"Un milione di occhi su di me definisce la mia paura più grande. Questa musica che mi circonda definisce ogni mia lacrima. Basta chiudere gli occhi ed ascoltare, la musica mi appare perchè sono solo un uomo, un uomo nello specchio." MJ
sabato 1 novembre 2014
Michael protegge una signora anziana...
[...]
Il 13 giugno 2002, Michael uscendo di un edificio, si preoccupò per una anziana signora che poteva essere travolta dai fan che erano fuori. Si affrettò verso di lei, poi chiese alla folla di farli passare.
Lui la accompagnò alla sua macchina e le offrì un passaggio a casa.
Michael, sempre a pensare agli altri, e a prendersi cura di una anziana...
[..] Naturalmente,Michael, anima gentile che era, l'essere abbastanza attento in mezzo alla folla di gente a vedere questa donna (scommetto che un sacco di gente non lo ha notato) e interessarsi al suo benessere e sicurezza è tipico di Michael.
Sono grato e felice che poco a poco il pensiero razionale sta tornando a queste organizzazioni in materia di Michael.
Certo, ha un sapore agrodolce perché dovrebbe essere vivo per ricevere le loro scuse e gratitudine per il suo impegno umanitario. Gli sforzi di inserire correttamente Michael nella storia come uno dei -se non il più grande di tutti i tempi - benefattori umanitari prevarrà.
Non potrete negare la verità per sempre.
MJGW FORUM
Marlene Lang Clayman: ho letteralmente colpito alla testa Michael Jackson! - Testimonianze: Michael ed Io
La ballerina e coreografa Marlene Lang Clayman di Los Angeles, che all'età di 19 anni, quando ancora era una ballerina quasi esordiente nella comunità di Hollywood, è stata scelta per esibirsi con Michael Jackson nel film (Captain EO ndr), ci racconta la sua esperienza.
"Dopo Thriller, tutti i ballerini volevano essere coinvolti in qualcosa che avesse a che fare con Michael. Ero una giovane ballerina, e molti dei ballerini avevano preso parte in Thriller, quindi erano della vecchia scuola. Ero così paranoica che il regista e coreografo (Jeffrey Hornaday) mi odiava. Lui guardava Michael e preparava le coreografie secondo il suo modo di ballare. E' stato così che abbiamo imparato.
C'era un movimento all'inizio dove dovevamo mettere la braccia in avanti, come se fosse una mossa di karate. Ho letteralmente colpito Michael alla testa, lui è caduto a terra e ho pensato... 'Sono licenziata!'
Ha solo detto 'sei forte' e si è messo a ridere.”
“Era elettrizzante sentire la sua energia. Lui dava il 100% ogni volta. Non c'era mai un 'sono stanco, oppure, facciamo solo una marcatura'.
Il giorno che abbiamo girato.. quanta gente è arrivata sul set!... Gene Kelly, Sophia Loren ...loro amavano Michael. Non avevo idea di cosa sarebbe successo dopo il film, ero solo felice di essere lì.
Stavo ballando davanti a Gene Kelly vicino a Michael Jackson! Avrei dovuto pagare per questo! Questa esperienza mi segue ancora, onestamente. Ho fatto altre coreografie e spettacoli, e qualcuno capirà che ho fatto Captain EO quasi 20 anni fa, e mi concederà un momento di rispetto. Ogni ballerino racconta ora che, senza Michael, non sarebbe potuto diventare un ballerino. E' pazzesco come la sua morte ha colpito la comunità della danza. Tutti lo rispettano moltissimo.”
Quei 45 minuti con Michael Jackson sono stati d'insegnamento - Jodi Michael
ORIGINAL
What 45 Minutes With Michael Jackson Taught Me by Jodi Michael
Era la primavera del 1974, quando sentii che il mio gruppo preferito, i Jackson 5, veniva a Chicago. Subito prenotai i biglietti. Quando arrivarono, non riuscivo a credere alla mia fortuna: avevo avuto i posti in prima fila! Da quel momento in poi, tutto quello a cui riuscivo a pensare era incontrare Michael.
Quando il giorno finalmente arrivò, mio padre portò la mia migliore amica, Linda, e me verso la periferia e ci portò alla sala concerti. Trovammo i nostri posti e casualmente si trovavano proprio accanto alla madre di Michael, Katherine. Lei fu calorosa e accogliente e dopo mi impegnai con lei in una conversazione su quanto amassi i suoi ragazzi ed ottenni che l'intero gruppo firmasse il mio programma. Dopo lo spettacolo, col programma in mano, dissi a Linda che DOVEVAMO incontrare Michael.
