lunedì 24 novembre 2014

Testimonianza di Doug Lewis, che ha fatto parte della troupe del video “Scream”

Avrei dovuto farmi avanti con questo anni fa ... è stato il mio piccolo segreto per troppo tempo, ma ora rompo il mio silenzio e rendo pubblico il fatto che anche a me Michael Jackson ha tenuto la mano...

L'incidente ebbe luogo presso gli Universal Studios durante le riprese del video musicale, Scream, con Michael e sua sorella Janet. Non troppo tempo prima avevo incontrato Michael mentre lavorava alla messa in scena e alle prove del Dangerous Tour.

Sia Mark Romanek, il regista di Scream, che Tom Foden, lo scenografo, erano intransigenti perfezionisti. E' stato un vero piacere lavorare con entrambi su numerosi progetti. Nel mondo del cinema, lavorare con persone con le idee chiare è molto meglio che lavorare per coloro che non hanno il quadro d’insieme. In questo particolare caso stavo lavorando con il settore artistico guidato da Tom Foden. Gli altri membri del settore artistico includevano Dana Garman, Richard Berg, Jamie Vickers, Paulie Pietsch, Mark Brooks, solo per citarne alcuni.

E’ possibile che il video Scream sia stato il video più costoso mai realizzato, credo che il totale del bilancio di produzione e post-produzione è stato vicino a 8,3 milioni di dollari. E posso dirvi che il settore artistico ne ha avuto una buona parte, forse la metà. I set occupavano tre enormi palchi agli Universal Studios di Los Angeles, con oltre una dozzina di set piazzati in questi tre palchi. 
Una volta iniziate le riprese, il mio ruolo è stato di 'camerinista sul set' (il camerinista è l’incaricato, in teatri e studi di posa o televisivi, del servizio e dell’assistenza agli attori nei camerini, ndt) , fondamentalmente il 'rappresentante del reparto artistico' che rimane sul set in ogni momento come il 'volto' del reparto artistico. Per la natura stessa del suo ruolo, il camerinista sul set interagisce strettamente con l’artista, mentre è sul set.

È stato un lavoro pazzesco, non c'è dubbio. Tre palchi, più di una dozzina di set, venti giorni di riprese.
Il primo giorno di riprese ci dovevamo presentare alle sette di mattina, tranne Michael che è stato trattenuto fino a metà pomeriggio. Poi il tempo di pettinarlo e truccarlo, portarlo sul set e prima di poter iniziare erano le 16:30. E’ diventato subito chiaro che si sarebbe girato di notte per i successivi venti giorni. Era anche chiaro che a Michael piaceva così... cioè lavorare di notte.
Infine ci mettiamo al lavoro. Michael fa il suo ingresso e Mark gli spiega la scena. Il primo filmato che giriamo con Michael è di lui che balla su uno dei molti sfondi bianchi che si vedono nel video. 
Michael trova la sua posizione, a circa due metri dalla macchina da presa, fa un paio di riprese, poi accenna che il pavimento (linoleum vinile bianco) era sdrucciolevole. Entro con i miei strumenti, una lana fine di acciaio inox, uno straccio e una bottiglia di 'liquido speciale', strofino un po’ il pavimento con la lana e faccio un passo indietro. 
Mark esce da dietro la macchina da presa, guarda la mia opera quindi chiama Tom, prima mi chiede se abbiamo perso l’effetto 'lucido'. Io dico di no, dò una spruzzata veloce con il liquido speciale e si asciuga in un baleno. 
Quando mi alzo dalla mia posizione in ginocchio Michael mi sorride e dice: "Mi ricordo di te dalla prova generale del tour". Io dico: "E’ vero", e lui mi chiede come stanno i miei bambini, io dico, "Stanno benissimo". E poi tutto è tornato alla normalità, Michael fa il suo pezzo e noi abbiamo iniziato bene.

Come previsto, l’orario di convocazione è stato spostato dalle 7 di mattina alle 4 di pomeriggio e abbiamo lavorato ogni notte fino alle 4 o alle 6.
Nelle ultime ore dell'ultima notte di riprese ci siamo trasferiti sul set 'zen'. Questo è stato l’ultimo giorno, l’ultimo set, l’ultima serie di riprese. Il settore artistico aveva apportato gli ultimi ritocchi al set prima che Michael prendesse il suo posto sul podio zen al centro del set. Michael ha contemplato la scena e ha commentato la bellezza del set . Era molto rilassato ed era ovvio che gli piacesse stare seduto nel mezzo di questo tempio provvisorio.

Quando Mark ha chiesto che un pezzo di soffitto venisse tagliato, ho preso una scaletta, sono salito in cima e ho iniziato a tagliare. In un momento sfortunato la sega portatile mi è scivolata e ha amputato un terzo del mio dito anulare sinistro. Senza dire una parola, ho preso lo straccio nella mia tasca posteriore, ci ho avvolto il mio dito, sono sceso dalla scala ed ho lasciato il set. Uscendo ho superato Tom e gli ho mostrato quello che è successo. Tom mi ha scortato fino al bordo del set e mi sono steso sul cemento. 
Non ci è voluto molto tempo prima che la troupe al gran completo formasse un semicerchio intorno a me e mi guardasse. I ragazzi masticavano il loro chewing-gum. Erano le 3 del mattino. Ok?
All'improvviso la folla si è aperta ed è apparso Michael. Sta lì per un momento, piegato su di me, guardando giù. Guarda la mia mano sinistra sollevata in aria e poi mi guarda. Poi, all’improvviso, è in ginocchio al mio fianco destro, prende la mia mano destra e la tiene nella sua. Mi guarda dritto negli occhi e mi dice quanto fosse dispiaciuto, continua a ripetere quanto gli dispiace, i suoi occhi si sono riempiti di lacrime e mi ha tenuto la mano fino a quando è arrivata l'ambulanza e mi ha portato via.

La settimana successiva ero a casa in convalescenza e iniziarono ad arrivare i doni da parte di Michael e Janet, cose raffinate e belle: saponi di qualità, un accappatoio, dell’incenso, un biglietto. Comunque, questa è la mia storia. Anche a me Michael Jackson ha tenuto la mano. Michael, se leggi questo, grazie per esserti preoccupato per me.