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sabato 1 luglio 2017

Jeffrey Stanton Bell, BIANCO E NERO - Un'emulatore di Michael Jackson?


“Ho cambiato pelle, ma io continuo ad essere la stessa persona di prima. La schiavitù della bellezza e del benessere ci rende crudeli. Ora sono più libero”.

Un'emulatore di Michael Jackson? Un altro nero che diventa bianco? Che cos'è una mania o una malattia? Per i creduloni di favole come di innesti di pelle, cremine magiche e di famosi chirurghi italiani che dichiarano tutto questo possibile rispondiamo “mania”, ma per chi vuole veramente saperne di più e credere alla verità e non ai buffi personaggi da film di fantascienza di serie b rispondiamo MALATTIA. La vitiligine di cui anche Michael Jackson è affatto da anni non è un'esclusiva del re del pop, ma una realtà che colpisce il 2% della popolazione mondiale, credete che sia una trovata da fans per acquietarci le coscienze? Bene leggete e imparate, il sapere rende l'uomo libero.

Jeffrey Stanton Bell, nero o bianco? E' nato nero, ma la vitiligine ha guadagnato terreno ed ha attaccato gran parte del suo corpo oggi quasi completamente bianco.

Jeffrey, di 43 anni, era un modello molto richiesto a New York prima che questo disastro alla pelle lo facesse ritirare dalle scene, lasciandolo senza amici e portandolo anche verso una depressione. “Ora ho solo un ossessione: dare un senso alla mia vita”dice.
Ha abbandonato i trattamenti ai raggi ultravioletti accettando così il suo cambiamento d'identità. “Quando ho capito che la natura ha scelto questa strada e che il tutto era irreversibile, ho deciso di farmi trascinare”.

La storia però è molto più complessa e prima che Jeffrey accettasse la sua situazione il tempo ha cambiato molto la sua vita.
I primi sintomi della Vitiligine si manifestarono con delle piccole macchie incolore, molto presto si estesero ovunque sul corpo. Così in soli 6 mesi Jeffrey Stanton Bell, un americano nero, diventò bianco dalla testa ai piedi., anche i suoi capelli persero il loro colore naturale. I medici diagnosticarono la malattia nel 1993 sconvolgendo la sua vita che da quel momento in poi avrebbe condiviso con la vitiligine, malattia che provoca una disfunzione delle cellule che pigmentano la pelle. Questa malattia si manifesta sul 2% della popolazione mondiale. La vitiligine manca di cure, senza le vere cause e le origini da cui deriva, la cura è ancora lontana da un'effettiva soluzione. Abbiamo traccie di questa malattia anche nell'antica Grecia.Jeffrey, il bianco nero, ha visto in che modo è cambiata la sua vita, come la sua identità nel bel mezzo di un'amnesia.

La sua famiglia ha origini nelle Barbados, Antille. La sorella di sua nonna perse anche lei il suo colore naturale condannandola alla solitudine e l'isolamento. “Il tempo delle superstizioni non è mai finito”, dice Jeffrey. “C'è una paura assurda per questa malattia, eppure non è contagiosa.”, “La sofferenza per chi ne è affetto non è psichica, ma morale”. Si è sottoposto a sedute di fototerapia per un anno con raggi ultravioletti e peel di melanina, ha provato a far riemergere il colore perso, ma questo ha solo portato un po' di nero in superficie sotto forma di macchie. “Manciate di colore” dice. “Niente può curarmi, il mio corpo bianco è coperto da grosse macchie nere, il rimedio è stato più dannoso della causa e tutte le mie speranze si sono infrante”.

La metamorfosi è stata più difficile del previsto da accettare. “Ero il modello di Giorgio Armani a New York. All'inizio coprivo con il trucco le macchie, ma non ho più potuto continuare a farlo. Mi sono visto costretto nell'abbandonare la mia carriera”.
Nella vita di tutti i giorni le cose non cambiano in meglio. “Le persone continuano a guardarmi, forse più di prima, ma non più per lo stesso motivo, molti di loro mi guardano disgustati e per soddisfare la loro curiosità morbosa. Vedo la loro paura che mi colpisce ogni giorno. Sono diventato un “fenomeno”, le persone hanno paura di essere contagiate, la loro è una paura aggressiva, mi sentono come una provocazione e spesso adottato un atteggiamento di difesa, da vittime.
Alcuni amici con qui ho lavorato, mi ignorano, non ha importanza quanto dica loro come ero un tempo e chi ero, chi sono: Jeffrey”. “Come puoi pensare ad un miracolo?” mi rispondono. Durante questi anni ho vissuto nel mezzo della solitudine, non c'è pena maggiore che sentirsi emarginati”.

