giovedì 6 novembre 2014

'One More Chance': Un sogno che si trasformò in un incubo - C.Thomson



One More Chance: Un sogno che si trasformò in un incubo

by Charles Thomson

Dopo alcuni anni d’inattività, Michael Jackson auspicava già nel 2003 un ritorno trionfale nel mondo dello spettacolo, con il video musicale di One More Chance, ma il sogno si trasformò nel suo peggior incubo.


Prima parte

- Il progetto per il ritorno di Michael Jackson -
Nell’estate del 2003 Michael Jackson e il suo team stavano progettando un ritorno straordinario. Nell’atmosfera tranquilla, del suo immenso Neverland Ranch, Jackson aveva organizzato incontri di lavoro regolari con i propri partner d’affari, consulenti e il suo pubblicista, per sviluppare un programma per una partecipazione diversificata e un ritorno che avrebbe nuovamente illuminato la star. Il ritorno avrebbe colpito l’opinione pubblica, poiché Jackson avrebbe promosso nuovi settori e industrie, e allo stesso tempo riabilitato la sua immagine.

- Michael Jackson lascia la Sony -
Gli ultimi anni erano stati spietati per Jackson. Il suo album Invincible, del 2001 aveva ricevuto recensioni contrastanti ed era stato ridicolizzato dalla stampa come un fallimento commerciale. Nell’estate del 2002, Jackson aveva accusato la sua casa discografica, la Sony, a causa delle scarse vendite dell’album, ed aveva nominato il presidente della società, Tommy Mottola un ‘razzista’ e ‘diabolico’. Egli sosteneva che la casa discografica aveva sabotato 'Invincible', omettendo la vera e propria promozione. Dopo una serie d’incontri pubblici, annunciò l’intenzione di recedere dalla società. Tuttavia, le sue divergenze nei confronti di Sony, agli occhi del pubblico lo avevano condotto ad un’inutile derisione dei tabloid e la sua campagna in definitiva si rese inefficace.

- Pubblicità negativa dal Documentario di Martin Bashir’s -
La fiducia di Jackson era stata scossa da altri due incidenti. Nel novembre del 2002, il cantante si era trovato al centro di uno scandalo a livello mondiale, dopo che le immagini di lui che sporgeva suo figlio dal balcone di un hotel in Germania, fecero il giro del mondo. Nel febbraio del 2003, subì un altro duro colpo, quando il documentario Living with Michael Jackson di Martin Bashir aveva provocato un gran putiferio – il giornalista aveva mostrato le immagini di Michael Jackson, mentre tiene la mano del giovane malato di cancro Gavin Arvizo, e ha ammesso di dormire nello stesso letto con i bambini di altri. Fu proprio in seguito a quest’episodio che il team di Jackson decise che era il momento di mettere fine a tutto questo.

- Controllo dei danni -
I consiglieri di Jackson erano preoccupati che il nome del cantante era soltanto un facile bersaglio d’inesorabile scherno e insulto senza fine. La sua immagine aveva un disperato bisogno di essere riabilitata con urgenza. In un primo momento tutti gli sforzi sono stati fatti per controllare i danni. Il gruppo di Jackson pubblicò una confutazione video al documentario di Bashir, che comprendeva filmati che contraddicevano le stesse dichiarazioni espresse da Bashir, e dimostrarono che il giornalista aveva omesso importanti risposte che Michael aveva dato alle sue domande. Dopo aver reso evidente la duplicità di Bashir, il gruppo di Jackson rilasciò un ulteriore documentario, Michael Jackson’s Private Home Movies, in cui la star presentò al pubblico un video divertente e interessante dal suo archivio privato.

L’apparizione alla cerimonia di BET Awards nel giugno 2003, per onorare il suo idolo e mentore James Brown, con il premio Lifetime Achievement, contribuì a sollevare lentamente Jackson su un’onda positiva nelle pubbliche relazioni. La breve apparizione dell’artista alla manifestazione, portò parte del pubblico in lacrime e per Jackson fu una buona pubblicità – consegnò il premio a qualcuno invece di riceverne uno per una volta. Gli eventi stavano cominciando a volgere al meglio, e ora i suoi elaborati piani per il ritorno potevano davvero essere attuati.

- Ricreare l’immagine di Michael Jackson -
“Jackson stava riacquistando gran parte della sua autostima e fiducia, dopo aver vissuto in ombra di scandali pubblici e di trascurare se stesso” – dice il pubblicista Stuart Backerman, assunto da Jackson nel 2002. “In termini di marketing, significava parlare che l’immagine di Michael stava per essere ricreata.”

Il progetto di ritorno fu denominato MJ Universe e tutto era in prospettiva “the People’s Michael”, se si vuole vederlo in termini politici. Il presupposto alla base di tutto il progetto – era che doveva essere più accessibile. Dopo aver trascorso molti anni seguendo uno stile di vita solitaria, e sotto lo scherno dei tabloid, la finalità da raggiungere era quello di essere trattato in modo oggettivo.