Il nostro piano geniale era semplice: rimanere dopo lo spettacolo e aspettarlo fuori. Purtroppo, circa altre cento persone avevano avuto lo stesso piano geniale, ma noi eravamo determinate. Nelle due ore seguenti, il gruppo diminuì fino a quando fummo solo noi due. Sapevamo, sapevamo davvero nei nostri cuori, che Michael era ancora all'interno del teatro. Alla fine, il gestore del locale venne fuori e chiese cosa stavamo facendo; risposi con il dato-di-fatto, "Stiamo aspettando di incontrare Michael." Ci disse che se n'erano andati ore prima e con sicurezza risposi, "E' il vostro lavoro dirci che non è qui. So che c'è e non andremo da nessuna parte."
Alla fine, stufo di queste ragazze ostinate, aprì il teatro e ci lasciò cercare sul posto. Non c'era un solo membro della famiglia Jackson. Eravamo scoraggiate.
Quando ci chiese come avessimo programmato di tornare a casa, ci rendemmo conto che il treno per tornare in città aveva da tempo smesso di correre per la notte. Dietro a tutte le emozioni, avevamo completamente perso di vista tali questioni pratiche. Egli fu così gentile da darci un passaggio. Durante il ritorno a casa, ignorammo il nostro autista; tutto ciò di cui Linda ed io potevamo parlare era del nostro tentativo fallito di incontrare Michael e del castigo che ci aspettava a casa.
Poco prima che ci facesse scendere, il manager del locale ebbe pietà di noi e ci disse dove i Jackson alloggiavano. Sentii un'ondata di eccitazione e sperai ancora una volta, proprio come avevo fatto prima quando i biglietti erano arrivati. Anche rimanere in punizione per una settimana non mi aveva scoraggiato né fatto cambiare idea.
Determinata ad incontrare Michael, il giorno dopo, sfidai gli ordini di mio padre e mi precipitai in albergo dopo la scuola. Mi sedetti nella hall aspettando pazientemente per cinque ore. Quando fu evidente che il concerto era già iniziato e che Michael non si vedeva, mi avvicinai all'uomo della reception che mi disse, "Non posso confermare o negare che i Jackson 5 si trovino qui." Dopo molta insistenza, finalmente sottolineò che se un famoso gruppo musicale si fosse trovato presso l'hotel, probabilmente non sarebbe uscito dalla hall.
Abbattuta dalla consapevolezza che lo avevo perso di nuovo, mi sedetti e scrissi una lettera accorata a Michael che spiegava quanto fosse stato difficile cercarlo, per quanto tempo avevo aspettato di incontrarlo e quanti problemi avevo avuto con i miei tentativi di entrare in contatto con lui. Quando provai a consegnarla all'uomo della reception, si rifiutò di prenderla. Impassibile, presi l'ascensore e mi fermai su ogni piano. Quando raggiunsi la cima, c'era una guardia di sicurezza massiccia che mi avvertì: "Penso che tu sia sul piano sbagliato." Bingo! Sapevo esattamente dove avevo bisogno di essere. Dopo tanto, finalmente lo convinsi a prendere la lettera. Poi, andai a casa e mi misi in guai enormi. Ancora una volta.
Era valsa la pena, perché quella stessa notte, squillò il telefono alle 2, ero appena sveglia quando sentii mio padre rispondere e dire, "Michael? Michael chi?" Saltai giù dal letto e gli urlai di non riagganciare. Mi guardò come se fossi pazza e disse: "Di' a questo Michael Jackson, chiunque egli sia, di non chiamare di nuovo qui a quest'ora!"
Presi il telefono e passai 45 minuti a parlare con Michael Jackson. Era pacato e gentile - fu come parlare con un amico. Avevamo circa la stessa età e la maggior parte della nostra conversazione fu concentrata sulla sua curiosità intorno alla vita di un adolescente normale. Chiese della scuola e delle mie esperienze di tutti i giorni; ci trovammo in sintonia nella nostra lotta con i nostri padri severi. Fu un colloquio intimo tra due ragazzini.
Mentre la conversazione era agli sgoccioli, mi ricordo di aver pensato: "Nessuno crederà a questo. Devo avere delle prove." Poi pensai: "No" Intuitivamente, sapevo che chiedere una foto personalizzata come prova avrebbe rovinato il momento. La conversazione era così autentica e pura. Non chiesi niente.