Tutte queste sensazioni portano Jeffrey al passato quando con la sua famiglia si trasferì in Svezia, dove per il suo colore nero subì lo stesso trattamento di oggi. Così come con il suo colore naturale ebbe gli stessi problemi che solo il padre riuscì in qualche modo a risolvere e dice: “Mi chiusi in me stesso e un giorno mio padre vedendomi al limite mi disse “ti devi accettare, sei una persona come le altre con un cuore e un'anima”.
Jeffrey, a poco a poco cominciò a guardarsi dentro “un'unica ossessione mi girava nella testa in quei momenti, dare un senso alla mia esistenza”.

Quello fu l'inizio per imparare ad accettare un'altra vita. “Ho cambiato pelle, ma sono sempre lo stesso. Sono morto in qualche modo, ho perso qualcosa del mio corpo che possa identificare le mie origini, ma dentro sono la stessa persona. Ho abbandonato i trattamenti ai raggi ultravioletti e ogni tipo di narcisismo inutile.
Ho rifiutato di fare la vittima e compatire la mia malattia. Nei miei primi 30 anni di vita sono stato un materialista , in molte occasioni sono stato egoista e narcisista, vivevo su una mia galassia.
Il dramma che ho vissuto ha contribuito a comprendere le vere cose tragiche nella vita e quelle veramente belle. Oggi ho capito che per stare bene non bisogna prima stare male, so che la bellezza non è non essere brutti.
Per molto tempo ho confuso la felicità con l'essere soddisfatti. Sono diventato più forte e sensibile. Siamo oppressi dagli stereotipi moderni di bellezza e benessere, tutto questo rende le persone crudeli. Oggi sono libero, nello spirito e non solo... 

FONTE

ORIGINAL : VITILIGO - The Story of Jeffrey Stanton Bell


lunedì 8 febbraio 2016

Lo sbiancamento di Michael Jackson ha una spiegazione

Michael Jackson è inequivocabilmente l'artista più prolifico di tutti i tempi. Dal momento in cui imitò i passi di danza di James Brown durante l'audizione alla Motown nel 1968 , non c'era alcun dubbio che sarebbe stato una star.

Il suo lavoro, prima come leader dei Jackson 5 e poi nella carriera come solista, dimostra che questo è vero. 
Per i fan, soprattutto coloro che lo hanno seguito sempre nel bene o nel male, tutto ciò che lo riguarda richiede la stessa precisione che lui ha dedicato al suo mestiere. E in questo periodo, una TV inglese, nel decidere per la diffusione di un film, ha fatto una pesante caduta di stile.

Martedì scorso, circolava la notizia che un canale televisivo Inglese , Sky Arts, stesse producendo un film commedia "11/9 road trip" e cioè il come presumibilmente, Michael Jackson, Elizabeth Taylor e Marlon Brando , si fossero trovati in viaggio insieme per strada da New York dopo l'attacco al World Trade Center nel 2001 . La trama si basa su una storia, sulla vita della Taylor descritta nel mese di giugno 2011 su Vanity fair , certamente ricavata da una leggenda metropolitana, visto che nessuno può affermare possa mai veramente essere accaduto.

L'unico fatto innegabile sul progetto, così come descritto, è che l'attore bianco ,Joseph Fiennes, è stato scelto per interpretare Jackson, che era nero, così come è innegabile che il colore della pelle di Jackson è cambiato nel corso della sua carriera.

Per usare un eufemismo, non tutti condividono.

La maggior parte delle obbiezioni, viene dall'accusa verso l'industria cinematografica e televisiva di voler volentieri mescolare le razze. Il che non è falso. Ma per esempio, perchè Sky Arts non ha scelto un attore nero per interpretare Jackson, che si auto-identificato come un nero? Se il punto fosse mescolare razze in una sorta di discromia daltonica, perché Brando e la Taylor non sono interpretati da attori non bianchi?

Purtroppo, non è così semplice. C'è una specifica ragione per cui razza e colore della pelle sono legate a doppio filo, e qualcuno sembra non aver compreso bene questo legame nel corso della storia e vita di Jackson.

Fiennes , si è definito "scioccato" quando gli è stato chiesto di interpretare Jackson. Jackson ... è troppo, ha detto.
Tra il crescente scetticismo sulla scelta di Fiennes, ET ha avuto modo di intervistare l'attore ,Mercoledì , cercando così di capire la sua opinione in merito. E si scopre che nemmeno lui sembra convinto di essere la scelta più ovvia per interpretare la pop star.

"Sono un bianco, della media borghesia inglese ", ha detto Fiennes. "Sono scioccato, come potresti esserlo tu"

Il "tu" a cui Fiennes fa riferimento sono le persone che stanno prestando attenzione alla situazione. Ma proprio le stesse parole di Jackson, precisano un qualcosa che avrebbe dovuto avere un peso ben più importante per i critici.

