molto concentrati sul progetto. 

D: Le ho inviato via email una versione di "Much Too Soon" che circolava su Internet e sulla quale non c'era la fisarmonica della versione finale. Ha potuto di ascoltare la canzone? È proprio lei che suona la parte della chitarra? 

M: Ho ascoltato, ma non sono sicuro di essere io in quella versione. E' stata la prima canzone che ho suonato con Michael. Ricordo anche che ero in studio con Michael e che era solo una chitarra e la sua voce. C'era anche un metronomo credo, ed erano corde di nylon, una chitarra classica e la sua voce. Mi ricordo che abbiamo provato la canzone e che quando si è sentito a suo agio con essa, è andato nella sala controllo e ha cantato dalla sala controllo, mentre io suonavo nello studio. 

D: OK, dunque non ha fatto dei doppiaggi, ha suonato dal vivo? 

M: Io ho suonato dal vivo, lui ha cantato dal vivo su una traccia-metronomo. Poi sono state fatte delle sovraincisioni. 

D: Le ho anche inviato via email una storia che Rob Hoffman, uno degli ingegneri di HIStory, ha raccontato su Gearslutz, un forum dedicato all'ingegneria del suono. Dice che il brano è stato registrato nelle prime sessioni di HIStory. Un giorno Michael Jackson è entrato e ha chiesto un chitarrista perché aveva composto una canzone durante la notte. Allora le hanno chiesto di venire e Michael le ha cantato ogni nota di ogni accordo. 

M: No. Michael era molto coinvolto e aveva una idea molto chiara di quello che dovevo fare, ma non ha dettato ogni nota. Se suonavo un particolare accordo e l'accordo non gli si adattava o se la nota prodotta da una delle corde non gli sembrava adatta, mi ricordo che diceva: "una di quelle note suona un po' falsa, questa, questa", e io aggiustavo in base al suo orecchio. Mi ha permesso di scegliere gli arrangiamenti che volevo, quelli con cui ero a mio agio.
Lui non dettava ogni nota, ma era molto coinvolto e preciso su quello che voleva sentire. Ma mi relegava le decisioni specifiche, come le inversioni degli accordi o la densità di ciascuna parte. Questa canzone era molto emozionante, molto dolce ed è stato straordinario suonare con lui. Ha cantato perfettamente, semplicemente in modo perfetto. Era carico di emozione, passione, speranza e desiderio. Ricordo che era una canzone molto intima e una registrazione molto personale: solo la sua voce e la mia chitarra!

D: Ha lavorato con lui su altre tracce? 

M: Sì. Ce ne sono forse tre o quattro sulle quali ho suonato. Ma, onestamente, non ne saprei dire il nome. Il progetto risale a troppo tempo fa. Non ho mantenuto tanto a lungo molti ricordi di questo progetto. Quello che mi ricordo è che ho suonato solo su una canzone organica e intima. Tutto il resto di quello che ho suonato era piuttosto imponente, hi-tech, RnB, rock... 

D: Ha ancora la registrazione? 

M: Ho questa registrazione da qualche parte nel mio appartamento. Purtroppo non sono riuscito a ritrovarla perché non ho più pensato a questo progetto, non so dove sia. Se la ritrovo prometto che ascolterò quelle canzoni, per vedere se ricordo qualche altra informazione. Purtroppo, mi dispiace, non sono stato molto "Michael Jackson".

D: Cosa ne pensa di Michael Jackson come compositore e del suo modo insolito di creare musica? 

M: In primo luogo, aveva un dono. Aveva un immenso senso della melodia, dell'armonia e del ritmo. Il suo talento canoro era molto sviluppato, come le sue capacità artistiche in generale. Tutto ciò che faceva era prestare personalità, energia, concentrazione ed entusiasmo. Era potentemente creativo in tutto quello che faceva o utilizzava.
Dal momento che in realtà non suonava seriamente degli strumenti musicali, usava tutta la tecnologia disponibile per comunicare il suo talento artistico, il suo senso del ritmo, della melodia e dell'armonia. Non ho mai assistito all'evoluzione o alla scrittura della canzone. Quando sono entrato in contatto con lui le canzoni erano già scritte. Quindi non ho davvero visto il percorso di ispirazione dall'inizio alla canzone completata, il modo in cui procedeva.
Ma ho un'idea molto chiara della sua capacità artistica. Aveva una grande forza ed era dedicata alla sua arte. Si lasciava condurre e, forse, anche guidare dal suo senso artistico. Sapeva quello che faceva. Era consapevole della validità delle melodie che componeva, dei ritmi che sentiva o della struttura sonora che voleva, dell'intensità dell'idea. Tutto questo gli era molto chiaro. Sapeva quando quello che suonavi si abbinava alla sua visione e quando non corrispondeva. Era molto facile lavorare con lui. Era molto dolce, sensibile e rispettoso. Era concentrato sulla sua creatività. Lui non perdeva tempo, non sprecava le parole, ma aveva una sorta di dolce innocenza che ho davvero apprezzato.