Parlare con Michael Jackson era stato il mio primo obiettivo raggiunto - qualcosa di così grande e così improbabile che la maggior parte della gente non si preoccuperebbe di andargli dietro. A mia insaputa, all'epoca, quella chiamata di 45 minuti fu una delle conversazioni più importanti della mia vita. Mi insegnò ad essere coraggiosa e tenace nel perseguire i miei obiettivi.
Troppo spesso, prendiamo un "no" come un segno che non siamo abbastanza intelligenti, abbastanza potenti o abbastanza capaci. Creiamo e diciamo a noi stessi delle storie che ci limitano. La traiettoria del nostro futuro cambia - spesso drammaticamente - quando un "no" non serve più come assoluto, e noi cambiamo con forza le nostre storie sostenendo l'azione che dobbiamo fare per andare avanti.
What 45 Minutes With Michael Jackson Taught Me by Jodi Michael
TRADUZIONE
Quando avevo 16 anni, ebbi un colloquio di 45 minuti con Michael Jackson. Come si può immaginare, l'esperienza fu emozionante. Ma quello che allora non sapevo, era come quella breve conversazione avrebbe poi modellato la traiettoria della mia vita.Era la primavera del 1974, quando sentii che il mio gruppo preferito, i Jackson 5, veniva a Chicago. Subito prenotai i biglietti. Quando arrivarono, non riuscivo a credere alla mia fortuna: avevo avuto i posti in prima fila! Da quel momento in poi, tutto quello a cui riuscivo a pensare era incontrare Michael.
Quando il giorno finalmente arrivò, mio padre portò la mia migliore amica, Linda, e me verso la periferia e ci portò alla sala concerti. Trovammo i nostri posti e casualmente si trovavano proprio accanto alla madre di Michael, Katherine. Lei fu calorosa e accogliente e dopo mi impegnai con lei in una conversazione su quanto amassi i suoi ragazzi ed ottenni che l'intero gruppo firmasse il mio programma. Dopo lo spettacolo, col programma in mano, dissi a Linda che DOVEVAMO incontrare Michael.
Il nostro piano geniale era semplice: rimanere dopo lo spettacolo e aspettarlo fuori. Purtroppo, circa altre cento persone avevano avuto lo stesso piano geniale, ma noi eravamo determinate. Nelle due ore seguenti, il gruppo diminuì fino a quando fummo solo noi due. Sapevamo, sapevamo davvero nei nostri cuori, che Michael era ancora all'interno del teatro. Alla fine, il gestore del locale venne fuori e chiese cosa stavamo facendo; risposi con il dato-di-fatto, "Stiamo aspettando di incontrare Michael." Ci disse che se n'erano andati ore prima e con sicurezza risposi, "E' il vostro lavoro dirci che non è qui. So che c'è e non andremo da nessuna parte."
Alla fine, stufo di queste ragazze ostinate, aprì il teatro e ci lasciò cercare sul posto. Non c'era un solo membro della famiglia Jackson. Eravamo scoraggiate.
Quando ci chiese come avessimo programmato di tornare a casa, ci rendemmo conto che il treno per tornare in città aveva da tempo smesso di correre per la notte. Dietro a tutte le emozioni, avevamo completamente perso di vista tali questioni pratiche. Egli fu così gentile da darci un passaggio. Durante il ritorno a casa, ignorammo il nostro autista; tutto ciò di cui Linda ed io potevamo parlare era del nostro tentativo fallito di incontrare Michael e del castigo che ci aspettava a casa.
Poco prima che ci facesse scendere, il manager del locale ebbe pietà di noi e ci disse dove i Jackson alloggiavano. Sentii un'ondata di eccitazione e sperai ancora una volta, proprio come avevo fatto prima quando i biglietti erano arrivati. Anche rimanere in punizione per una settimana non mi aveva scoraggiato né fatto cambiare idea.
Determinata ad incontrare Michael, il giorno dopo, sfidai gli ordini di mio padre e mi precipitai in albergo dopo la scuola. Mi sedetti nella hall aspettando pazientemente per cinque ore. Quando fu evidente che il concerto era già iniziato e che Michael non si vedeva, mi avvicinai all'uomo della reception che mi disse, "Non posso confermare o negare che i Jackson 5 si trovino qui." Dopo molta insistenza, finalmente sottolineò che se un famoso gruppo musicale si fosse trovato presso l'hotel, probabilmente non sarebbe uscito dalla hall.