Il 10 febbraio del 1993, Jackson si fa intervistare da Oprah Winfrey nel suo ranch a Neverland. L'intervista venne trasmessa live in Mondo visione, raggiungendo 90 milioni di persone in tutto il mondo e stabilendo un record per l'intervista più seguita in TV.

Gli argomenti furono ampi e improvvisati. Jackson come viene spiegato, non aveva avuto accesso alla scaletta di domande prima della diretta.
E le domande spaziarono dalla famiglia alla sua infanzia, i suoi successi, e la fama che ne seguì. Ma gran parte della conversazione, dall'inizio alla fine, venne incentrata sulla chiarire i rumors sul suo essere misterioso e sfuggente,sino alla diceria di volere che un bianco lo interpretasse..

A quel tempo, Winfrey sottolineò, girava voce che Jackson volesse essere interpretato da un ragazzino bianco, nello spot della Pepsi. Così la Winfrey lo chiese , e Jackson, sbuffando e scuotendo la testa, disse queste esatte parole:
"Questo è così stupido. Questa è la più ridicola storia assurda che abbia mai sentito. È pazzesco. Voglio dire, perché? Numero uno, è il mio volto di quando ero bambino nello spot. Io quando ero piccolo. Perché dovrei volere un bambino bianco che interpreti me? Sono un nero americano. Sono orgoglioso di essere un americano nero. Sono orgoglioso della mia razza. Sono orgoglioso di quello che sono. Sono orgoglioso e fiero di ciò che sono.

Jackson quindi, categoricamente, obbiettò al rumor , prendendo spunto dall'inno del potere nero del 1968 "Say It Loud -I’m Black and I’m Proud, ", dal suo idolo James Brown.

Ma allora perché qualcuno pensò di insinuare che Jackson avrebbe accettato di essere interpretato da un attore bianco? E, ancora più importante, perché una simile idea sembra trovare ancora spazi, più di due decenni più tardi, nonostante i desideri di Jackson?

Il colore della pelle di Michael Jackson è cambiato nel corso del tempo
Anche se i rumors si estendono ben oltre il limite della fantasia, c'è un motivo per cui accettiamo il beneficio del dubbio. Nel corso della carriera, già allora di ben 25 anni , la sua musica, il look, e i passi di danza non erano le uniche cose ad essere cambiate. Lo era anche il colore della sua pelle.

In realtà, questo è il motivo per cui è così importante prestare attenzione al momento esatto della vita di Jackson che Fiennes è stato chiamato ad interpretare. Il periodo storico del film lo colloca subito dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre. Ma la storia personale di Jackson , è importante anche in questo.

A metà degli anni 80, l'uomo nero che prima si presentava con una carnagione scura era improvvisamente, quasi dal nulla, ricomparso agli occhi del pubblico con un tono di pelle notevolmente diverso. Così, anche nel 1993, per non parlare del 2001, la pelle di Jackson era molto più chiara di quella che era stata nella sua gioventù. La sua pelle era dello stesso tono di qualcuno che sarebbe stato comunemente identificato come bianco, che è l'unica spiegazione per poter solo pensare ad un Fiennes come lontanamente plausibile.

Nel corso del tempo, la gente iniziò ad analizzare l' identità razziale di Jackson
Come Fiennes ammette nell' intervista a ET, Jackson era "più vicino al colore [di Fiennes] del suo colore originale."
Ma la razza è un qualcosa di più del semplice accostamento di tonalità della pelle. E questo fatto è una delle ragioni per cui i cambiamenti di carnagione di Jackson hanno fatto si che alcune persone mettessero in discussione l'autenticità della sua identità razziale.

Gli scettici non erano solo fra il pubblico in generale. Alcuni dei più stretti collaboratori di Jackson vengono annoverati fra questi, fra cui il famoso produttore Quincy Jones.

I due , lavorarono insieme sui primi tre album della carriera solista di Jackson - tra cui il leggendario Thriller, nominato a 12 Grammy nel 1984, un record assoluto tutt'ora. E durante quel periodo, dal 1979 alla fine degli anni 80, Jones fu testimone dei cambiamenti di colore della pelle di Jackson.

Nel frattempo, nel 1986, a Jackson venne diagnosticata la vitiligine , una condizione cronica della pelle che provoca la perdita della pigmentazione.

Tuttavia, in un'intervista del 2009 , e successiva alla morte di Jackson, Jones spiegò di avere una diversa opinione. Non solo non crede nella diagnosi medica , ma suggerendo anche che la trasformazione avesse avuto più a che fare con un cambiamento del modo in cui Jackson apprezzava la sua identità razziale.

"L'uomo è strano! Peeling chimici e tutto il resto", disse. "E io non lo capisco. Ma, ovviamente, non voleva essere nero."