Il primo passo per migliorare la disponibilità di Michael Jackson è stato quello di creare un link tra la star e i suoi fan. Una società di Web Design a Vancouver, denominata Blast Radius, stava lavorando in segreto su un nuovo sito web ufficiale Michael Jackson (quello vecchio era detenuto e controllato completamente dalla Sony). Secondo Stuart Backerman, il sito avrebbe contenuto, i “più incredibili video interattivi” e una sorta di intermediario tra Jackson e i suoi fan che gli avrebbe permesso di rimanere in contatto con loro.

Il passo successivo è stato l’apertura del ranch Neverland. Dopo il documentario di Bashir, il suo santuario era stato considerato come un luogo pubblico inquietante. In questo modo, la gente poteva verificare personalmente Neverland e dare un breve sguardo al mondo di Michael Jackson. La star aveva intenzione di trasformare il ranch come un resort, per brevi soggiorni, che gli avrebbe generato così un reddito, oltre a migliorare la propria immagine.

Il merchandising di Jackson negli ultimi anni si era un po’ “impoverito”, dice Backerman, e il suo team aveva sviluppato diversi piani di lancio per vari nuovi prodotti, cominciando dalla “linea di moda” Michael Jackson. Inoltre era in trattative con un imprenditore giapponese per un parco divertimenti a tema.


- Dalla musica al cinema -
Ma il fiore all’occhiello dei piani di ritorno di Jackson, era un affare che recentemente lui e il suo gruppo avevano concluso con una società di produzione cinematografica a Montreal. Da anni Jackson sognava di allontanarsi dalla musica per il mondo del cinema. Nel 1993 aveva fatto un accordo con Sony sui film, ma questi progetti erano stati demoliti dopo un’irruzione, per opera del procuratore di Santa Barbara, Tom Sneddon, a casa di Jackson e il cantante aveva dovuto affrontare le accuse d’abuso su minori. Negli ultimi anni, Jackson aveva intrapreso alcune iniziative in tal senso, in principio come attore, facendo un cameo nel film Men in Black II, e nella commedia a basso budget di Miss Castaway. Ora era pronto per i grandi risultati.

“Lui non voleva ricominciare con la musica”, dice Dieter Wiesner, manager di Jackson dal 1997 al 2003. “Dopo quello che aveva realizzato con la Sony, aveva altri piani per il futuro. Non voleva trattare esclusivamente con il mondo della musica. Sentiva di aver già fatto in questo settore tutto quello che doveva fare nella vita. Egli aveva creato tutto. Aveva fatto Thriller e altre cose del genere, e, sapeva che era difficile da superare certi traguardi. Intravedeva nuovi orizzonti e per lui era importante affermarsi come regista e attore, fare film, cortometraggi, prodotti del genere. Questo era davvero ciò che desiderava.”

“Sapeva che doveva fare qualcosa per i suoi fan, ma era chiaro che non voleva andare di nuovo in tour, perché non era mentalmente preparato per esso e non voleva farlo. Voleva esibirsi in concerti di grandi dimensioni, ad esempio, presso le piramidi in Egitto – in prestigiose località – durante il corso di due o tre anni. Era d’accordo nel fare ciò, perché sapeva che i fan avrebbero voluto vederlo, ma sentiva che il suo futuro era nell’industria cinematografica.”

Passati alcuni mesi di trattative, il gruppo di Jackson era riuscito ad ottenere un finanziamento per l’acquisto di una società canadese d’animazione, Cine groupe. Secondo Stuart Backerman, Jackson voleva rimodellare l’intera azienda in una sorta di Pixar. In previsione dell’acquisizione, la società aveva invitato Jackson a contribuire con nuove idee sul film pianificato, Pinocchio 3000. Un decennio dopo, che il suo sogno di realizzare film era stato completamente schiacciato, Jackson finalmente era pronto per la transizione dal settore della musica verso il cinema. Prima però, c’era da risolvere una questione prioritaria: rescindere dal suo contratto con la Sony.

“Non era in buoni rapporti con Sony”, dice Stuart Backerman. “Il catalogo dei Beatles era uno dei problemi, ma dopo l’ alterio con Tommy Mottola, era chiaro che fosse tutto finito. Non voleva fare nessuna cosa con la Sony.”

Secondo Dieter Wiesner, Jackson non aveva nessun’intenzione di passare in un’altra etichetta discografica a seguito dell’adempimento contrattuale con la Sony. Voleva concentrarsi solo sui film, e c’erano tutti i segni che rilevavano che Jackson avesse un atteggiamento serio nel raggiungere l’obiettivo.
Una mattina a Neverland Ranch, nel corso di una riunione per discutere sul ritorno, Jackson regalò a Stuart Backerman uno dei suoi cappelli Fedora autografati come ringraziamento per tutto il suo duro lavoro. All’interno Jackson aveva scritto: “Caro Stuart, grazie infinite per il gentile supporto e per favore non fare piani per il prossimo decennio”.


continua.....

Seconda Parte
Terza Parte
Quarta Parte

ORIGINAL TEXT
How Michael Jackson's Movie Dream Turned Into A Nightmare by CHARLES THOMSON