Abbattuta dalla consapevolezza che lo avevo perso di nuovo, mi sedetti e scrissi una lettera accorata a Michael che spiegava quanto fosse stato difficile cercarlo, per quanto tempo avevo aspettato di incontrarlo e quanti problemi avevo avuto con i miei tentativi di entrare in contatto con lui. Quando provai a consegnarla all'uomo della reception, si rifiutò di prenderla. Impassibile, presi l'ascensore e mi fermai su ogni piano. Quando raggiunsi la cima, c'era una guardia di sicurezza massiccia che mi avvertì: "Penso che tu sia sul piano sbagliato." Bingo! Sapevo esattamente dove avevo bisogno di essere. Dopo tanto, finalmente lo convinsi a prendere la lettera. Poi, andai a casa e mi misi in guai enormi. Ancora una volta.
Era valsa la pena, perché quella stessa notte, squillò il telefono alle 2, ero appena sveglia quando sentii mio padre rispondere e dire, "Michael? Michael chi?" Saltai giù dal letto e gli urlai di non riagganciare. Mi guardò come se fossi pazza e disse: "Di' a questo Michael Jackson, chiunque egli sia, di non chiamare di nuovo qui a quest'ora!"
Presi il telefono e passai 45 minuti a parlare con Michael Jackson. Era pacato e gentile - fu come parlare con un amico. Avevamo circa la stessa età e la maggior parte della nostra conversazione fu concentrata sulla sua curiosità intorno alla vita di un adolescente normale. Chiese della scuola e delle mie esperienze di tutti i giorni; ci trovammo in sintonia nella nostra lotta con i nostri padri severi. Fu un colloquio intimo tra due ragazzini.
Mentre la conversazione era agli sgoccioli, mi ricordo di aver pensato: "Nessuno crederà a questo. Devo avere delle prove." Poi pensai: "No" Intuitivamente, sapevo che chiedere una foto personalizzata come prova avrebbe rovinato il momento. La conversazione era così autentica e pura. Non chiesi niente.
Parlare con Michael Jackson era stato il mio primo obiettivo raggiunto - qualcosa di così grande e così improbabile che la maggior parte della gente non si preoccuperebbe di andargli dietro. A mia insaputa, all'epoca, quella chiamata di 45 minuti fu una delle conversazioni più importanti della mia vita. Mi insegnò ad essere coraggiosa e tenace nel perseguire i miei obiettivi.
Troppo spesso, prendiamo un "no" come un segno che non siamo abbastanza intelligenti, abbastanza potenti o abbastanza capaci. Creiamo e diciamo a noi stessi delle storie che ci limitano. La traiettoria del nostro futuro cambia - spesso drammaticamente - quando un "no" non serve più come assoluto, e noi cambiamo con forza le nostre storie sostenendo l'azione che dobbiamo fare per andare avanti.
Perchè il 1984 si può definire l'anno di Michael .. e l'inizio della sua caduta.
Anche se Thriller di Michael Jackson fu rilasciato nel novembre 1982, l'artista e l'immenso impatto culturale dell'album si concretizzarono nei primi mesi del 1984. Thriller trascorse 17 delle sue 37 settimane in cima alla Billboard 200 nel corso di una sequenza ininterrotta che andò dal 24 Dicembre 1983 al 14 aprile 1984, secondo solo alla colonna sonora di West Side Story. La pop star, allora 25enne, avrebbe portato a casa otto Grammy per l'album nel mese di febbraio e battuto il record Hot 100 per i primi 10 singoli dello stesso album - sette - mentre la title track, sostenuta dall' innovativo video diretto da John Landis, raggiunse la posizione n° 4 del 3 marzo.
Insieme con la fama arrivò una fortuna. Secondo la RIAA, Thriller è collegato allo Eagles' Their Greatest Hits 1971-1975 come l'album best seller di tutti i tempi negli Stati Uniti, con 29 milioni di copie vendute. E nel mese di luglio, Jackson si riunì con i suoi fratelli per il Victory Tour, che incassò 75 milioni.
Ma, con una svolta degna di un romanzo di Dickens, l'anno spettacolare di Jackson segnò anche l'inizio della sua rovina personale, quando uno spot commerciale del 27 gennaio per la Pepsi, finì quasi in tragedia. Michael subì ustioni di secondo grado a causa di un incendio sul set, che lo portò a una dipendenza da antidolorifici, che molti hanno collegato alla morte prematura della leggenda a 50 anni, nel 2009.