Nel corso degli anni, Jackson subì diversi interventi di chirurgia plastica per alterare il suo aspetto.Il Dr. Wallace Goldstein, che ha lavorato per Jackson nel 1990, disse al People magazine che Jackson aveva subito dai 10 ai 12 interventi chirurgici nel giro di 2 anni.

E c'è voluta un autopsia per confermare che Jackson non aveva alcun controllo sul cambiamento della sua pelle: accaduta infatti perchè soffriva di vitiligine.

Ma nonostante questa informazione, perché, per esempio, Jones, ha pensato che il cambiamento di colore della pelle di Jackson fosse correlato con un cambiamento nel modo in cui Jackson vedeva la sua identità razziale? Beh, ha tutto a che fare con il colore della pelle che viene utilizzata per identificare identità razziali e come le identità razziali sono classificate in una gerarchia.


La razza non esiste (biologicamente) , ma esistono canoni che la definiscono socialmente
Per essere chiari, la razza, così come la conosciamo, non è reale. Vale a dire, le identità razziali non esistono biologicamente. Non esiste un gene razza.

Invece, è vero che le nostre caratteristiche, come il tono della pelle, i capelli, i lineamenti del viso, e le nostre storie familiari , sono sin dalla fine del 18mo secolo utilizzate per inquadrare gli esseri umani in categorie razziali distinte per ragioni sociali e politiche.

Il fatto che le categorie razziali siano cambiate nel corso della storia umana dovrebbe darvi un indizio sul fatto che la razza non è reale, ne tanto meno scolpita sulla pietra.

Tuttavia, ci sono alcune regole generali che vengono utilizzate per definire le identità razziali. E uno dei modi più salienti è basarsi sulle caratteristiche fisiche, compreso il colore della pelle.

Persone con la pelle più chiara, sono considerati razzialmente bianchi. Le persone con pelle più scura sono generalmente considerati neri.

Intere istituzioni, come l'istruzione ad esempio, sono state sviluppate per dare o negare alle persone l'accesso alle opportunità basate su qualcosa di semplice quanto il colore della pelle.

Quindi, uno degli altri fattori che anche lega insieme persone della stessa identità razziale è l'avere una storia condivisa di oppressione.

Ma tutta questa storia finisce per diventare fondamentale quando qualcuno segue regole proprie - il che accade molto spesso, con il cambiamento di colore della pelle di Jackson , preso quale esempio.

Non tutti gli appartenenti alla stessa razza hanno lo stesso colore della pelle. E questo è uno dei motivi dell'imbarazzante scambio di opinioni che Nancy Giles al Sunday Morning della CBS ha avuto con Jay Smooth. Smooth e Giles sono entrambi neri. Ma a causa del colore chiaro della pelle di Smooth, Giles dice che non lo è. Ops!

Che cosa significa tutto questo?
°Le persone che hanno toni della pelle simili non devono necessariamente corrispondere alle stesse identità razziali.
°Le persone con la stessa identità razziale non hanno la stessa carnagione.
°La razza non è un qualcosa di superficiale.
°Le identità razziali vengono definite da disuguaglianze di potere.

Il risultato: La scelta di Fiennes appare in tal senso molto meno che come un imitazione di Jackson e più simile alla prevaricazione eclatante di un uomo bianco nel voler interpretare un identità nera che non è la sua. E per aggiungere la beffa al danno, lo scopo non è altro che qualche risata.


Quindi cosa importa se Fiennes è "bianco o nero"? Sì.

Aggiungiamo a tutto questo, uno dei singoli più famosi di Jackson riguardo la razza, "Black or White" del 1991. Dalla sua pubblicazione, la canzone è stata spesso caratterizzata come un inno all'"armonia razziale".

Ma questo è il bello delle armonie: Nessuna nota o differenza sostituisce le altre; invece, convive armoniosamente con le altre.
Quando Fiennes, che è bianco, interpreta Jackson, che è nero, tali differenze non vengono apprezzate. Vengono invece cancellate.
Così, mentre non importa se sei nero o bianco perchè Jackson possa amarti, importa assai se sei nero o bianco quando stai cercando di impersonificare lui, la superstar.

Socialmente, quando un attore bianco che interpreta un intrattenitore nero, anche quando le loro carnagioni possono somigliarsi, il risultato non è che una prevaricazione dell'industria cinematografica, nella quale un ruolo che dovrebbe e potrebbe essere stato interpretato da un attore nero è invece dato ad un attore bianco.

Ma è anche, più semplicemente, sulla base di un fatto inconfutabile, dalle sue stesse parole, e cioè che Jackson, era un uomo di colore che non avrebbe mai approvato che Fiennes lo interpretasse.

