sabato 24 ottobre 2015

Da riscoprire: la storia di “Bad” di Michael Jackson


Pochi album hanno segnato un’era come “Thriller” fece per gli anni ’80: uscì alla fine del 1982 e finì per diventare il disco più venduto di tutti i tempi, stabilendo uno standard per la musica pop. Quincy Jones e Michael Jackson mischiarono pop, dance, rock, black music in un suono che è il suono degli anni ’80, ma a differenza di tutte le sue imitazioni, non è invecchiato per niente. Come non è invecchiato per niente il suo seguito, “Bad”, che arrivò ben 5 anni dopo. Un disco che consolidò il trono del re del pop.

I 5 anni che separano i due dischi sono un’eternità, molto più lunghi della loro durata reale, per la quantità di eventi che hanno segnato la storia di Jackson: la storica partecipazione ai 25 anni della Motown in TV (in cui esplode il mito, attraverso i suoi simboli più noti: il moonwalking, il guanto e i calzini…); la pubblicità con la Pepsi, la reunion con i fratelli per un tour, “We are the world” e USA for Africa, i problemi di salute e la pelle che inizia a diventare meno scura, l’attenzione ossessiva dei media… Tutti eventi che permeano la musica di questo album.

Jackson iniziò a pensare a nuove canzoni già nel 1984, alla fine del “Victory tour” dei Jacksons. Ma le registrazioni vere e proprie iniziarono solo a gennaio 1987: quello che sarebbe diventato “Bad” sarebbe stato anche l’ultimo disco con Quincy Jones. Le registrazioni sarebbero durate quasi sette mesi e la leggenda vuole che gli studi Westlake Audio vennero modificati costruendo una pedana per permettere a Jackson di ballare mentre incideva.

Vennero incise decine e decine di canzoni, tanto che inizialmente Jacko voleva un triplo album, da 30 brani. Fu Quincy Jones a convincerlo a scendere ad una decina. Il primo singolo, “I just can’t stop living you” arrivò già a luglio: una dolce ballata in duetto con Siedah Garreth, una dei due soli ospiti in una lista che inizialmente prevedeva nomi come Diana Ross, Whitney Houston, Aretha Franklin e Barbra Streisand. L’unico altro ospite del disco è Stevie Wonder, in "Just Good Friends”. 
Al primo singolo non venne associato un videoclip - Jackson aveva standard altissimi per il mezzo: di fatto è anche grazie a lui e ai suoi clip se MTV negli anni ’80 è diventata quello che è diventata. E infatti fu il secondo singolo a fare scalpore, anche in questo campo. 
Si dice che “Bad”, la title track, dovesse essere un duetto con Prince. Ma il vero intento della canzone era di riposizionare Jackson come artista più “edgy”, con un’immagine più da duro. E infatti il video fu un altro cortometraggio epocale che ripeteva il modello di "Thriller". Questa volta dietro la macchina da presa ci fu Martin Scorsese , a raccontare la storia della canzone, una canzone sul ritorno nella strada, con citazioni da "West side story".

Fonte: Rockol