Anche se un vero e proprio documentario sul massimo splendore di Jackson non è ancora stato pubblicato, la pop star "ha sempre avuto una troupe che seguiva tutto quello che faceva", dice Aaron Walton, che era assistente marketing per la Pepsi (ed era presente sul set) al momento dell' incidente fatale. "Ricordo di aver chiesto [a Jackson] perché lo avesse fatto, e lui disse: 'Sai, ho chiesto a Paul McCartney che cosa gli era piaciuto di più dei tour con i Beatles, e la cosa di cui Paul si rammaricava di più era di non aver documentato tutto quello che aveva fatto. Sarebbe stato bello rivedere quel film ora solo per rivivere alcuni di quei momenti '. E Michael prese questo alla lettera - non ci fu un attimo che non sia stato tutto documentato. Sono sicuro che ci siano incredibili riprese su di lui e momenti molto personali che sarebbe incredibile vedere ".
ORIGINAL TEXT
Why 1984 Was Michael Jackson’s Defining Year -- and the Beginning of His Downfall
Fra Alessandro parla di MJ in chiesa - Michael Jackson-Friar talks about MJ's heart inside churc - Video e AMV
On 24 October 2014, in a Christian curch in Foggia, Italy, in the Parish of the 'Beata Vergine Maria Immacolata', Friar Alessandro from Assisi, gives a very moving speech telling the churchgoers who were inside church, the very essence of Michael Jackson.
.." They have painted him to us in a terrible way, they destroyed him, they have presented this man as if he were a monster telling us lie after lie. Do you know why? Because of envy. Because Michael Jackson was a man who dedicated his life to do good, for charity and to spread love through his music. You have to get to know things, we must listen to those who lived with him, not the one who has never known him, those who have never lived with him. You have to read what he wrote, you have to see the facts, foundations which he founded, the money he gave to charity to build structures, to care for people in need,his presence in the first person..."
Friar Alessandro D'Assisi
********************************************
Il 24 ottobre 2014, in una chiesa Cristiana di Foggia, in Italia, nella parrocchia 'Beata Vergine Maria Immacolata' , Frate Alessandro D'Assisi, tiene un discorso molto toccante raccontando ai fedeli presenti , la vera essenza di Michael Jackson.
" Loro ce l’hanno dipinto in un modo terribile, ce l’hanno distrutto, ci hanno presentato quest’uomo come se fosse un mostro dicendoci menzogne su menzogne. Sapete perché? Per l’invidia. Perché Michael Jackson è stato un uomo che ha speso la sua vita a fare del bene, per la beneficenza e per diffondere amore tramite la musica. Bisogna conoscerle a fondo le cose, bisogna andare a sentire chi ha vissuto con lui, non chi non l’ha mai conosciuto, chi non ha mai vissuto con lui. Bisogna leggere quello che lui ha scritto, bisogna vedere i fatti, le fondazioni che ha fondato, i fondi che ha dato in beneficenza per costruire strutture, per venire in contro alle persone bisognose, la sua presenza in prima persona.."
Fra Alessandro D'Assisi
.." They have painted him to us in a terrible way, they destroyed him, they have presented this man as if he were a monster telling us lie after lie. Do you know why? Because of envy. Because Michael Jackson was a man who dedicated his life to do good, for charity and to spread love through his music. You have to get to know things, we must listen to those who lived with him, not the one who has never known him, those who have never lived with him. You have to read what he wrote, you have to see the facts, foundations which he founded, the money he gave to charity to build structures, to care for people in need,his presence in the first person..."
Friar Alessandro D'Assisi
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Il 24 ottobre 2014, in una chiesa Cristiana di Foggia, in Italia, nella parrocchia 'Beata Vergine Maria Immacolata' , Frate Alessandro D'Assisi, tiene un discorso molto toccante raccontando ai fedeli presenti , la vera essenza di Michael Jackson.
" Loro ce l’hanno dipinto in un modo terribile, ce l’hanno distrutto, ci hanno presentato quest’uomo come se fosse un mostro dicendoci menzogne su menzogne. Sapete perché? Per l’invidia. Perché Michael Jackson è stato un uomo che ha speso la sua vita a fare del bene, per la beneficenza e per diffondere amore tramite la musica. Bisogna conoscerle a fondo le cose, bisogna andare a sentire chi ha vissuto con lui, non chi non l’ha mai conosciuto, chi non ha mai vissuto con lui. Bisogna leggere quello che lui ha scritto, bisogna vedere i fatti, le fondazioni che ha fondato, i fondi che ha dato in beneficenza per costruire strutture, per venire in contro alle persone bisognose, la sua presenza in prima persona.."
Fra Alessandro D'Assisi
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