ORIGINAL SOURCE:
The whitewashing of Michael Jackson, explained

Traduzione: MJ GOLD WORD FORUM

Per capire Michael Jackson e la sua pelle, bisogna andare oltre la razza


In queste giornate sempre più consapevoli, politicamente parlando, è raro imbattersi in un progetto culturale pop esplicitamente ideato per suscitare un tritacarne di commenti su Internet. Ma raro non significa mai. E la settimana scorsa, Sky Arts, un semi sconosciuto canale TV, ha visto aumentare sensibilmente la sua notorietà quando ha annunciato che Joseph Fiennes, che è un bianco, interpreterà Michael Jackson, che non era un bianco, in un prossimo film su Jackson, Elizabeth Taylor e Marlon Brando nei giorni successivi all'11 settembre.

Il progetto non si limita a suscitare un enorme e duratura polemica riguardo la pratica frequente a Hollywood del voler andare oltre la razza, scelta che ha alimentato per altro svariati stereotipi, oltre che a negare il lavori a molti attori di colore, ma sembra essere anche un affronto specifico ai desideri di Jackson: Jackson durante l'intervista con Oprah Winfrey del 1993, disse esplicitamente che non avrebbe mai voluto essere interpretato da un attore bianco.

E mentre penso che sia degno e importante discutere su tali pratiche di mescolamenti delle razze così come sui diritti con cui gli artisti descrivono la vita e la morte, il modo in cui il dibattito su questo progetto sta andando avanti sembra bloccare Jackson e la sua relazione con la propria pelle in un contorto binario bianco-nero. E come l'eccellente recente libro di Steve Knopper, "MJ: Il genio di Michael Jackson", suggerisce, il rapporto era molto più complicato della semplice implicazione: Jackson voleva essere bianco.

Il rapporto di Jackson con la sua pelle è stato complicato sin dalla sua giovane età, Knopper scrive:" I fratelli Jackson si prendevano in giro l'un l'altro senza pietà. Il naso di Michael era la fonte di numerosi soprannomi, così come l'acne di Jermaine. I Jacksons erano stati sotto lente di ingrandimento sin da quando erano molto giovani , il che significava che Michael ha passato tutta la pubertà sotto gli occhi del pubblico, un'attenzione quindi che poneva maggior controllo sulle sue imperfezioni. Nancy Leiviskä, che lavorava per MTV, portò Jermaine e Michael da un dermatologo, ed entrambi divennero vegetariani, nel tentativo di combattere l'acne attraverso la dieta. Michael poi si sottopose a delle procedure estetiche per cercare di nascondere le cicatrici dovute all'acne.

Ma il difficile rapporto di Michael Jackson con la sua pelle non era solo di carattere estetico, e non era solo una risposta alla pressione dei media. Nel 1983, Arnold Klein, il suo dermatologo, si accorse che non solo Jackson soffriva di vitiligine, condizione che lo portò negli anni allo sbiancamento della pelle, ma gli diagnosticò anche il lupus eritematoso discoide. Più tardi, Richard Strick, un altro dermatologo disse "si poteva vedere chiaramente che la malattia aveva distrutto la cartilagine del naso, il che potrebbe spiegare il ricorso alla chirurgia plastica."

Quest'ulteriore malattia è stata fonte di molto dolore fisico per Jackson; l'anno dopo a questa si aggiunsero altro problemi. Durante le riprese di uno spot Pepsi nel 1984, Jackson rimase gravemente ustionato. Dovette quindi sottoporsi ad impianti di pelle e cuscinetti sul cuoio capelluto, come parte del suo recupero. Nel tentativo di alleviare il dolore, un chirurgo plastico cercò di eliminare il tessuto cicatriziale formatosi.

Knopper scrive: "Sia per questo intervento che per tenere a bada il lupus discoide o le cicatrici dell'acne- più i suoi esperimenti continui su naso, mento, e zigomi- Klein e Debbie Rowe gli somministravano molti antidolorifici. Erano attenti a non eccedere, ricorda la Rowe . Durante le prime iniezioni di collagene, metodo usato per 'riempire' e nascondere le cicatrici dell'acne, in un primo momento non utilizzarono niente. Più tardi, veniva somministrata una piccola dose di 100 milligrammi di Demerol. "

Tutto questo per dire, che il difficile rapporto di Jackson con la sua pelle non aveva niente a che vedere con la razza. Knopper riporta anche la reazione di Jackson , alle dichiarazioni del padre Joe che sosteneva di avere bisogno di un "aiuto bianco" per facilitare le sue trattative con la CBS dopo che i Jackson 5 avevano lasciato la Motown. ""Mi capita di essere daltonico. Io non assumo colore, io assumo competenza! ", disse Michael Jackson in una risposta pubblica. "Un individuo può essere di qualsiasi razza o credo , purché io ottenga il meglio."