In contrasto con questo, era circondato da molte persone che non erano affatto così. Michael aveva un'anima magnifica. E purtroppo era circondato da molte persone che, credo, non apprezzavano la sua profondità d'animo e il suo valore. 
Quando Michael arrivava in studio, molto spesso i corridoi venivano evacuati. Nessuno aveva il diritto di stare nei corridoi, quando Michael arrivava con il suo entourage. Era pazzesco! 
Come artista, era molto influenzato dalla sua innocenza, dalla sua tenerezza, questo rappresentava una grande parte dello spirito di Michael. 
Ma penso che fosse anche in conflitto con quello. Per questo ha avuto molti altri sviluppi della personalità di cui non aveva davvero bisogno, che erano il contrario di questo.
Mi ricordo che spesso voleva che le luci fossero spente. Quando Michael arrivava, diventava buio! Ricordo anche che ascoltava la musica troppo alta. Era così alta! Talmente forte che quando ascoltava qualcosa dovevo lasciare la stanza. Ricordo di aver pensato che gli avrebbe danneggiato le orecchie. 
Aveva le apparecchiature più sofisticate del mondo nello studio, i sintetizzatori e gli amplificatori più recenti e più hi-tech che si potessero immaginare. Era come un laboratorio scientifico! Nessuna spesa era risparmiata. Tutto doveva essere oltre la perfezione.

D: Grazie per il suo tempo e la sua generosità. Le auguro un buon pomeriggio! 

M: Grazie, buona giornata, Dovido! 

Riagganciando il telefono, eravamo combattuti tra la soddisfazione intensa di aver parlato con questo grande uomo e l'immensa curiosità sulle domande rimaste senza risposta. Ora avevamo più informazioni sullo sviluppo della canzone. In particolare, sapevamo che è stato Jeffrey a partecipare alla registrazione originale e che questa registrazione consisteva di una chitarra classica, una traccia-metronomo e la voce di Michael. 
Ma non sapevamo quanto quello che è stato registrato quel giorno corrispondesse a ciò che era uscito su "Michael". In quel momento ci siamo resi conto che che Jeffrey non era il chitarrista accreditato nell'album, che il solo chitarrista citato nei crediti era Tommy Emmanuel... 

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Parte seconda: Intervista a Tommy Emmanuel
Subito io e i miei compagni-di-intervista-dei-collaboratori-di-Michael Jackson abbiamo cercato di contattarlo. Anche Tommy è un artista incredibile. E' considerato uno dei più grandi chitarristi acustici del mondo e ha avuto l'onore di sentire il grande Eric Clapton dire di lui che era il più grande chitarrista che avesse mai visto! Il suo nuovo album "Little by Little", un doppio album fantastico che include numerose partecipazioni di altri artisti e prevalentemente delle composizioni originali, è stato appena pubblicato. Tommy è attualmente in tour in Europa. Ecco l'intervista che questo gran signore ci ha rilasciato fra due concerti: 

Dovido: Qual è stato il suo ruolo nella registrazione del brano "Much Too Soon"?

Tommy Emmanuel: Come musicista di studio, sono stato spesso chiamato in causa perché posso suonare tutti gli stili. Se vuoi un assolo, posso suonare un assolo, se vuoi la ritmica, posso suonare la ritmica, se vuoi il basso, suono il basso, se hai bisogno di una batteria, suono la batteria.
Con il titolo di Michael Jackson era un progetto particolare. Ho fatto la mia parte a Londra, e tutto il resto è stato fatto a Los Angeles. Mi è stato chiesto spesso di fare così. Ho suonato su un album di Diana Ross. Il produttore è venuto da Los Angeles in Inghilterra e io ho fatto la mia parte in Inghilterra. Poi è tornato a Los Angeles e ha incluso la mia parte sul titolo. Ho fatto la stessa procedura per il titolo di Michael. Hanno trasmesso il brano via e-mail alla Sony a Londra e poi l'abbiamo caricato in studio.
Ho ascoltato il brano e ho preparato la mia parte alla chitarra. Ho suonato un piccolo assolo e ho provato un paio di idee per accompagnare la voce cantata di Michael. Poi ho chiamato il produttore a Los Angeles e gli ho fatto ascoltare quello che stavo facendo e mi ha detto quello che gli piaceva e quello che voleva che cambiassi perché la canzone fosse come la voleva. Ho proposto diverse versioni, e tre o quattro idee per assoli. Poi ne hanno scelta una, e voilà, la mia parte era sulla traccia! Ho fatto le mie registrazioni nel mese di agosto dello scorso anno, e l'album è uscito a dicembre, giusto? 

