sabato 8 novembre 2014

Diane Dimond e i giornalai dell’informazione - Diane Dimond and newsvendors

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Diane Dimond and newsvendors

TRADUZIONE  a cura di TruhandManipulations
Un giornalista che si rispetti dovrebbe riportare i fatti attingendo da fonti ufficiali e dovrebbe verificare la fondatezza di ciò che divulga. Ma spesso, troppo spesso, coloro che vengono ritenuti “professionisti dell’informazione”assumono atteggiamenti che ricordano quelli dei tabloid, ritenendo del tutto normale che comportamenti radicati in un pietoso copia/incolla di notizie o nella strumentalizzazione, nella mistificazione e falsificazione delle stesse vengano attuati per una mera questione d’interessi; non si preoccupano minimamente nemmeno di negare l’evidenza di documenti ufficiali ormai disponibili a tutti, anche in rete.

Il loro operato, così, ridicolizza la loro professione e l’utente che crede ciecamente a ciò che legge o sente, cade vittima delle loro manipolazioni senza nemmeno rendersene conto.

Più che giornalisti, dovrebbero essere definiti “giornalai dell’informazione”, senza nulla togliere a questa professione: la differenza tra i due mestieri dovrebbe essere sostanziale, ma purtroppo a volte non è così. Vendere è il loro unico scopo e per farlo sono disposti a tutto.


Alcuni dimostrano di essere anche carenti sia di originalità sia di un certo spirito creativo, poichè durante tutta la loro carriera pubblicano ossessivamente sempre le medesime notizie miranti a diffamare esclusivamente la stessa persona.
Una che persevera in questo genere di comportamenti è senza dubbio Diane Dimond.

Ha incentrato tutta la sua carriera sulla diffusione di notizie diffamatorie su Michael Jackson e neanche la morte della pop star l’ha fatta desistere. 

Durante il periodo della caccia alle streghe messa in atto contro l’artista dal procuratore Sneddon, dal 1993 al 2005, la Dimond ha contribuito svariate volte a colpire la figura di Jackson.
In passato la star ha presentato anche una querela contro di lei (e la Paramount Pictures) in quanto parlò dell’esistenza di un video tape che lo ritraeva mentre molestava un ragazzo, ma tutto si rivelò falso:

http://en.wikipedia.org/wiki/Diane_Dimond

Durante il processo Jackson, come tanti altri “giornalai dell’informazione”, ha favorito palesemente l’accusa. Chi ha avuto modo di leggere i documenti e le trascrizioni delle udienze (si possono richiedere qui: www.sbscpublicaccess.org/ctevents.php/ ) si è reso conto che all’epoca si svolsero due processi: quello che veniva propinato dai media e quello che si teneva in aula.
Gli “organi d’informazione” facevano credere all’opinione pubblica che le false testimonianze degli accusatori, i quali spergiuravano squallidamente sul banco dei testimoni, fossero prove inattaccabili di colpevolezza.

I media mai riportarono i controinterrogatori della difesa, che puntualmente sgretolavano con prove schiaccianti le teorie dell’accusa. Spesso non fu necessario neanche cercarle queste prove, in quanto gli accusatori si contraddicevano a vicenda oppure le loro testimonianze rasentavano la follia, come quella di Janet Arvizo quandò asserì, per esempio, che i suoi figli sarebbero potuti sparire da Neverland con una mongolfiera:

www.mj-upbeat.com/TrialMJJSourcePG2.htm#DAY34MJTRIAL

Ecco cosa disse C. Thomson riguardo al comportamento dei media e in particolare della Dimond in quell’occasione:
“Non solo la maggior parte dei media si lasciò sfuggire questa raffica di attività discutibili e in certi casi illegali da parte del procuratore, ma sembrava anche compiacersi pienamente di perpetuare la propaganda di colpevolezza per conto del procuratore malgrado l’assoluta mancanza di prove che la corroborassero..."


Per esempio, Diane Dimond apparve al Larry King Live giorni dopo l’arresto di Jackson per parlare ripetutamente di una montagna di lettere d’amore che la star presumibilmente avrebbe scritto a Gavin Arvizo.
“Qualcuno conosce l’esistenza di queste lettere?” chiese King.
“Assolutamente” rispose la Dimond”.Io lo so, lo so per certo della loro esistenza.”
“Diane, le hai lette?”
“No, non le ho lette.”

Dimond ammise che non le aveva neanche viste le lettere, tanto meno lette, ma disse che ne era venuta a conoscenza da “fonti dell’ordine di alto profilo”. Ma quelle lettere d’amore non si materializzarono MAI.