E Knopper esamina l'analisi culturale contemporanea sul cambiamento della pelle di Jackson:

"Era molto strano." dichiarò Greg Tate sul Village Voice nel 1987 : "Jackson emerge come una vittima della guerra in corso sulla razza in America , un altro negro impazzito perché il confronto con la sua faccia non è conforme all'ideale nordico." Alcuni osservatori hanno suggerito che MJ soffra di vitiligine, mentre dolorosamente, non hanno fatto altro che dargli una scusa per farsi un giro intorno ai confini razziali " . "Potremmo quindi dire che la sua malattia lo ha liberato dall'essere legato ad una fisicità nera", scrisse il critico Michael Awkward . "Così come ha rifiutato di limitarsi a un produttore o ad uno stile musicale, non ha voluto limitarsi ad un immagine imposta dalla genetica o dalla tradizione. Apparteneva a tutto.

Ma se anche la pelle di Jackson solleva questioni circa la mutabilità dell'aspetto razziale e la persistenza dell'identità razziale - "Sono un nero americano, sono orgoglioso di essere un nero americano, sono orgoglioso della mia razza, sono orgoglioso di chi sono ", disse Jackson durante l'intervista con O. Winfrey nel 1993 - è un argomento profondamente intrecciato anche con problemi di dolore e le pratiche della medicina. Per cui capire la questione correlata alla pelle di Jackson e come lui la viveva non è semplicemente ridursi allo scegliere un colore di pelle e a quale attore abbinarlo.

ORIGINAL SOURCE:
To understand Michael Jackson and his skin, you have to go beyond race
TRADUZIONE: MJ GOLD WORLD FORUM

domenica 7 dicembre 2014

Michael Jackson non è stato il primo artista nero affetto da Vitiligine..

MICHAEL JACKSON NON È STATO IL PRIMO ARTISTA NERO AFFETTO DA VITILIGINE..  UN “DEMOCRATICO” DISTURBO DELLA PELLE CHE MACCHIA L’AUTOSTIMA E NON CONOSCE REGOLE

di (Blog: Michael Jackson Vindication 2.0 )
Una lettrice di questo blog di recente mi ha avvisato del fatto che Michael Jackson non è stato il primo cantante e ballerino professionista ad avere perduto tutta la pigmentazione della pelle a causa della vitiligine! Nel novembre del 1978, la rivista Ebony pubblicò un racconto intitolato "L'uomo che diventò bianco" (pagina 165 ) su Arthur Wright, un intrattenitore incredibile il cui curriculum include esibizioni con la Jean Leon Destine Company of Haitian Dancers, Negro Dance Theater, Broadway, e numerose tournée internazionali.

Nel novembre del 1961 Wright ha cominciato a notare che stava perdendo la pigmentazione in varie parti del corpo, e come molti pazienti con vitiligine, ha cominciato a perdere l'autostima , con il graduale progredire della malattia in tutto il corpo. Ha provato ad utilizzare il trucco per uniformare la pelle, ma il rimedio durava poco. Dopo 8 lunghi e strazianti anni a utilizzare numerose lozioni, creme e pillole per mitigare la malattia, e 8 anni passati ad essere schernito, chiamato "freak", e aver perso gli amici e gli amanti dopo essere stato "scoperto" e respinto, finalmente decise di sottoporsi a depigmentazione per uniformare il tono della pelle una volta per tutte. Sotto la cura di un dermatologo, il processo è durato 3 anni, ma quando fu completato si sentì come se la scimmia gli fosse scivolata dalle spalle. Era finalmente libero! Niente più sguardi, niente più insulti, e non più vita nella paura! Era stato liberato dalla sua prigione autoimposta!


La lettrice che mi ha mandato il link per leggere questo articolo, pubblicato nel 1978, ma non è riuscito a trovarlo fino a poco quando ha fatto una ricerca su Google e l'ha trovato archiviato in Google Books Il suo lavoro investigativo è eccezionale! Grazie per il tuo contributo! Voi sapete chi siete!
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LINK ORIGINALE


sabato 6 dicembre 2014

Michael Jackson: nero o bianco? 2010


Michael Jackson (Gary Indiana, 29 Agosto 1958) l’icona pop degli anni 80 e 90, circondato sempre da un alone di mistero è stato ed è tutt’ora l’artista più discusso e acclamato del secolo. Sempre nel ciclone dei pettegolezzi è diventato la punta di diamante per gossip e scoop da quando il colore della sua pelle appariva sempre più chiara rispetto al colore ricordato da tutti in Thriller 1982 (l’album più venduto della storia). “Si è schiarito la pelle, ha fatto innesti di pelle bianca, ha usato creme schiarenti”, si è detto di tutto, ma mai la verità. Esperti e non solo hanno ammesso che schiarirsi la pelle con creme o interventi è praticamente impossibile, ma allora perché ancora oggi quando si parla di Michael Jackson lo si definisce l’unico nero capace di essere diventato bianco?. Possibile che nonostante l’evidente assurdità della storia ci sia gente che possa credere che con una crema si può diventare bianchi?. Questa è una classica e ben riuscita leggenda metropolitana e come tale ha una sua risposta e clamorosa smentita.