D: Sì, a dicembre. Quanto tempo è durato il processo di registrazione del titolo "Much Too Soon"? 

E: Poche ore. Mi hanno mandato il titolo, credo che si potrebbe chiamare una demo. C'era la voce di Michael, una traccia-metronomo, della chitarra e del sintetizzatore. Ho sostituito la chitarra, ci ho messo su un assolo e dopo hanno fatto il resto a Los Angeles. Hanno aggiunto veri archi, fisarmonica e altri elementi.

D: Può descrivere un pò la parte di chitarra della demo? 

E: Era semplice e perfetta per il titolo. Erano corde di nylon.

D: Che tipo di chitarra ha usato per l'assolo? 

E: Per il mio assolo ho usato corde metalliche. Era la mia chitarra Maton.

D: Quindi gli arpeggi di chitarra classica che si sentono nella traccia uscita erano già nella demo? 

E: Sì, c'erano. Io ho suonato l'assolo e alcuni elementi alla fine della canzone.

D: Ok, è quello che pensavo, perché la fine della canzone è molto nel suo stile con le armoniche. Pochi giorni prima della pubblicazione dell'album, una versione precedente del brano è stata in circolazione su Internet senza la parte della fisarmonica. Cosa ne pensa di come è venuto fuori l'arrangiamento del titolo? Sa perché si è deciso di aggiungere la fisarmonica e chi ha fatto questa scelta? 

E: Ho trovato l'arrangiamento assolutamente perfetto, hanno fatto un ottimo lavoro. Per la fisarmonica non ne ho idea, questo non mi riguarda.

D: Così lei ha ricevuto la demo, ha proposto il suo contributo e l'ha inviato ai produttori. Quando ha potuto sentire gli altri strumenti e l'arrangiamento definitivo? 

E: L'ho potuto sentire una volta uscito l'album. Sono andato a comprarlo. Penso di averti detto tutto di questa canzone, perché era una canzone molto semplice e l'arrangiamento era molto bello. Mi è molto piaciuto suonarla.

D: Sì, Michael Jackson non ha fatto spesso canzoni così organiche. E' rimasto sorpreso che Michael Jackson potesse creare canzoni così? 

E: No, non mi ha sorpreso, perché io amo tutte le sue canzoni. E' un cantautore incredibile!

D: Le piace come musicista?

E: Certo! Come si fa a non amarlo?

D: Oh, alcuni dei miei amici lo odiano, quindi è possibile! 

E: Sì, vuol dire che non hanno alcun gusto!

D: Ha incontrato Michael Jackson prima della sua scomparsa? 

E: Solo per un breve momento. L'ho incontrato negli anni '80 ai Grammy. Un amico, che era un compositore popolare di Los Angeles, aveva un biglietto. Me l'ha dato perché non voleva andarci. Così sono potuto andare ai Grammy e mi sono seduto circa quattro posti dietro Michael Jackson! (Ride) Così durante la pausa pubblicitaria, mi sono alzato, ci siamo stretti la mano e gli ho detto "hello". Lui mi ha detto: "Di dove sei?" e io ho detto "Australia". 
Ha detto "continua a parlare, mi piace il tuo accento!" (Ride) Questo è tutto! Ma ho lavorato in Australia con il promotore di Michael a fine anni '80. Mi ha detto che Michael era uno dei migliori artisti con i quali ha lavorato, era coinvolto in ogni dettaglio, conosceva ogni persona che lavorava per lui e trattava tutti molto bene.

D: Grazie per il suo tempo e la sua generosità, buon viaggio, arrivederci!

E: (in francese) Au revoir mon ami, merci beaucoup! 


Ancora una volta, riagganciando il telefono, siamo rimasti combattuti tra la soddisfazione intensa di aver parlato con quest'altro grande uomo e la curiosità immensa sulle domande rimaste senza risposta. Le informazioni che ci ha dato sono accurate, comunque: la sua partecipazione gli ha richiesto qualche ora, ha interagito per telefono ed e-mail con i produttori e non è lui che ha suonato gli arpeggi di chitarra classica. Inoltre, ci dice che la parte di chitarra della demo che gli è stata inviata è la stessa che si sente sul disco, e la descrizione che ci ha dato di questa demo è identica a quella della demo di Jeffrey. 

So we're hoping that our prayers will see
The day that the demo will come back to Jeffrey
But we guess we learned our lesson much too soon... 

MJFrance ringrazia Dovido, Quagmire e Tristan per queste due bellissime interviste.

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