Quando la Dimond disse che lei sapeva della loro esistenza stava basando la propria affermazione esclusivamente sulle parole della polizia. Nella migliore delle ipotesi, le forze di polizia stavano ripetendo a pappagallo le dichiarazioni degli Arvizo in buona fede (gli accusatori che si rivelarono dei bugiardi truffatori).
In quella peggiore avevano inventato questa storia esse stesse per infangare il nome di Jackson. In entrambi i casi, la storia fece il giro del mondo con neanche un briciolo di prova che la supportasse.”

LINK: Uno degli episodi più vergognosi nella storia del giornalismo

Dalla fonte succitata si apprende che la Dimond pagò anche 200.00 dollari alla madre di una presunta “vittima” di Jackson, che poi venne dimostrato al processo non essere tale, per un’intervista.
Dopo il verdetto, come si evince pure dall’articolo di Thomson, non contenta delle manipolazioni messe in atto durante le udienze, continuò, come molti altri, ad elargire giudizi mistificatori sulla decisione della giuria.

Tutto questo perchè il verdetto di non colpevolezza non era certamente lucrativo per i giornalai dell’informazione; se MJ fosse stato giudicato colpevole, ciò avrebbe “creato una fornitura senza fine di titoli gratuiti (per citare le parole di Thomson) " e di materiale da strumentalizzare per scopi che con la professione giornalistica non hanno niente a che fare: rimpinguare, appunto, i portafogli di chi divulga certe”notizie” a discapito della verità.

Pure la reporter investigativa A.Jones nel suo libro:” Michael Jackson, il complotto”, edito in Inghilterra nel 2007, nel quale ha riportato gli atti del procedimento penale suddetto, ha parlato del vergognoso comportamento dei media in occasione del processo Jackson.

Nella parte interna della copertina (ristampa 2010) la Jones scrive:
“Questo libro rivela la verità su ciò che accadde dentro e fuori il tribunale durante il clamoroso processo a Michael Jackson di S. Maria, California.
Nel 2005 ero convinta che fosse colpevole, ma sapevo che l’unico modo per conoscere la verità era andare di persona in tribunale. Per cinque mesi, seduta in aula al fianco di Michael Jackson, mi sono chiesta se avesse realmente abusato di minorenni. Non mi sembrava una persona capace di farlo. Più tardi, mi sono resa conto dell’esistenza di un complotto che coinvolgeva gli avvocati dell’accusa e una certa élite mediatica. Al centro, i soldi e la fama.
Adesso mi chiedo cosa sia la giustizia negli Stati Uniti e nel mondo se i media possono manipolare la verità fino a questo punto. Non c’è da stupirsi che Michael Jackson abbia lasciato gli Stati Uniti rimanendo un “uomo senza casa” fino al giorno della sua morte.” 
Ebbene, la Dimond, come testimonia anche Thomson, avrebbe fatto parte di quella élite mediatica di cui parla A. Jones

Come detto, nonostante la sua fonte lucrativa sia morta, non si è persa certo d’animo; ha perseverato nel suo atteggiamento di disperata persecutrice senza prove, senza elementi: come non ha tenuto conto di ciò che accadeva nell’aula del processo a Jackson, degli atti processuali, di pareri di esperti così ha ignorato i VERI file che l’FBI ha reso noti dopo la morte della pop star , riguardanti minacce ed estorsioni ai danni dell’artista e l’indagine relativa alle accuse di abuso su minore condotta dal 1993 al 2003, conclusasi con la chiusura del caso in quanto l’artista era stato prosciolto da tutte le accuse formulate contro di lui perchè i fatti non sussistevano.

Ovviamente non si è lasciata sfuggire l’occasione di sguazzare, come tanti altri, nelle varie storie che sono venute fuori contro la pop star, con un tempismo perfetto che farebbe insospettire chiunque riguardo alla loro fondatezza, guarda caso proprio durante il processo civile mosso dai Jackson contro la AEG Live, come quelle basate su altri file che poi si sono rivelati falsi..

La sua ultima trovata è stata quella di partecipare al matrimonio di Gavin Arvizo e pubblicare l’ennesimo articolo diffamatorio contro il cantante e il suo avvocato, non preoccupandosi di fare nuovamente la figura dell’ignorante riguardo al processo Jackson pur di far parlare di lei per pochi minuti.

E non finirà qui…


Chissà se conosce il significato della parola “dignità” poichè, a quanto pare, continua a rendersi ridicola arrampicandosi sugli specchi , pubblicando teorie strampalate basate esclusivamente sulla sua sete di denaro e di visibilità, ignorando volutamente documenti ufficiali visibili a tutti.


Come liberarsi di persone come la Dimond?


Ignorarle è l’unico mezzo. L’indifferenza è la migliore arma per combattere i giornalai dell’informazione.