Il colore della sua pelle era nero, perchè adesso invece è bianco? Tra i fans e' risaputo: Michael soffre di vitiligine. Ma ancora oggi ci sono persone che non sanno cosa sia esattamente questa malattia o ne ignorano l’esistenza così da dare modo ai media di speculare fino all’impossibile su un mistero che è facilmente risolvibile.


La vitiligine ("leukoderma") è dovuta dalla distruzione, per cause non note, di particolari cellule che hanno il compito di produrre la sostanza scura, chiamata melanina, che colora la pelle. Caratterizzata da chiazze color bianco-latte prive di melanina, la vitiligine colpisce donne e uomini senza distinzione di razza, nazionalità e origine, non è dolorosa e nemmeno contagiosa, ma può essere ereditaria nel 40% dei casi. Non se ne conoscono ancora le vere cause, ma i motivi potrebbero essere moltissimi.
E' stato calcolato che il disagio colpisce l'1% della popolazione mondiale e compare in genere prima dei 20 anni di eta'. Michael Jackson ha cominciato ad avere i primi sintomi proprio in quegli anni. Si può presentare in macchie limitate solo ad alcune zone, ma nella maggior parte dei casi si estende su tutto il corpo: le parti più colpite sono il volto, il collo, il torace, la schiena, i polsi, le caviglie ed anche i genitali. La vitiligine non è una malattia pericolosa, ma è fastidiosa da un punto di vista estetico soprattutto quando si presenta su parti del corpo esposte come volto, collo e mani.

Naturalmente chi soffre di questa forma di dermopatia deve prestare attenzione all'esposizione ai raggi solari, poiché essendo le zone colpite prive di melanina, il rischio di scottature è elevato. Michael non si ripara quindi dal sole per chissà quali assurdi motivi, ma semplicemente per premunirsi da eventuali scottature.
Inizia spesso con una rapida comparsa delle macchie bianche, con cui spesso fa seguito un periodo anche abbastanza lungo in cui la malattia non peggiora. Il ciclo puo' ripetersi più volte ed in casi rari si puo' arrivare alla completa perdita di melanina, infatti spesso la malattia è progressiva come nel caso di Michael Jackson e non solo. La malattia non provoca, in genere, decolorazione di peli, dei capelli o degli occhi. E' molto raro che una persona colpita da vitiligine possa riacquistare spontaneamente il colore normale della pelle. Per migliorare o nascondere le macchie che interessano il viso la soluzione è il camouflage o "trucco terapeutico". Proveniente dagli Stati Uniti utilizza cosmetici fortemente coprenti con una permanenza di 24 ore. Svelato il mistero perché Jackson non abbia mostrato mai segni evidenti di questa malattia in pubblico, fino a quando non ne parlò apertamente nel talk show di Oprah Winfrey nel 1993.
Per chiarire come si deve il quadro di questa leggenda metropolitana, vi mostro un altro caso molto simile a quello di Michael Jackson. Ora non abbiamo più un solo nero diventato bianco, ma due e sicuramente molti di più e NON certo per via di creme improbabili o interventi chirugici assurdi, ma per causa di una malattia di cui tutt’oggi se ne ignorano le cause.

Come la VITILIGINE e Michael Jackson mi hanno insegnato la compassione


STUDIO : BIANCO COME NEVE APPENA CADUTA

Sono una donna bianca di 52 anni, e quando dico bianca, intendo bianca come neve appena caduta ! Ho la vitiligine. La vitiligine è una malattia che può compromettere il vostro sistema immunitario e distorcere completamente il vostro aspetto.

L'estate prima del mio ingresso al college,cominciai a notare alcune strane macchie dall'aspetto gessoso sulle mani. Ero una ragazza dalla pelle olivastra che non si era mai preoccupata delle scottature solari e ogni estate mi abbronzavo fino ad un bel colore caffelatte dorato.
Certo in quei giorni dei primi anni '70 ci spalmavamo di olio per bambini senza nessuno schermo solare. Non mi era mai successo di preoccuparmi della mia pelle, del sole o del mio aspetto eccetto qualche brufolo occasionale o di interessarmi dell'ultima novità nella moda o nel trucco.

Pensai che le macchie fossero dovute al grasso che si usava per friggere le patatine nel ristorante dove lavoravo quell'estate per guadagnare un po' di soldi per il College. Ero sicura che fossero piccole bruciature dovute agli schizzi del grasso e sarebbero scomparse una volta guarite. Ma al college quell'autunno mi accorsi che non solo le macchie non erano scomparse ma diventavano sempre più grandi mentre altre nuove mi erano apparse sui gomiti . Sapevo che non avrei potuto ignorarle oltre.

Non avevo mai sentito il termine " vitiligine " ma dopo la visita del mio medico mi diventò molto familiare poiché diventò un aspetto principale del mio mondo. Ua malattia autoimmune, imparai, che può essere trasmessa geneticamente in una famiglia ma non sempre. La mia famiglia non ha una storia di vitiligine. Ed era autoimmune, come un attacco di cuore. Ognuno vuole " stare bene nella propria pelle " ma la mia pelle stava danneggiando sé stessa e danneggiando me! Come può la vostra pelle rivoltarsi contro di voi?

Cominciai a leggere tutto quello che potevo trovare sulla mia malattia. La vitiligine è un anticorpo che si trova nei vostri geni alla nascita e pre qualche ragione viene stimolato a cominciare a distruggere i melanociti, le cellule che producono melanina nella pelle e nei capelli. La melanina è quello che dà il pigmento o il colore alla vostra pelle. Ci sono moltissime ricerche che si occupano di capire che cosa scateni la vitiligine e la velocità con cui si diffonde. Possono essere fattori ambientali, stress, fattori fisici come ormoni o perdita di sangue o più probabilmente un insieme di questi. La comunità medica ha stabilito che gli anticorpi nella vitiligine distruggono completamente i melanociti...

continua... VISUALIZZA

ORIGINAL TEXT
How Vitiligo and Michael Taught Me Compassion


domenica 4 maggio 2014

Vitiligine, un “democratico” disturbo della pelle che macchia l’autostima e non conosce regole

Se Totò fosse ancora vivo, probabilmente reciterebbe “A livella” citando la vitiligine, trattandosi di una malattia davvero democratica, che colpisce indiscriminatamente tutte le classi sociali, senza distinzioni di razza, religione, cultura, sesso; colpisce personaggi famosi del calibro di Francesco Cossiga, Mara Majonchi...Michael Jackson.

Molta gente continua ad etichettare la star statunitense come “il cantante che si è sbiancato la pelle” o “il nero che ha ripudiato la razza”, ma egli soffriva semplicemente di vitiligine, facendo uso del trucco inizialmente per uniformare la pelle e non far notare le macchie chiare, ma non appena esse si sono espanse, ha dovuto fare il contrario, nascondendo le rimanenti macchie nere per uniformarle al bianco.

E’ importante fare una piccola premessa, per poi parlare della vitiligine.... 

I melanociti sono cellule deputate alla produzione di melanina, un pigmento marrone, derivato dall‘amminoacido tirosina, che ha una funzione essenzialmente protettiva, difendendo il genoma dall’azione nociva dei raggi ultravioletti, formando una specie di schermo protettivo che funge da filtro, assorbendo o respingendo parte delle radiazioni solari.
Molti parametri concorrono ai quantitativi e alla distribuzione di melanina nella cute: razza, età, regione corporea e abitudini di vita.

Al giorno d’oggi, con l’aumento del benessere, si presta sempre maggiore attenzione all’estetica e visti gli evidenti ed estesi inestetismi che colpiscono il malato di vitiligine, non possiamo non annoverarla tra le malattie della pelle più temute, soprattutto nei paesi industrializzati, con un picco massimo d’incidenza fra i 10 e i 20 anni d’età, colpendo l’1-2% della popolazione mondiale.
Pur non compromettendo lo stato di salute, è invalidante sotto l’aspetto psicologico e sociale, data l’evidente trasformazione corporea di chi ne soffre, accompagnata a volte da un calo d’autostima.

La vitiligine( o leucoderma) è un disturbo della cute che si manifesta con chiazze bianche o punti depigmentati sulla pelle. Le chiazze bianche possono diffondersi su tutto il corpo, essendo più visibili nelle aree esposte al sole, compresi piedi, mani, gambe, faccia, labbra e gomiti, sviluppandosi in prossimità di aperture (ano, genitali, contorno occhi).
Il termine “vitiligine” deriverebbe dal latino “vitium” (macchia, imperfezione) oppure si riferirebbe all’aspetto bianco e luccicante della carne di vitello (“vitelius”).

Nel Medioevo era sconosciuta agli Europei ed è stata a lungo confusa con la lebbra. Fu Claude Nicolas leCat, nel 1765, a descrivere per la prima volta accuratamente i casi di vitiligine, studiando le differenze etniche nella pigmentazione cutanea, mentre fu Moritz Kaposi a descrivere per primo le caratteristiche istopatologiche della patologia.


Esistono 3 tipologie di vitiligine:

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